Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il piano Trump‑Putin per congelare le linee del fronte travolto dai veti di Kiev e dei suoi sponsor 

In Ucraina prosegue l’accanimento terapeutico per tenere in vita il conflitto a tempo indeterminato sulla pelle degli ucraini.
Secondo quanto riportato da Bloomberg la Russia è pronta a firmare una bozza di memorandum di pace e a congelare il conflitto lungo le linee di contatto se l'Ucraina accetterà di ritirare le truppe dal resto della regione di Donetsk.  Secondo la pubblicazione, questa proposta è in linea con il piano iniziale proposto dall'inviato di Trump Steve Witkoff durante il suo viaggio a Mosca prima del vertice tra Putin e Trump in Alaska.

"Secondo gli interlocutori dell'agenzia, Witkoff ha detto a Putin che gli Stati Uniti avrebbero chiesto all'Ucraina di rinunciare al Donbass, che comprende Donetsk e le vicine regioni di Luhansk, se la Russia accettasse di congelare il conflitto lungo le linee attuali e di abbandonare le rivendicazioni sulle parti delle regioni di Zaporizhia e Kherson controllate dall'Ucraina", si legge nella pubblicazione.

"Cosa ne pensate di questo piano?", aveva chiesto Putin ai funzionari, secondo fonti vicine all'incontro. Inizialmente, i funzionari sono rimasti in silenzio, ma poi la maggioranza ha sostenuto la proposta, sostenendo che la guerra deve finire, hanno riferito le fonti.
Tuttavia, da Kiev non c’è spiraglio per la minima apertura su questo fronte. “Il popolo ucraino non accetterà alcun piano della Russia riguardante i territori ucraini”, Questa è stata la dichiarazione del capo dell'ufficio presidenziale, Kirill Budanov, in un'intervista alla rivista Al-Modon, osservando che a questione dei territori è rimasta centrale nei recenti colloqui a Ginevra che hanno coinvolto rappresentanti di Ucraina, Stati Uniti e Russia. Tuttavia – sottolinea Budanov –la posizione di Kiev sull'integrità dello Stato rimane ferma. "I territori sono la questione principale. Tutto il resto è secondario. Sono fiducioso che il popolo ucraino rifiuterà qualsiasi piano riguardante la nostra terra. Tutti i territori occupati rimarranno temporaneamente occupati e saranno inevitabilmente liberati nel tempo", ha concluso.

Nel frattempo, secondo un rapporto dell’Institute for the Study of War (ISW), le forze russe avrebbero avviato i preparativi di artiglieria e droni sul campo in vista di una possibile offensiva nella primavera-estate 2026 contro la cosiddetta “cintura di fortezze” ucraina nella regione di Donetsk.
Il 26 e 27 febbraio, le unità russe hanno effettuato bombardamenti su Belenke — località situata circa 14 chilometri dalla linea del fronte e immediatamente a nord-est di Kramatorsk, punto settentrionale della “Cintura della Fortezza”. Secondo gli analisti, si tratta del primo impiego documentato di artiglieria a cannone da parte russa contro Kramatorsk o i suoi dintorni. Questi attacchi rappresenterebbero dunque l’avvio dei preparativi di fuoco in previsione della prossima offensiva.

Gli esperti dell’ISW valutano che, una volta completata la fase di addestramento dell’artiglieria, le forze terrestri russe potrebbero dare inizio alle operazioni offensive nel prossimo futuro. 


budanov dep 705367506

Kirill Budanov


In ogni caso i russi continuano ad avanzare in diversi settori del fronte. A nord di Kharkiv i russi hanno completato la conquista di Hrafske dopo circa sei settimane di combattimenti, consolidando il margine tattico in quell’area. Sui fronti di Lyman e a nord di Donetsk continuano ad avanzare nella foresta a sud di Lyman, avvicinandosi gradualmente a Staryi Karavan e Brusivka senza però ancora raggiungerli.

Nell’area di Ilyinovskaya/Kostiantynivka, gli assalti russi al Donbas Special Agrarian College hanno permesso di consolidare parzialmente le posizioni e spingere verso la cava, insieme a progressi nel distretto di Stara Santurynivka, mentre la zona delle dacie “Khimik” resta contesa, con entrambi gli eserciti che cercano di proiettarsi rispettivamente verso il cimitero e il quartiere Hora. Tra Pokrovsk, Udachne e il settore di Mezheve le forze russe hanno intensificato le operazioni lungo il confine Donetsk‑Dnipropetrovsk, superando una linea difensiva ucraina a sud di Novopidhorodne, mentre a Hryshyne continuano scontri ravvicinati senza cambiamenti significativi nel controllo del centro e dell’est dell’abitato. Infine sul fronte di Huliaipole le forze armate RF hanno riconquistato completamente Kosivtseve e ripreso le infiltrazioni verso Ternutave, confermando una dinamica di logoramento e piccoli aggiustamenti di linea più che sfondamenti decisivi. 

