Il segretario di Stato Usa evoca Mozart e Michelangelo ma chiede più missili, più NATO e meno welfare
Il secondo giorno della Conferenza sulla sicurezza di Monaco non poteva essere più imbottito di una retorica che continua a nascondere i vecchi rapporti di forza ora iscritti un nuovo ordine internazionale dove l’impero getta la maschera e rivendica prepotentemente i suoi interessi anche nei confronti dei vecchi Alleati un tempo privilegiati.
Nel suo intervento solenne, il segretario di Stato Marco Rubio ha scelto di partire dalla storia stessa della Conferenza di Monaco, ricordando che “quando questa conferenza ebbe inizio nel 1963, si svolse in un Paese, o meglio, in un continente, diviso al suo interno. Il confine tra comunismo e libertà attraversava il cuore della Germania”. All’epoca, ha ricordato, “il comunismo sovietico era in ascesa” e “migliaia di anni di civiltà occidentale erano in gioco», in una fase in cui la vittoria dell’Occidente «era tutt’altro che scontata”, ma la coalizione transatlantica era unita “non solo da ciò contro cui combattevamo, ma anche da ciò per cui combattevamo”.
Secondo Rubio, proprio il trionfo occidentale ha generato una pericolosa distorsione: “l’euforia della vittoria ci ha portato alla pericolosa illusione di essere entrati nella “fine della storia” e che ora ogni nazione sarebbe diventata una democrazia liberale, che i legami formati esclusivamente dal commercio e dagli scambi avrebbero sostituito l’identità nazionale, che un ordine globale basato su regole avrebbe sostituito gli interessi nazionali e che avremmo vissuto in un mondo senza confini, dove tutti sarebbero diventati cittadini del mondo”.. In questa prospettiva, ha denunciato come l’Occidente abbia “ceduto sempre più la nostra sovranità alle istituzioni internazionali, mentre molti paesi investono in massicci sistemi di sicurezza sociale a scapito della loro capacità di difendersi”.
Tradotto: un assist al piano ReArm Europe che punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro complessivi per il riarmo e la prontezza militare dell’UE entro il 2030 circa. L’obiettivo dichiarato per il futuro del vecchio continente, in sostanza, è quello di finanziare meglio la difesa, riorientare le priorità strategiche e rafforzare la capacità di deterrenza occidentale, ovviamente anche se ciò sarà a scapito del “benessere sociale”.
Con non poca retorica patriottica, Rubio ha di fatto riconfermato l’obiettivo per la “nuova” soglia del 5% del PIL da spendere nella Nato, assegnata ai membri dell’Ue: entro il 2035 gli alleati dovranno portare la spesa complessiva per difesa e sicurezza a quel livello, ma in modo graduale e con una ripartizione interna tra difesa strettamente militare e sicurezza civile‑infrastrutturale. 
Ucraina, PURL e negoziati: “Continuiamo a provare”
Con l’Ucraina al centro dell’agenda, il segretario di Stato ha spiegato che il quadro negoziale resta complesso: i colloqui “hanno ristretto la gamma delle questioni in discussione, ma le questioni più difficili restano senza risposta”. Allo stesso tempo ha respinto l’idea di una Russia rigidamente ostile alla pace, ricordando che «loro (le autorità russe) dicono di essere pronti. E la domanda è: a quali condizioni sono disposti a farlo, e possiamo trovare condizioni accettabili per l’Ucraina che la Russia accetti? Ma continueremo a indagare”.
Di fronte al pubblico di Monaco, il segretario di Stato ha insistito sull’opzione negoziata, ma solo a determinate condizioni: “non credo che nessuno in questa sala si opporrebbe a una soluzione negoziata della guerra, se i termini fossero equi e sostenibili. È questo che stiamo cercando di ottenere e continueremo a impegnarci, nonostante tutti questi sviluppi, con sanzioni e così via”.
Nel frattempo, ha assicurato che la macchina di supporto militare a Kiev resta operativa: “l’Europa sta prendendo le sue misure. Il programma PURL continua a funzionare e, nell’ambito di esso, vengono vendute armi americane per sostenere gli sforzi militari dell’Ucraina. Tutti questi processi sono in corso. Nulla è stato fermato”, ha precisato.
Anche le fabbriche di armi sono ancora soddisfatte. Il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a fornire all'Ucraina armi per un valore di 12-15 miliardi di dollari nel 2026, ovviamente pagate da noi.
