Il procedimento giudiziario per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni è tornato in aula questa mattina a Roma. Sul banco degli imputati quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani, accusati di aver avuto un ruolo nel rapimento, nelle torture e nell’uccisione del ricercatore friulano, avvenuti al Cairo nel 2016. Il processo, iniziato nell’ottobre scorso davanti alla prima Corte d’assise del Tribunale di Roma, prosegue tra passaggi tecnici e tensioni legate al contesto internazionale della vicenda.
Nelle settimane precedenti era stata depositata una pronuncia della Consulta riguardante il diritto di difesa e la nomina dei consulenti. In apertura dell’udienza odierna, la Corte ha affidato l’incarico a un perito che dovrà tradurre dall’arabo all’italiano due verbali di interrogatorio acquisiti agli atti. Per ragioni di sicurezza, l’esperto ha accettato l’incarico dietro un paravento, così da non rendere pubblica la propria identità.
Durante l’udienza, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e gli avvocati delle difese hanno indicato i rispettivi consulenti tecnici. L’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha spiegato le difficoltà incontrate nell’individuare un proprio consulente: "Abbiamo delle difficoltà a individuare un consulente perché' c’è un clima di paura, i cittadini egiziani temono di comparire in questo processo. Ora stiamo prendendo contatti con un’università. Speriamo di arrivare a nominare un nostro consulente".
La traduzione dei verbali richiederà tre mesi di tempo; per questo la Corte ha aggiornato il procedimento all’8 giugno, data in cui il perito sarà esaminato in aula. Il calendario prevede poi la requisitoria nelle giornate del 23 e 24 giugno, quando interverranno anche le parti civili, mentre le difese dei quattro imputati prenderanno la parola il 13 e 14 luglio.
Al termine dell’udienza, l’avvocata Ballerini ha sottolineato il carattere eccezionale della situazione: "Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento per ricevere l'incarico e senza neanche poter declinare le proprie generalità, e far vedere il proprio volto - ha commentato a fine udienza l'avvocata Ballerini -. Quindi al di là di chi pensa a livello italiano o europeo che l'Egitto sia un Paese sicuro, è evidente che non sia così. Non lo è per i testimoni, per i periti e i consulenti, e non lo è stato per Giulio", ha concluso.
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