Il sabotaggio franco-inglese della pace

Kiev può ancora rivendicare posizioni massimaliste grazie ad un’impalcatura guerrafondaia che le sta dietro. Infatti, rispetto ai propositi di una cessazione del conflitto, ancora una volta Londra gioca violentemente per innescare una futura guerra ancora peggiore di quella attuale.

Boris Johnson – tra i fautori del fallimento dei colloqui di Istanbul nel 2022 – è tornato a farsi portavoce della linea più intransigente possibile nei confronti di Mosca, e lo ha fatto direttamente a Kiev, durante il “YES Forum”, dove ha pronunciato la nuova parola d’ordine: l’Ucraina non deve scendere a compromessi con la Russia in alcun modo, né sull’adesione alla NATO né sul mantenimento del proprio esercito.
 “Vorrei sapere perché l’adesione alla NATO è stata esclusa dal tavolo delle trattative”, ha dichiarato, aggiungendo poi, con tono quasi di sentenza: “Non possiamo accettare alcuna richiesta che limiti il diritto dell’Ucraina ad avere armi o ad aderire a organizzazioni internazionali. È fondamentale che questa guerra finisca a totale favore dell’Ucraina”.


johnson dep 317119632

Boris Johnson


Ma l’ex premier non si è fermato lì, esortando apertamente i paesi europei a schierare truppe in nel Paese: “Dobbiamo essere duri e decisi nei confronti di Putin. Le forze europee devono essere in Ucraina subito. Perché aspettare che Putin accetti qualcosa? Perché non inviare truppe ora?”. Un appello che, nella pratica, equivarrebbe a scatenare un confronto diretto tra la NATO e la Russia, minando uno dei punti cardine di qualsiasi potenziale accordo di pace. È come se Johnson chiedesse esplicitamente di provocare una reazione russa, sostenendo l’idea che l’Europa non voglia davvero la pace, ma la vittoria a qualunque costo.

Ma le sue parole non sembrano i semplici deliri di un pazzo esaltato. Secondo quanto riportato dal The Telegraph, truppe di incursione britanniche e francesi avrebbero già completato esercitazioni per una possibile missione in Ucraina presentata come “intervento di mantenimento della pace”. Oltre 600 militari della 16ª Brigata aviotrasportata britannica, insieme a reparti della 11ª Brigata francese, avrebbero effettuato in Bretagna un lancio simulato sull’Ucraina. E, come riporta RIA Novosti, nel corso dell’ultimo incontro della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, i leader europei coinvolti avrebbero confermato l’intenzione di inviare truppe nel paese, presentando la decisione come parte delle “garanzie di sicurezza” per Kiev.

Inutile ricordare che Mosca ha sempre dichiarato come inaccettabile la presenza di truppe NATO sul territorio, specificando che sarebbero diventate un obiettivo legittimo.
Come se ciò non bastasse, nei giorni scorsi l’intelligence russa ha rivelato l’esistenza di un piano che prevede il trasferimento di una parte dell’arsenale nucleare anglo-francese all’Ucraina. L’operazione, secondo tale ricostruzione, servirebbe a creare l’impressione che Kiev stia sviluppando in proprio una “bomba sporca”, destinata a essere utilizzata contro Mosca in caso di collasso del fronte. Londra e Parigi negano categoricamente qualsiasi progetto del genere, ma la crescente retorica sull’“uso condiviso” delle armi nucleari e sulla “deterrenza europea” lascia trasparire un orientamento inquietante: preparare psicologicamente l’opinione pubblica a un futuro in cui gli arsenali atomici del continente non siano più soltanto un ombrello remoto, ma un elemento operativo.
Già lo scorso anno, Emmanuel Macron aveva avanzato la proposta che le armi nucleari francesi divenissero “le armi dell’intera Unione Europea”, superando il principio della sovranità esclusiva di Parigi su di esse. Da allora, alcuni governi dell’Europa orientale, in particolare quelli baltici, si sono detti entusiasti all’idea di ospitarne una parte nei propri territori “per difendersi da un’aggressione russa”. Qualche settimana fa, il ministro degli esteri estone Margus Tsahkna ha dichiarato pubblicamente di essere pronto ad accogliere testate nucleari sul suolo nazionale. Nessuno gli aveva formalmente proposto nulla, ma l’Estonia, ha sottolineato Tsahkna, non ha restrizioni legali che lo impediscano, e “come paese NATO può ospitare qualsiasi arma l’Alleanza ritenga necessaria per la deterrenza”.

ARTICOLI CORRELATI

“Bomba sporca” e truppe europee in Ucraina: l’ultima scommessa suicida dell’élite occidentale

Lavrov: l’Europa in declino avviata verso una nuova guerra

Ginevra, pace affondata: Zelensky sfida Mosca e ignora Washington

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos