Dentro l’inganno della coscienza collettiva che esalta il sistema di appartenenza al migliore dei mondi possibili.
Una pesante sovrastruttura che domina le nostre percezioni attentamente analizzata e demistificata dal professore associato alla Luiss, Alessandro Orsini. “Chiunque intraprenda lo studio delle scienze sociali è attratto dalla verità”, scrive per introdurre la sua analisi sul Fatto Quotidiano.
Come insegna Niklas Luhmann – spiega Orsini– “tutti i sistemi sociali processano le informazioni attraverso un codice binario” e, nel caso della scienza, questo codice è “vero o falso”. È con questo criterio, sostiene, che dovremmo giudicare le narrazioni dominanti diffuse dai governi e dai grandi media: “Cerchiamo di capire se ciò che dicono il Corriere della Sera e i partiti di governo sia vero o falso”.
Ed ecco che arriviamo alla domanda fondamentale sull’operato dell’Occidente nelle regioni più caotiche e sensibili del pianeta. “È vero che le democrazie occidentali operano per creare un Medio Oriente più giusto e pacifico?”.
La risposta sembra scontata: no. Il caso dell’Iran è emblematico. “L’intenzione dell’Occidente non è quella di denuclearizzare il Medio Oriente per promuovere un clima più pacifico. L’Occidente intende disarmare l’Iran affinché Israele sia libero di costruire tutte le bombe atomiche che vuole, di armarsi illimitatamente, di sterminare i palestinesi e di attaccare i suoi vicini senza limiti”. In altre parole, “l’Occidente chiede all’Iran di disarmare mentre arma Israele fino ai denti”.
La logica conseguenza è inequivocabile: “non è vero che l’Occidente opera per costruire un mondo più pacifico”.
Tra l’altro senza tener conto che le attuali condizioni poste da Washington per una trattativa con Teheran non vertono nemmeno più sulla repressione violenta delle proteste nelle scorse settimane, innescate dalla pesante inflazione dovuta al crollo del rial iraniano, passato da 40.000 rial per dollaro (era pre-2018) agli attuali 1,5 milioni di rial per dollaro. Un’operazione artificialmente costruita da Washington per tentare di destabilizzare il Paese, come ammesso dallo stesso segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent che, in un'audizione pubblica del senato, ha parlato di una deliberata una carenza di dollari statunitensi in Iran per alimentare, appunto, l'inflazione, influenzando i mezzi di sussistenza del popolo iraniano con l'obiettivo di provocare disordini pubblici.
Orsini respinge anche l’idea che il problema sia l’“odio per l’Occidente” coltivato nelle università: “Non è nemmeno vero che le università sono nelle mani di professori che promuovono l’odio contro l’Occidente”. Il nodo, dice, è un altro ed è metodologico: “Sotto il profilo delle scienze sociali, il problema è che non esiste alcuna prova empirica a dimostrazione che l’Occidente operi per creare un ordine internazionale più giusto e meno violento. Non si tratta di ideologia, insiste: “Non è questione di odio o di ideologie: mancano le prove empiriche a sorreggere la narrazione del Corriere della Sera, di Fratelli d’Italia, di Forza Italia e di molti altri partiti, quotidiani e conduttori televisivi”.
Guardando al caso di Gaza la situazione diventa ancora drammaticamente più evidente. “Secondo l’evidenza empirica, le distruzioni a Gaza sono tutte occidentali: armi, soldi, soldati, stupri, aerei, carri armati e bombe”. E aggiunge: “Non lo dice l’ideologia; lo dicono gli organi di senso: vista, udito, olfatto, tatto”.
E qui entra in gioco il paradosso logico di una civiltà che si autoproclama superiore, dunque detentrice dell’autorità morale di intervenire con la forza nel resto del mondo: “Così come il marxismo-leninismo non riusciva ad accettare di essere fallimentare come sistema economico, l’Occidente non riesce ad accettare di essere una civiltà ingiusta e sanguinaria”, accusa il docente della Luiss.
Per questo, “così come le società comuniste vivevano nella menzogna, anche l’Occidente vive nella stessa… L’enormità delle menzogne collettive su cui l’Occidente vive in merito alla propria identità è pari all’enormità delle menzogne collettive in cui la Russia di Stalin si crogiolava”.
Questo schema critico viene applicato anche al cosiddetto piano di pace di Donald Trump. “il piano di pace di Trump non può essere realizzato senza la pulizia etnica a Gaza”. Da qui l’avvertimento alla politica italiana: “Meloni dovrebbe stare lontana da quel board of peace”. Non è, sostiene Orsini, una questione di richiami costituzionali: “Non è questione di articolo 11 della Costituzione, come afferma Tajani. La questione è ben diversa”. Il punto è concreto: "Il piano non prevede la ricostruzione delle case dei palestinesi per restituirle ai legittimi proprietari. Il piano prevede di costruire molti grattacieli americani in cui i palestinesi non avranno nemmeno una stanzetta”.
Di fatto, il "Great Trust" di Trump da 100 miliardi di dollari promette rendimenti quadruplicati per investitori sui nuovi palazzi da consegnare ai nuovi ricchi proprietari mentre il popolo di Gaza sarà relegato alla marginalità di un genocidio che passerà sotto silenzio.
La conclusione è inequivocabile: “La costruzione di palazzi americani al posto di quelli palestinesi è pulizia etnica”.
Foto © Imagoeconomica
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