La crisi del fentanyl negli USA supera le 50mila vittime annue e spinge Washington a usare l’intelligence contro i cartelli
Una bara placcata in oro e dal valore di circa 25mila dollari, centinaia di corone di fiori anonime e un imponente dispositivo di sicurezza. I funerali di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto anche come “El Mencho”, si sono svolti il 2 marzo a Zapopan, nell’area metropolitana di Guadalajara, in un clima di forte ostentazione ma anche di allarme.
Attorno al feretro del leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) - una delle organizzazioni criminali più potenti e violente del Messico - erano presenti familiari, presunti affiliati e un massiccio schieramento di forze dell’ordine, mobilitate per prevenire possibili vendette o nuovi scontri tra gruppi rivali.
Ovviamente, come sempre più spesso accade sui social, le immagini della bara dorata e delle oltre cinquecento composizioni floreali, molte delle quali senza firma, sono subito diventate virali. Non è passata nemmeno inosservata, tra gli allestimenti, una grande composizione a forma di gallo da combattimento - animale simbolo di una delle passioni del narcotrafficante, soprannominato anche “El Gallero” - mentre un’altra corona di fiori riportava le iniziali CJNG, il cartello che Oseguera aveva trasformato in poco più di un decennio in una macchina criminale capace di competere con le più potenti organizzazioni del narcotraffico internazionale.
El Mencho, cinquantanovenne ed ex poliziotto, è stato ucciso il 22 febbraio durante un’operazione militare condotta nello stato occidentale di Jalisco. Nell’azione hanno perso la vita anche sei dei suoi uomini. La sua morte ha però innescato una reazione immediata del cartello, con un’ondata di violenza che ha investito diverse regioni del Paese.
Blocchi stradali con veicoli incendiati, scontri armati e azioni di sabotaggio hanno paralizzato almeno otto stati messicani. Si tratta dei cosiddetti “narco-bloqueos”, una delle tattiche più caratteristiche dei cartelli della droga. Il meccanismo è relativamente semplice ma estremamente efficace: gruppi armati fermano camion, autobus o automobili sulle principali arterie stradali e sulle vie urbane strategiche; i veicoli vengono poi incendiati e lasciati di traverso sulla carreggiata, trasformandosi in barriere improvvisate che paralizzano il traffico e generano caos.
Questi blocchi non sono quasi mai isolati. Spesso vengono organizzati simultaneamente in numerosi punti, a volte anche decine, con l’obiettivo di saturare la capacità di risposta delle forze di sicurezza e rendere molto più complesso il coordinamento degli interventi. La finalità è chiaramente strategica: rallentare l’arrivo di esercito e polizia nelle aree dove sono in corso operazioni contro il cartello, impedire l’arrivo di rinforzi o eventuali evacuazioni e, soprattutto, dimostrare che l’organizzazione mantiene una forte capacità di controllo territoriale.
In questo modo i gruppi criminali cercano di inviare un messaggio sia alle autorità sia alla popolazione: nonostante arresti e operazioni militari, il cartello è ancora in grado di reagire e di paralizzare intere città. Non a caso molti analisti della sicurezza descrivono i narco-bloqueos come una forma di “insurrezione criminale a bassa intensità”, capace di mobilitare rapidamente decine o centinaia di uomini armati e di bloccare infrastrutture strategiche nel giro di poche ore.
Dai funerali alla guerra dei cartelli
Dietro l’operazione che ha portato alla morte di El Mencho, secondo diverse fonti, ci sarebbe stato anche il contributo decisivo dell’intelligence statunitense. A spiegarlo è stato lo stesso ministero della Difesa messicano, che ha confermato come Washington abbia fornito informazioni di intelligence che hanno contribuito all’individuazione del boss. Secondo funzionari statunitensi, invece, un ruolo importante sarebbe stato svolto dalla Joint Interagency Task Force-Counter Cartel, una task force creata per mappare le reti dei cartelli su entrambi i lati del confine tra i due Paesi. Su Oseguera pendeva infatti una taglia da 15 milioni di dollari, una delle più alte mai offerte da Washington per un narcotrafficante.
Non sorprende quindi che la sua eliminazione abbia suscitato reazioni estremamente positive negli Stati Uniti, dove il cartello guidato da Oseguera è accusato di traffico su larga scala di cocaina, metanfetamina e soprattutto fentanyl, l’oppioide sintetico che negli ultimi anni è diventato il principale responsabile della crisi delle overdose nel Paese.
La minaccia globale del fentanyl
Ma a rendere bene l’idea di quanto sia diventato urgente, soprattutto per gli Stati Uniti, iniziare una vera e propria battaglia contro il fentanyl ci ha pensato anche la DEA (Drug Enforcement Administration), che ha restituito un quadro molto chiaro dell’attuale economia globale delle droghe sintetiche e del ruolo centrale che i cartelli messicani continuano a svolgere nel traffico verso gli Stati Uniti.
Secondo l’agenzia antidroga americana, infatti, organizzazioni criminali come quella di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) rappresentano oggi la principale minaccia per la salute pubblica negli Stati Uniti. Questo anche perché si tratta di gruppi che non operano soltanto come reti locali del narcotraffico, da anni si comportano come vere e proprie holding criminali, capaci di organizzare e gestire la produzione, il trasporto e la distribuzione delle droghe su scala internazionale.
Basti pensare che le attività di questi cartelli si intrecciano perfettamente con fornitori chimici e intermediari logistici presenti in molti Paesi, anche se quelli più importanti si trovano in Asia. Stiamo parlando di una collaborazione che ha creato una vera e propria filiera globale e che collega i laboratori clandestini messicani ai mercati di consumo nordamericani.
