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Dal prestito comune UE per abbattere l’egemonia americana al dialogo diretto con Putin: Parigi vuole guidare l’Europa tra debito condiviso, gas russo e nuovo riarmo 

Nulla è più scontato nel tempo del grande disordine globale, nemmeno che i più fedeli alleati dell’impero si ribellino inaspettatamente e tentino di rovesciare il tavolo da gioco, un tempo truccato. 
“Un prestito comune per i paesi dell'UE per progetti futuri consentirebbe loro di contrastare l'egemonia del dollaro, poiché i mercati globali cercano alternative alla valuta americana”. Con queste dichiarazioni clamorose, il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto un’intervista a Le Monde
"Il mercato globale ha sempre più paura della moneta americana – continua il capo dell’Eliseo – ed è alla ricerca di alternative, quindi dobbiamo offrirgli il debito europeo”.
Il presidente francese ha assicurato che l'iniziativa da lui proposta non si applicherà al debito statale esistente. Ha anche ricordato le parole dell'ex presidente della Banca centrale europea (2011-2019), Mario Draghi, il quale ha affermato che le "tecnologie verdi" da sole nell'UE richiederebbero 800 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici all'anno, mentre aggiungendo l'industria della difesa, questa cifra salirebbe a 1,2 trilioni di euro. 
"Nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie di transizione ecologica, nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie quantistiche, stiamo investendo molto meno della Cina e degli Stati Uniti. Se l’UE non agirà entro tre o cinque anni, verrà espulsa da questi settori. E questi investimenti, se vogliamo preservare il mercato interno e prevenire un'ulteriore frammentazione, non dovrebbero essere di competenza dei singoli paesi. Devono essere investimenti congiunti", ha detto Macron. 
Un tentativo di rinascita europea che tuttavia richiede un nuovo approccio con Mosca. A questo proposito, Il presidente francese ha dichiarato di voler coinvolgere i partner europei nella ripresa del dialogo con il leader russo Vladimir Putin, quasi quattro anni dopo l'invasione russa dell'Ucraina. 
Ne ha parlato dopo aver inviato un importante consigliere a Mosca la scorsa settimana, nel primo incontro di questo tipo da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022. 
"Cosa ho guadagnato? La conferma che la Russia non vuole la pace in questo momento", ha dichiarato in un'intervista rilasciata a diversi quotidiani europei, tra cui la tedesca Suddeutsche Zeitung
"Ma soprattutto abbiamo ricostruito quei canali di discussione a livello tecnico", ha affermato nell'intervista rilasciata oggi, auspicando di "condividere tutto questo con i miei partner europei e avere un approccio europeo ben organizzato". 
Ci sono certamente forti interessi economici a spingere Macron a queste iniziative in forte rottura con il passato, mentre è alla fine del suo mandato. 
Nel 2024 la Francia è diventata il primo importatore UE di GNL russo, con circa 1,5 milioni di tonnellate nel solo primo trimestre e pagamenti superiori a 600 milioni di euro da gennaio ad aprile.  


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In termini economici, aprire un canale diretto UE‑Russia significa cercare di influenzare condizioni di fornitura energetiche, gestione di eventuali pagamenti in valute alternative al dollaro, e il destino dei beni e asset russi congelati in Europa. 
Forse le truppe francesi in Ucraina dopo un cessate il fuoco potranno attendere. Parigi è un Paese particolarmente in deficit che 2025 ha raggiunto il 5,6% del PIL, con debito pubblico al 116% del PIL, secondo la Commissione europea, uno dei livelli più alti dell’eurozona dopo la Grecia. Il capo dell’Eliseo spinge contemporaneamente per un forte riarmo accompagnato da investimenti nei settori critici dell’high tech, promuovendo massicce emissioni di debito comune UE e un allentamento dei vincoli di deficit e debito, usando la “sicurezza europea” come leva per chiedere più margine fiscale. 
Macron teme ora anche le “secondary tariffs” sullo schema India e l’amministrazione Trump ha esplicitamente fatto pressione perché gli alleati NATO “chiudano il rubinetto” al petrolio e al gas russi più rapidamente, minacciando di far pagare un prezzo economico se non lo fanno. 
Tuttavia, la chiamata alle armi del presidente francese rischia già ora di cadere nel vuoto. Nel dibattito sul futuro dell’industria europea, Berlino e Roma – pur condividendo la necessità di rafforzare la competitività del manifatturiero – guardano con sospetto alle proposte di tipo protezionistico come il “Buy European” o la “preferenza europea” nei bandi pubblici e negli incentivi statali. Entrambe temono che queste misure, puntando solo sulla produzione interna, rischino di isolare il mercato europeo e rendere l’Unione meno attraente per gli investimenti stranieri, proprio in un momento in cui le economie tedesca e italiana crescono a fatica e devono gestire complesse sfide strutturali. Per di più, in settori strategici come l’automotive, molte imprese hanno già delocalizzato parte della produzione fuori dall’Europa: introdurre obblighi di preferenza per il “made in EU” potrebbe quindi ritorcersi contro le stesse aziende europee, riducendo la loro flessibilità e margini competitivi.  


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La Gran Bretagna si addestra alla guerra con la Russia

A possibili riaperture di un canale diplomatico con Mosca, Londra risponde subito con esercitazioni alla guerra totale. L’esercito britannico sta addestrando i propri reparti di fanteria in una città fittizia a Copehill Down, nel Wiltshire, progettata per simulare un campo di battaglia urbano “in stile ucraino”, con edifici devastati e tunnel sotterranei. Qui i soldati del reggimento The Rifles stanno svolgendo esercitazioni di combattimento ravvicinato in edifici bui, con l’obiettivo di stanare e neutralizzare un nemico nascosto a diversi livelli, sopra e sotto le strutture, in condizioni di forte stress fisico e psicologico dopo mesi di addestramento intensivo. 
Un training concepito esplicitamente come preparazione a possibili operazioni in Europa orientale contro la Russia, nell’ambito della NATO, e viene presentato come risposta alle lezioni apprese dalla guerra in Ucraina, dove il combattimento urbano ad alta intensità è diventato centrale. Parallelamente Londra ha deciso di prolungare almeno fino alla fine del 2026 il programma Interflex, con cui ha già formato decine di migliaia di soldati ucraini anche in tecniche di urban warfare sul suolo britannico, creando un flusso continuo di esperienza operativa tra fronte ucraino e dottrina militare del Regno Unito. 
In questo contesto, le stesse forze armate hanno condotto simulazioni di un attacco missilistico russo contro il territorio britannico, basate sul primo giorno dell’invasione dell’Ucraina del 2022, scoprendo vulnerabilità significative nelle difese aeree e definendo i risultati “not a pretty picture”, cioè un quadro poco rassicurante. 

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