Riforma dell’ONU: la “civiltà occidentale” secondo Rubio finisce con la morale di Trump
Rubio non ha poi mancato di intrecciare politica e cultura, provando a rinsaldare il legame emotivo con l’Europa.
“Noi americani a volte possiamo sembrare un po’ bruschi e incisivi nei nostri consigli. (…) Il motivo, amici miei, è che ci teniamo profondamente”, ha spiegato, sostenendo che la preoccupazione statunitense per il futuro del continente è “non solo economica, non solo militare, ma anche spirituale e culturale”. In questo passaggio ha evocato una lunga lista di simboli – “Mozart, Beethoven, Dante, Shakespeare, Michelangelo, da Vinci, i Beatles e i Rolling Stones” – per indicare il patrimonio europeo come fondamento di una comune civiltà occidentale e come promessa dei “miracoli che ci attendono in futuro”.
Dall’esaltazione della cultura, alla brutale legge neolitica del più forte, il passo è breve. Rubio ha ribadito che l’ONU va “ricostruita e urgentemente riformata”, perché “in un mondo perfetto” le crisi potrebbero essere risolte da diplomazia e risoluzioni, ma “non viviamo in un mondo perfetto” e non è più possibile “permettere a coloro che minacciano apertamente i nostri cittadini e la stabilità globale di nascondersi dietro astrazioni del diritto internazionale che loro stessi violano”.
Una perfetta sintonia con la recente massima di Donald Trump, secondo cui “l’unico limite al mio potere è la mia moralità”.
Il suo messaggio finale alla platea di Monaco è stato un invito alla ricomposizione del fronte occidentale: “non cerchiamo di separarci, ma di rivitalizzare una vecchia amicizia e rinnovare la più grande civiltà della storia umana”. Secondo Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza, la differenza di tono rispetto al discorso molto più conflittuale del vicepresidente J.D. Vance nel 2025 è stata percepita in sala come un “sospiro di sollievo”, segno della volontà di Rubio di rassicurare gli alleati senza rinunciare alla linea dura sul piano strategico. 
Zelensky rassicura che continuerà a combattere
Non poteva mancare l’intervento del leader ucraino che ieri aveva già colto l’occasione di stroncare ogni possibile esito positivo degli incontri trilaterali di Ginevra previsti per il 17-18 febbraio.
In un’intervista su The Atlantic, ha ribadito la necessità di proseguire la guerra, dichiarando che “l’Ucraina non sta perdendo” e sottolineando: “Preferirei non concludere alcun accordo piuttosto che costringere il mio popolo ad accettare qualcosa di negativo”.
Ha continuato inoltre a rilanciare sull’impossibilità di riconoscere i territori occupati, nonostante la situazione disastrosa al fronte. Secondo l’ISW nel solo 2025 Mosca ha conquistato oltre 5.600 km², circa lo 0,9–1% del territorio ucraino, il valore annuo più alto dai primi mesi del 2022, con una media di avanzata nell’ordine di 10–13 km² al giorno su tutto il fronte.
"Qualcuno deve farsi da parte e – a suo avviso – dovrebbe essere la Russia… Secondo me, dovrebbero abbandonare tutto il nostro territorio. Oggi è impossibile. Ma se vogliamo avere una linea di contatto che non passi attraverso i centri urbani, allora qualcuno deve ritirarsi". Ha aggiunto che nelle zone di steppa "potrebbe funzionare" un ritiro reciproco, mentre "nelle città, secondo me, non ha senso. Se ce ne andiamo, sarà una zona morta. Quindi penso che sia illogico".
Durante la conferenza di Monaco il leader ucraino ha ribadito che “la tenuta di elezioni in condizioni di guerra sembra strana e (…) non gode di ampio sostegno”, ma ha aperto a una discussione se arrivasse “dalla parte americana un segnale sulla necessità di elezioni”, precisando che Kiev è pronta a “dimostrare apertura verso questa questione”. Per rendere possibile un voto, ha spiegato, è indispensabile “la cessazione del fuoco e garanzie di sicurezza per l’infrastruttura”, oltre a “un tempo considerevole” per preparare le urne e strumenti che permettano la partecipazione dei militari al fronte.
La dimensione politica della guerra è riemersa nelle sue parole sul cessate il fuoco e le elezioni. Zelensky ha ammesso di percepire «un po’» di pressione dopo che il presidente statunitense Donald Trump gli ha chiesto di avviare colloqui di pace, ma ha fissato una condizione chiara: “dateci due mesi di cessate il fuoco e andremo alle elezioni”.