Una progressione continua e costante quella dei cartelli e dei collaboratori sparsi nel mondo. Per capirlo meglio basti pensare che, nonostante negli ultimi mesi si sia registrata una diminuzione del numero complessivo di decessi per overdose, la dimensione della crisi resta estremamente grave. Al centro di questa crisi, ancora una volta, troviamo il fentanyl, l’oppioide sintetico sviluppato originariamente per uso medico e che oggi, grazie ai suoi bassissimi costi di produzione, è diventato una delle sostanze più remunerative per chi la produce e la vende.
Parliamo di una droga circa cento volte più potente della morfina e cinquanta volte più potente dell’eroina. Una caratteristica che la rende anche terribilmente pericolosa. E purtroppo i dati non rassicurano affatto: mostrano infatti quanto questo composto sia diventato dominante nel mercato delle droghe.
Nel 2023, su oltre centomila morti per overdose registrate negli Stati Uniti, quasi il 70 per cento coinvolgeva oppioidi sintetici, principalmente fentanyl. Anche nel periodo più recente il fenomeno resta predominante: nei dodici mesi terminati nell’ottobre 2024 le morti attribuite a oppioidi sintetici sono state oltre 52 mila.
Parallelamente continuano le attività di contrasto da parte delle autorità federali e locali. Nel corso del 2024 le forze dell’ordine statunitensi hanno sequestrato quasi dieci tonnellate di fentanyl e oltre 61 milioni di pillole contraffatte contenenti la sostanza. Nel complesso, considerando tutte le droghe sintetiche, i sequestri hanno superato le 23 tonnellate. Si tratta di quantità enormi, che tuttavia offrono anche un’indicazione della vastità del mercato e della capacità produttiva delle organizzazioni criminali.
Come se non bastasse, le analisi di laboratorio condotte nel tempo dalle autorità americane hanno rivelato un dato particolarmente allarmante: la concentrazione di fentanyl nelle pillole illegali è spesso imprevedibile. In media ogni compressa analizzata conteneva circa 1,94 milligrammi di sostanza, una quantità molto vicina alla dose considerata potenzialmente letale per una persona adulta. Circa una pillola su due - secondo i test condotti dalla DEA - contiene effettivamente una quantità di fentanyl sufficiente a provocare la morte.
L’economia delle droghe sintetiche
Ora, gran parte di questa produzione è legata alle attività dei cartelli messicani. Le organizzazioni criminali operano attraverso una catena di approvvigionamento che parte dai precursori chimici, spesso provenienti da Cina e India, e arriva ai laboratori clandestini in Messico, dove le sostanze vengono trasformate in fentanyl o in altre droghe sintetiche come la metanfetamina. Da qui il prodotto viene introdotto negli Stati Uniti attraverso una rete di traffico consolidata, gestita in collaborazione con gruppi criminali locali e con intermediari finanziari specializzati nel riciclaggio dei profitti.
Ma ciò che più di ogni altra cosa rende i cartelli della droga così famelici è il fatto che la produzione di droghe sintetiche rappresenta un vantaggio economico enorme, di gran lunga superiore a quello delle droghe tradizionali. Non richiede coltivazioni su larga scala né lunghi cicli agricoli, è sufficiente disporre di sostanze chimiche, attrezzature relativamente semplici e piccoli laboratori facilmente spostabili.
A complicare ulteriormente il quadro è l’emergere di nuove sostanze e adulteranti. Negli ultimi anni si è diffusa sempre di più la xilazina, un sedativo veterinario spesso mescolato al fentanyl e conosciuto nelle strade come “tranq”. La presenza di questa sostanza aumenta il rischio di morte e rende più difficile il trattamento delle overdose, perché non risponde agli antidoti tradizionali come il naloxone. Parallelamente stanno comparendo anche i nitazeni, una famiglia di oppioidi sintetici che in alcuni casi possono risultare ancora più potenti del fentanyl.
Altro dato allarmante riguarda la cosiddetta contaminazione. Le analisi della DEA hanno infatti indicato la presenza di fentanyl anche in altre sostanze, come cocaina e metanfetamina. Con il risultato di aumentare ulteriormente il rischio per i consumatori. Questa dinamica ha contribuito anche al progressivo declino dell’eroina: sempre più spesso il fentanyl ne prende il posto, perché è più economico da produrre e più facile da trasportare. Non sorprende quindi che le morti direttamente attribuite all’eroina siano in forte diminuzione e che la grande maggioranza dei casi coinvolga comunque la presenza di fentanyl.
E ovviamente, dove ci sono profitti enormi, esiste anche l’esigenza dei grandi cartelli di riciclare ingenti quantità di denaro. Dietro il mercato della droga si muove infatti un sistema finanziario sofisticato e stratificato. I cartelli utilizzano reti di riciclaggio internazionali, spesso collegate a intermediari cinesi, ma anche criptovalute, società di copertura e complessi schemi commerciali per ripulire i proventi del traffico.
Proprio la dimensione economica e transnazionale di queste attività ha portato le autorità americane a considerare alcune organizzazioni criminali come vere e proprie minacce alla sicurezza nazionale. All’interno di questo contesto, il cartello di “El Mencho” ha acquisito una presenza operativa che si estende in oltre quaranta Paesi, con affiliati attivi in gran parte del territorio statunitense.
In effetti, sotto la guida di Nemesio Oseguera Cervantes, il CJNG ha sviluppato una struttura estremamente flessibile, simile a un sistema di franchising criminale capace di espandersi rapidamente e di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Accanto al traffico di droga, l’organizzazione dispone anche di una complessa infrastruttura finanziaria, alimentata in parte dalla rete di riciclaggio conosciuta come Los Cuinis, che permette di movimentare e reinvestire enormi quantità di denaro.
Elaborazione grafica di copertina by Giuseppe Cirillo. Realizzata con supporto IA
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