Macron resta isolato, il Gruppo di contatto di Ramstein apre i rubinetti degli aiuti militari, allontanando ogni ipotesi di vera trattativa di pace. Si alza la tensione in Groenlandia
Non c’è luce in fondo al tunnel nell’intricato percorso negoziale che sembra condurre ad un binario morto.
A Mosca, il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che “c’è una certa intesa” per proseguire i negoziati con Kiev e ha assicurato che il Cremlino “si aspetta che il prossimo round si svolga presto”, lasciando intendere che le discussioni sul formato e sulla sede siano ormai in fase avanzata. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dal canto suo, aveva già indicato gli Stati Uniti come possibile luogo dell’incontro “la prossima settimana, se i russi saranno d’accordo”, condizionando quindi la sua disponibilità alla volontà di Mosca.
Il leader ucraino ha però tracciato limiti netti, affermando che “sicuramente” non si recherà in Russia né in Bielorussia, mentre Peskov continua a ritenere accettabile un incontro diretto tra Vladimir Putin e lo stesso leader ucraino solo a Mosca, a conferma di una distanza politica che gli annunci di nuove trattative non sembrano ancora colmare.
Ma non finisce qui. Mentre, secondo l’Atlantic, la cerchia ristretta di Zelensky teme che la finestra per un accordo con la Russia si chiuderà presto e, se non si riuscirà a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto entro la primavera, l'Ucraina dovrà affrontare anni di combattimenti prolungati, il presidente ucraino ha ribadito la necessità di proseguire la guerra, dichiarando che “l’Ucraina non sta perdendo” e sottolineando: “Preferirei non concludere alcun accordo piuttosto che costringere il mio popolo ad accettare qualcosa di negativo”.
Interpellato sul ruolo di Washington, Zelensky ha osservato che “non c’è vittoria più grande per Donald Trump che fermare la guerra tra Russia e Ucraina. Per la sua eredità, questa è la priorità numero uno”. Secondo il presidente ucraino, “la situazione più vantaggiosa per Trump è farlo prima delle elezioni di metà mandato. Sì, vuole meno morti, ma, a essere onesti, questa rappresenterebbe soprattutto una vittoria politica per lui”.
Zelensky si è poi detto disponibile a un dialogo con Mosca, ma soltanto “a condizioni eque”, chiarendo che “dovrebbe trattarsi di una pace dignitosa e duratura, non di un accordo rapido per ragioni politiche”. Il leader ucraino non ha escluso l’ipotesi di consultazioni popolari: “Non sono contrario all’idea di un referendum o di elezioni, ma solo se questo non significherà l’accettazione di un accordo svantaggioso o la perdita di territori”.
Quanto al percorso verso una possibile tregua, ha poi insistito: “Il primo passo verso la pace dovrebbero essere garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, che prevedano che dopo la cessazione del fuoco l’Ucraina sarà protetta da future aggressioni”.
In sostanza, non ci sono ancora le minime condizioni affinché una pace si concretizzi nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, con Mosca che rivendica come condizione minima per un cessate il fuoco il ritiro ucraino dalle 4 regioni annesse di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia.
Nel mentre, sul versante economico, Washington tenta di esercitare pressione, legando apertamente il futuro delle sanzioni al destino del conflitto e degli equilibri in altre aree di crisi energetica. Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti intendono revocare le sanzioni sul petrolio russo dopo la fine della guerra in Ucraina, delineando un orizzonte in cui la normalizzazione dei rapporti con Mosca passerebbe anche dal pieno rientro del greggio russo nei flussi globali.
Nella sua valutazione, la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, la stabilizzazione della situazione in Venezuela e la normalizzazione dei rapporti con l’Iran “contribuiranno a ridurre i prezzi del petrolio”, aprendo la strada – come ha spiegato – allo “svincolo di un’enorme quantità di petrolio dalle sanzioni del Tesoro e alla sua entrata sul mercato”. “Grazie agli accordi di pace, penso che potremmo assistere a un calo significativo dei prezzi del petrolio”, ha insistito Bessent, legando direttamente i dossier ucraino, venezuelano e iraniano alla strategia energetica americana. 
John Healy
Macron isolato nel dialogo con la Russia. A Ramstein promessi 35 miliardi a Kiev
A galvanizzare i propositi di Zelensky per una continuazione del conflitto, ci ha pensato la decisione del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina (formato Ramstein) di stanziare 35 miliardi di euro per la difesa dell'Ucraina quest'anno.
"Possiamo salvare vite umane, possiamo fare pressione su Putin e possiamo negoziare la pace, ma solo se ci impegniamo insieme. Quindi, insieme, posso confermare che oggi, durante la riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina, ci siamo impegnati a fornire all'Ucraina nuova assistenza militare per un totale di 35 miliardi di euro", ha affermato il ministro della Difesa britannico John Healy, evidenziando come la Gran Bretagna stia spendendo la più grande somma di denaro della storia in aiuti militari all'Ucraina, celebrando l’annuncio di un nuovo pacchetto di aiuti per un totale di oltre 500 milioni di sterline.
"Oggi il Gruppo di Contatto ha inviato un segnale molto chiaro a Putin. Siamo più uniti e determinati che mai. Aumenteremo l'assistenza militare all'Ucraina. Aumenteremo la pressione sulla Russia e vogliamo che il 2026 sia l'anno in cui questa guerra finirà e l'anno in cui garantiremo la pace", ha sottolineato Healy.
