Rai, querele temerarie e sorveglianza digitale tra le principali preoccupazioni
Tutti si dicono pronti a difenderla, ma nei fatti le cose sembrano andare molto diversamente. Stiamo parlando della libertà di stampa che negli ultimi anni, in particolar modo negli ultimi due, ha visto un costante deterioramento che non sembra diminuire. A certificarlo è il rapporto diffuso recentemente dal Media Freedom Rapid Response (MFRR), il consorzio europeo di organizzazioni che monitorano lo stato della libertà di stampa nei paesi dell’Unione europea.
Tensioni politiche e polemiche mediatiche, che si accompagnano a lunghe serie di episodi come tentativi di intimidazione, casi di sorveglianza informatica ai danni di giornalisti, pressioni legali attraverso le cosiddette “querele temerarie” e timori legati alla concentrazione dei media, hanno causato negli ultimi due anni una contrazione importante della libertà di stampa.
Per quanto riguarda l’Italia, il consorzio MFRR è tornato a Roma due anni dopo una prima missione per verificare se nel frattempo fossero migliorate le condizioni per il lavoro dei giornalisti. Ma ad attendere l’MFRR è stato un risultato piuttosto imbarazzante. Come già avvenuto nel 2024, diversi esponenti dell’Esecutivo hanno scelto di non incontrare la delegazione. Gli inviti sono stati infatti respinti, mentre l’unico contatto istituzionale - ha spiegato “Il Fatto Quotidiano” - si è limitato a un colloquio con la segreteria tecnica del sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, senza la presenza diretta del parlamentare.
I rappresentanti del consorzio, ovviamente, hanno interpretato questa chiusura da parte del Governo come un segnale di scarsa attenzione istituzionale verso le questioni legate alla libertà dei media. Oltretutto proprio in un momento in cui il dibattito politico è chiaramente concentrato su temi importanti come la campagna per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Sono comunque emerse diverse questioni critiche e la prima riguarda la governance della Rai. Infatti, secondo gli osservatori europei, il sistema di gestione di viale Mazzini sembra non rispettare affatto l’insieme di criteri previsti dal nuovo regolamento europeo sulla libertà dei media, l’European Media Freedom Act, che intende proteggere i media dalle interferenze politiche ed economiche. La direzione principale dell’European Media Freedom Act è quella di coprire vari aspetti, come la libertà editoriale delle redazioni, la protezione delle fonti giornalistiche e, appunto, la governance indipendente dei media di servizio pubblico.
L’EMFA richiede che le decisioni editoriali siano libere da ingerenze politiche o economiche. Prevede inoltre regole per la nomina trasparente e meritocratica degli organi direttivi dei media di servizio pubblico, limiti alle revoche arbitrarie e obblighi di garantire finanziamenti stabili e adeguati per preservarne la missione.
In relazione a tutto questo l’Italia avrebbe dovuto adeguarsi già mesi fa. Peccato che la riforma sia ferma in Parlamento. Complice anche questo, aumenta contemporaneamente il sospetto che il controllo politico sulla Rai sia troppo forte. 
Sigfrido Ranucci © Paolo Bassani
L’altro fronte delicato riguarda, invece, le querele temerarie: azioni legali utilizzate per intimidire i giornalisti e scoraggiare le inchieste. Un fenomeno che in Italia sembra essere particolarmente diffuso. Lo sa bene il giornalista Sigfrido Ranucci che, insieme alla redazione di Report, una delle trasmissioni d’inchiesta più amate e seguite dal pubblico italiano, ha ricevuto oltre 170 querele e richieste di risarcimento per le sue inchieste su politica, finanza, sanità, grandi aziende e criminalità organizzata.
Ora, nessuna di queste si è conclusa con una condanna contro la trasmissione o il giornalista, ma rimane il fatto - come ha spiegato lo stesso Ranucci - che queste querele funzionano benissimo anche quando vengono perse; basti pensare che il solo fatto di affrontare anni di processo, spese legali e pressione mediatica può essere sufficiente per scoraggiare future inchieste.
Purtroppo, nonostante questo fenomeno in Italia sia particolarmente diffuso, e nonostante Bruxelles abbia approvato una direttiva ben precisa per contrastare queste pratiche, il governo italiano non l’ha ancora recepita pienamente attraverso una normativa adeguata.
C’è poi il tema del pluralismo dei media, che si è riacceso con le recenti operazioni societarie nel gruppo editoriale Gedi, proprietario di testate storiche come La Repubblica e La Stampa. I cambiamenti nella proprietà di questi giornali - hanno osservato gli esperti - potrebbero avere un impatto significativo sull’equilibrio dell’informazione in Italia. Per questo motivo è stato chiesto all’AGCOM di valutare attentamente le operazioni e verificare che non compromettano il pluralismo editoriale.
Infine, la delegazione ha anche chiesto chiarimenti sul caso legato all’uso di spyware per sorvegliare alcuni giornalisti italiani: quello che riguarda Paragon Solutions, la società israeliana di cyber-intelligence fondata da ex membri delle unità tecnologiche militari israeliane. Il suo prodotto principale, Graphite, è uno spyware progettato per infiltrarsi negli smartphone ed è stato utilizzato per spiare alcuni giornalisti, anche italiani.
Su questo tema, il punto centrale - secondo gli osservatori - dovrà essere quello di stabilire se siano state violate le garanzie previste dalla normativa europea che tutela il segreto professionale e la protezione delle fonti giornalistiche.
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