"Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e un sacco di tempo - guardate cosa succederà a questi farabutti squilibrati oggi", ha detto Trump in un post su Truth Social nelle prime ore di venerdì.
Eppure i fatti delle ultime ore nel golfo Persico raccontano una storia molto diversa.
Secondo il portavoce del Comando centrale iraniano Khatam al‑Anbiya, la Marina di Teheran ha condotto diversi attacchi contro la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln, rendendola parzialmente inutilizzabile e costringendola a lasciare la regione del Golfo per rientrare negli Stati Uniti. L’unità opera nell’area delle operazioni congiunte USA‑Israele contro l’Iran ed è scortata dai cacciatorpediniere USS Spruance e USS Michael Murphy, a conferma del ruolo centrale del gruppo portaerei nello scacchiere regionale.
Fonti statunitensi citate da media americani riferiscono che, nei giorni precedenti, una nave iraniana che si era avvicinata troppo al gruppo navale è stata colpita da un cannone di bordo e da due missili lanciati da un elicottero, in un episodio su cui il Comando Centrale USA (CENTCOM) non ha rilasciato commenti ufficiali. Il destino di quell’unità e del suo equipaggio resta ignoto, evidenziando l’opacità di questa fase di guerra navale a bassa visibilità nel Golfo e nell’Oceano Indiano.
Parallelamente, Washington ha già dispiegato una seconda portaerei, la USS Gerald R. Ford, nel Mar Rosso e, secondo fonti mediatiche statunitensi, si prepara a inviare un terzo gruppo d’attacco guidato dalla USS George H. W. Bush, una concentrazione di potenza aeronavale che mette in chiaro la volontà americana di mantenere il controllo delle principali rotte marittime energetiche.
Ma non finisce qui. Sul fronte aereo, In Iraq, un aereo cisterna KC‑135 dell’aviazione statunitense si è schiantato durante una missione di rifornimento in supporto alle operazioni contro l’Iran, causando la morte di 6 dei sei membri dell’equipaggio, come confermato dal CENTCOM. Il comando americano, tuttavia, insiste sul fatto che l’incidente non sarebbe stato causato da fuoco ostile né da fuoco amico, mantenendo aperte le ipotesi su guasti o errori umani, mentre le indagini sono ancora in corso.
Un comunicato che contraddice la versione della Resistenza islamica in Iraq, che rivendica l’abbattimento del velivolo tramite sistemi di difesa aerea, presumibilmente utilizzando un missile terra‑aria iraniano 358, nel quadro di una campagna di logoramento contro le infrastrutture statunitensi nella regione. Questa divergenza narrativa mostra come la dimensione informativa sia ormai parte integrante del campo di battaglia, con Teheran e i suoi alleati che cercano di trasformare ogni incidente in un successo politico e psicologico.
Nel nord dell’Iraq, la guerra ha colpito direttamente anche i partner europei della coalizione anti‑ISIS. A Makhmour, nella regione di Erbil, un attacco con droni contro una base militare ha provocato la morte di un ufficiale francese, il sergente maggiore Arnaud Frion, e il ferimento di diversi soldati impegnati in missioni di addestramento antiterrorismo, a poche ore di distanza da un altro attacco contro una base italiana nella stessa area. Il presidente Emmanuel Macron ha condannato l’azione, definendola inaccettabile e ricordando che la presenza francese in Iraq è “strettamente” legata alla lotta contro Daesh, non alla guerra contro l’Iran, nel tentativo di tenere distinti i due teatri sul piano politico e giuridico.
Foto © Imagoeconomica
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