Il caso Epstein è arrivato a scuotere le fondamenta della capitale britannica. Il governo di Keir Starmer sta ora attraversando una delle crisi più profonde dal suo insediamento, scosso dalle dimissioni del capo di gabinetto Morgan McSweeney e dalle sempre più pesanti rivelazioni sui rapporti tra l'ambasciatore britannico negli Stati Uniti Peter Mandelson, e il defunto pedofilo finanziere e trafficante di esseri umani. La decisione di McSweeney di fare un passo indietro nasce dalla pressione insostenibile legata alla nomina di Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti, una scelta di cui lo stratega laburista si è assunto la piena responsabilità, ammettendo che tale mossa ha danneggiato il partito e la fiducia nella politica stessa. Sebbene McSweeney abbia tentato di giustificare il suo operato con la volontà di sostenere un governo focalizzato sulle persone comuni, il peso dello scandalo e il pensiero rivolto alle vittime di Epstein, hanno reso inevitabili le sue dimissioni.
La posizione di Starmer appare sempre più precaria, stretto all'angolo dalle accuse di aver promosso una figura controversa come Mandelson nonostante i suoi noti legami con il finanziere americano. Confrontando le dichiarazioni pubbliche con i dati emersi dai file di Epstein, emerge un quadro ben più inquietante di una semplice "cattiva amicizia". I documenti rivelano che Lord Mandelson non si sarebbe limitato a frequentare Epstein, ma avrebbe fornito al faccendiere informazioni governative riservate e in grado di muovere i mercati in almeno tre occasioni mentre era in carica. Nello specifico, il 9 maggio 2010, Mandelson informò Epstein in anticipo che un massiccio pacchetto di salvataggio da 500 miliardi di euro sarebbe stato annunciato la mattina successiva, scatenando il più grande rally della valuta in due anni. Nel giugno 2009, inoltrò a Epstein email interne di Downing Street riguardanti politiche fiscali e un piano segreto per la vendita di asset statali per un valore di 20 miliardi di sterline. Infine, in un'altra occasione l’ambasciatore scrisse: "Finalmente l'ho convinto ad andarsene oggi" poche ore prima che il Primo Ministro Gordon Brown annunciasse ufficialmente le sue dimissioni nel maggio 2010.
Una pesante eredità da trasmettere all’elettorato laburista. Starmer ha dovuto scusarsi pubblicamente per aver creduto alle "bugie" di Mandelson riguardo alla natura del suo rapporto con Epstein.
Mentre figure storiche del partito e membri della Camera dei Lord come la baronessa Hariett Harman avvertono che la mancata chiarezza su questa vicenda potrebbe far cadere l'intero governo, la realtà descritta nei documenti tratteggia un sistema di potere in cui Epstein agiva come un collettore di informazioni privilegiate sfruttando le debolezze dell'élite politica. L'indagine penale in corso e la pubblicazione dei messaggi privati dell'esecutivo rischiano di trasformare quello che doveva essere il fiore all'occhiello della diplomazia britannica in un atto d'accusa contro l'intera leadership laburista, colpevole quantomeno di una disastrosa negligenza nella verifica dei propri uomini di punta.
Rielaborazione grafica by Paolo Bassani
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