Una prospettiva che Mosca, mai sarà disposta ad accettare senza che siano state risolte le cause profonde della guerra, scongiurando l’eventualità che questo tempo venga utilizzato da Kiev, semplicemente per riorganizzarsi militarmente, magari anche con le truppe dei volenterosi sul terreno.
Von der Leyen e Starmer: l’Europa tra riarmo, urne e portaerei
Sulla linea della militarizzazione non poteva mancare la Ursula von der Leyen, che ha spinto l’Europa a ispirarsi a Kiev in tema di sicurezza. “Come dicono in Ucraina: o cambi o muori. Dobbiamo adottare anche noi questo motto”, ha dichiarato, sostenendo che solo così l’UE potrà “difendere sempre il proprio territorio… Ora dobbiamo investire i fondi disponibili nella difesa. Alcuni chiedono se possiamo permettercelo. Io dico: non possiamo non permettercelo”. È il condensato di una strategia che punta ad accelerare il riarmo europeo in risposta alla guerra in Ucraina e all’incertezza sul futuro dell’impegno americano.
Parallelamente. dal Regno Unito il messaggio di Keir Starmer non poteva che riconfermare il nemico esistenziale perenne, definendo la Russia una potenza apertamente aggressiva, responsabile di “terribili sofferenze” per il popolo ucraino e di una minaccia estesa “a tutto il nostro continente”, non solo sul piano militare ma anche attraverso la cooperazione con forze populiste, la disinformazione, gli attacchi informatici e il sabotaggio. Starmer ha avvertito che Mosca “si sta riarmando” e continuerà a farlo anche dopo un eventuale accordo di pace, tracciando per l’Europa una rotta “diritta e chiara”: “dobbiamo rafforzare il nostro hard power, perché questa è la moneta di scambio del nostro tempo”.
Il premier britannico ha affermato che i Paesi europei devono essere in grado «di scoraggiare le aggressioni e, sì, se necessario, essere pronti a combattere per fare tutto il necessario per proteggere la nostra gente, i nostri valori e il nostro stile di vita». A riprova dell’intenzione di mostrare i muscoli, Starmer ha annunciato che “il Regno Unito schiererà quest’anno il suo gruppo di portaerei d’attacco nell’Atlantico settentrionale e nell’estremo nord, guidato dalla HMS Prince of Wales, operando insieme agli Stati Uniti, al Canada e ad altri alleati della NATO in una potente dimostrazione del nostro impegno per la sicurezza euro-atlantica”.
Ricordiamo che il Ministero della Difesa britannico ha annunciato per il 2026 uno stanziamento di 400 milioni di sterline – oltre 500 milioni di dollari – per lo sviluppo di armi ipersoniche e a lungo raggio. Al centro del programma vi è il progetto “Stratus”, iniziativa congiunta con Francia e Italia per sviluppare un missile di nuova generazione destinato a sostituire lo Storm Shadow, con capacità specifiche contro navi e sistemi di difesa aerea nemici. Parallelamente, Londra e Berlino stanno sviluppando il sistema Deep Precision Strike, un’arma a lungo raggio con gittata superiore ai 2.000 chilometri che il governo britannico presenta come “uno dei sistemi più avanzati mai sviluppati nel Regno Unito” e che dovrebbe entrare in servizio nel 2030.
In questo quadro, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha voluto sgombrare il campo dall’idea che l’Europa stia preparando una sostituzione dell’ombrello nucleare americano. Commentando le discussioni, in particolare quelle tedesco-francesi, sulla deterrenza nucleare, ha affermato che «ogni discussione in Europa volta a garantire che collettivamente la deterrenza nucleare sia ancora più forte va bene, ma nessuno in Europa sostiene di farlo come una sorta di sostituzione dell’ombrello nucleare degli Stati Uniti». È un messaggio che mira a rassicurare Washington e a evitare che il dibattito sul ruolo nucleare europeo venga percepito come il primo passo verso un’autonomia strategica che escluda la potenza americana.
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Negoziati su un binario morto e l’Europa prepara lo scudo nucleare
Zelensky preferisce ancora la guerra e l’Ue gli promette 35 miliardi
Trump preme per elezioni ucraine a primavera, ma Zelensky temporeggia
