I killer hanno disattivato le telecamere, indaga la procura generale. L’ufficio presidenziale libico: “Nessuno spazio per gli assassinii politici”
Saif al Islam Gheddafi, figlio dell'ex leader libico Muammar Gheddafi, sarebbe stato ucciso in casa propria da un commando di quattro sicari, nei pressi della città occidentale di Zintan. Lo riferisce l’avvocato francese della famiglia Gheddafi, Marcel Ceccaldi, alla testata Afp. Gli aggressori sarebbero entrati in casa dopo aver disattivato le telecamere di sorveglianza, per fuggire "rapidamente" subito dopo. "Per ora - aggiunge il legale - non sappiamo" chi siano questi uomini armati, ha precisato, aggiungendo di aver appreso circa dieci giorni fa, da uno stretto collaboratore di Saif al-Islam Gheddafi, "che c'erano problemi con la sua sicurezza".
La 444esima Brigata di combattimento che opera sotto l'autorità del governo di unità nazionale di Tripoli ha diffuso un comunicato per smentire le voci circolate sui social media riguardanti un suo coinvolgimento nell'uccisione. In un post sulla sua pagina Facebook, la brigata ha "negato categoricamente quanto circola sui social media riguardo al suo coinvolgimento negli scontri avvenuti nella città di Zintan e alle relative notizie sull'uccisione di Saif al-Islam Gheddafi", aggiungendo di non avere forze "dentro la città di Zintan o nella sua area" e di non aver "impartito alcuna istruzione o ordine per dare la caccia a Saif al-Islam Gheddafi, perchè questa questione non rientra nell'ambito dei nostri compiti militari o di sicurezza".
Intanto un consigliere politico del figlio di Gheddafi, Abdullah Othman, ha dichiarato al sito libico Fawasel di aver chiesto l'apertura di un'inchiesta sulla morte. "Abbiamo chiesto al Procuratore generale di aprire un'indagine sull'omicidio di Saif al-Islam e di inviare una squadra nella città di Zintan per avviare le indagini", ha detto Othman, precisando che la cerimonia funebre avverrà solo una volta completate le operazioni utili all'inchiesta. L'ufficio del Procuratore generale libico, in una nota riportata dai media libici, ha riferito che “attualmente gli inquirenti stanno continuando a raccogliere e analizzare le prove, a identificare gli individui che potrebbero essere coinvolti nel crimine e ad adottare le misure procedurali necessarie per avviare un procedimento penale".
Il membro del Consiglio presidenziale libico, Musa al Kuni, organo collegiale che esercita le funzioni di capo dello Stato ed è nato dal processo politico promosso dall’Onu, ha invitato a respingere ogni forma di violenza politica, affermando che in Libia "non c’è spazio per gli assassinii politici né per l'imposizione delle rivendicazioni con la forza". In un messaggio pubblicato oggi sul proprio profilo Facebook, il vicepresidente Al Kuni ha sottolineato la necessita' di proseguire lungo la via del dialogo, indicandolo come "l'unico percorso possibile" per un confronto costruttivo tra tutte le parti e per giungere a una soluzione condivisa della crisi del Paese. Le dichiarazioni arrivano a poche ore dall'annuncio dell'uccisione di Saif al Gheddafi, confermata dall'Ufficio del procuratore generale, che ha riferito di una morte causata da colpi d'arma da fuoco. Le autorità giudiziarie hanno avviato le indagini per individuare i responsabili dell'accaduto.