Separatamente, anche il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha promesso di sostenere due progetti presentati dal ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov che riguardano, in particolare, il contributo alla realizzazione del progetto "City Dome", indirizzato al miglioramento della difesa aerea sulle megalopoli ucraine minacciate.
Come ha osservato Pistorius, la Germania ha già fornito all'Ucraina 5 dei suoi 12 sistemi missilistici antiaerei Patriot e sta inoltre trasferendo costantemente sistemi Iris-T, missili guidati e vari tipi di proiettili. Un altro progetto sostenuto dalla Germania riguarda lo sviluppo di sistemi senza pilota all'avanguardia per interrompere costantemente gli attacchi russi in prima linea.
"In totale, nel 2026, abbiamo stanziato 11,5 miliardi di euro per sostenere l'Ucraina", ha sottolineato Pistorius.
I paesi che partecipano al gruppo di contatto di Ramstein sull'Ucraina si sono impegnati a stanziare centinaia di milioni di dollari per l'acquisto di armi statunitensi per le forze armate ucraine, ha annunciato giovedì il Segretario generale della NATO Mark Rutte, dopo una riunione dei paesi membri del gruppo.
Ovviamente non manca il rinnovo alla promessa di sostenere l’industria militare Usa, acquistando armi americane per Kiev.
"Gli alleati hanno promesso altre centinaia di milioni per PURL (l'iniziativa statunitense per l'approvvigionamento di armi per l'Ucraina, ndr), fornendo, come sapete, ancora più equipaggiamento americano vitale di cui l'Ucraina ha urgente bisogno per la sua difesa. E voglio ringraziare il Regno Unito, l'Islanda, la Norvegia, la Svezia e la Lituania per il loro contributo", ha ricordato il segretario generale della NATO, Mark Rutte, chiudendo il briefing del gruppo di contatto, prima delle domande dei giornalisti.
Una dichiarazione di intenti che segna il passo ad un quadro funesto per il futuro dell’Ue, dove la pace con Mosca non è minimamente contemplata.
Il presidente francese Emmanuel Macron resta, di fatto, completamente isolato nella sua iniziativa di aprire i canali diplomatici con Vladimir Putin. Da parte russa, Dmitry Peskov ha confermato che tra Mosca e Parigi esistono contatti a livello operativo “senza particolari problemi”, precisando tuttavia che al momento “non ci sono ancora piani concreti” per un colloquio diretto tra i due leader, segno di una fase ancora esplorativa.
Mark Rutte
Una frattura che non si esaurisce a Ramstein. Secondo il quotidiano Le Monde, anche la Polonia ha espresso “preoccupazione” per l’iniziativa del presidente frances, temendo che un’apertura prematura possa mettere a rischio la propria sicurezza in quanto Paese confinante con l’Ucraina. Nella pubblicazione si sottolinea come a Varsavia la mossa dell’inquilino dell’Eliseo “stia addirittura suscitando preoccupazione, poiché il Paese, che confina con l’Ucraina, ritiene che la propria sicurezza sia in gioco”, pur evitando uno scontro frontale con Parigi. “Non criticheremo le iniziative di Emmanuel Macron, ma la nostra posizione è che dobbiamo aspettare. E nulla garantisce che questo accelererà la pace in Ucraina”, ha affermato una fonte diplomatica polacca citata dal giornale, riassumendo la prudenza dell’est europeo verso ogni riavvicinamento politico al Cremlino.
Solo pochi giorni fa il Ministero della Difesa polacco ha annunciato la creazione di una riserva di alta prontezza da 500.000 militari: 300.000 effettivi tra esercito professionale e truppe di difesa territoriale, affiancati da 200.000 riservisti di diversa tipologia.
Le forze guerrafondaie che corrono nel vecchio continente sono troppo forti rispetto alla nuova iniziativa del capo dell’Eliseo.
Si alza la tensione tra i ghiacci dell’Artico tra Washington e Mosca
Nelle fredde lande del nord, il clima si fa più rovente che mai, con la Groenlandia al centro di nuove tensioni strategiche.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha messo in guardia Washington affermando che, “in caso di militarizzazione della Groenlandia, della creazione di capacità militari puntate contro la Russia”, Mosca adotterà “contromisure adeguate, anche di natura militare‑tecnica”. Secondo quanto riportato dai media britannici, “Lavrov ha avvertito che la Russia avrebbe intrapreso un’azione militare se gli Stati Uniti avessero trasformato l’isola in una base strategica diretta contro la Russia”, traducendo così la dottrina difensiva russa in un avvertimento pubblico rivolto alla Nato. Davanti alla Duma, il capo della diplomazia russa ha ribadito che l’Artico “deve rimanere una zona di pace e cooperazione”, pur richiamando la necessità di rispondere a qualsiasi tentativo di proiettare nuove infrastrutture militari a ridosso del fianco settentrionale russo. Sullo sfondo, pesa anche il precedente delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che dopo l’operazione contro il Venezuela del 4 gennaio aveva sostenuto la necessità di un maggiore controllo americano sulla Groenlandia, descritta come un’isola danese “circondata” da navi cinesi e russe e potenzialmente destinata a cadere in mano ai “nemici” se Washington non ne avesse assicurato il controllo strategico.
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Trump preme per elezioni ucraine a primavera, ma Zelensky temporeggia
Macron ora tenta il disallineamento da Washington e apre un canale con Mosca
La pazienza russa è finita: la beffa di Anchorage e la nuova guerra del petrolio
