Diplomazia di facciata. Israel Hayom: “L'obiettivo dei negoziati è garantire la legittimità nazionale e internazionale prima di intraprendere un'azione militare"
In Medio Oriente la calma è stata solo apparente negli ultimi giorni. Poche ore fa l’esercito statunitense ha abbattuto un drone iraniano che si avvicinava in modo “aggressivo” alla portaerei USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico, secondo quanto riferito da un funzionario americano alla Reuters.
Il velivolo, identificato come un Shahed-139, si stava dirigendo verso la portaerei “con intenzioni non chiare” ed è stato abbattuto da un caccia F-35C decollato dalla nave d’attacco statunitense. Il capitano della Marina Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale statunitense, ha dichiarato che l’abbattimento è avvenuto per legittima autodifesa allo scopo di proteggere l’Abraham Lincoln e il suo equipaggio. Nessun militare americano è rimasto ferito e non si segnalano danni. La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha rifiutato di commentare l’accaduto, mentre l’agenzia iraniana Tasnim ha riferito di una “perdita di contatto” con un drone in volo su acque internazionali, senza specificarne le cause.
Una fonte dell’IRGC ha commentato all’agenzia che il velivolo dei Pasdaran “stava conducendo una legittima operazione di sorveglianza in acque internazionali, trasmettendo con successo le sue informazioni, finché non si sono perse le comunicazioni”.
Ma il Comandante del CENTCOM USA, l’ammiraglio Bradley Cooper non ha mancato di lanciare invettive di fuoco sulla vicenda: “Le continue molestie e minacce iraniane nelle acque e nello spazio aereo internazionali non saranno tollerate”, ha dichiarato.
La notizia ha avuto ripercussioni immediate sui mercati, con i prezzi dei future sul petrolio che sono saliti di oltre un dollaro al barile. L’incidente mette nuovamente in evidenza la fragile stabilità del Golfo Persico e avviene in contemporanea con un altro episodio di forte tensione nello Stretto di Hormuz. Nelle stesse ore, infatti, imbarcazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, insieme a un drone Mohajer, avrebbero cercato di avvicinare e abbordare la petroliera Stena Imperative, battente bandiera statunitense e con equipaggio americano. Secondo quanto riferito dall’esercito USA, la nave iraniana avrebbe intimato al mercantile di fermarsi e spegnere i motori, ordine che l’equipaggio ha ignorato accelerando la rotta. L’intervento di una nave da guerra statunitense, la USS McFaul, ha dissuaso le unità iraniane, ponendo fine al tentativo di abbordaggio. 
Incidente che avviene mentre le tensioni tra Teheran e Washington si stanno allentando dopo le ripetute minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di attaccare Teheran in seguito alla recente repressione delle proteste antigovernative, fomentate dall’Occidente.
Trump, che ha anche spinto l'Iran ad accettare i colloqui sul programma nucleare del Paese, la scorsa settimana aveva inviato la Abraham Lincoln verso il Paese, alimentando i timori di un possibile scontro militare. Ma nel bel mezzo di giorni di sforzi diplomatici, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato martedì di aver incaricato il ministro degli Esteri del Paese di "perseguire negoziati giusti ed equi".
"Ho incaricato il mio Ministro degli Affari Esteri, a condizione che esista un ambiente adatto, libero da minacce e aspettative irragionevoli, di perseguire negoziati giusti ed equi, guidati dai principi di dignità, prudenza e opportunità", ha scritto sui social media.
"Questi negoziati dovranno essere condotti nel quadro dei nostri interessi nazionali", ha aggiunto Pezeshkian. L'abbattimento del drone non sembra aver modificato i piani per i colloqui, che dovrebbero svolgersi venerdì, ma il pessimismo regna sovrano.
“Che beneficio avete tratto dai negoziati in Oman, se ora volete mandare una delegazione in Turchia? L’ultima volta ci hanno bombardato durante i negoziati. Perché siete così ansiosi di ripetere lo stesso errore strategico? Oggi la nazione iraniana ESIGE un attacco preventivo contro Israele e le basi americane nella regione! NON per mostrare debolezza e negoziare di nuovo con loro”, ha gridato il deputato conservatore iraniano, dottor Amirhossein Sabeti in un appassionato discorso al parlamento iraniano.
Di fatto, i negoziati di venerdì tra Stati Uniti e Iran rischiano di diventare una formalità, aprendo la strada ad attacchi congiunti israelo-statunitensi contro Teheran.
Come ricordato dal quotidiano Israel Hayom, Trump continua a mantenere fede alle sue quattro richieste massimaliste all’Iran, senza arretrare minimamente su nessuna di esse: smantellamento completo del programma nucleare iraniano; cessazione dello sviluppo di missili balistici; cessazione dei finanziamenti a gruppi proxy regionali; trattamento dei civili colpiti negli scontri passati.
Washington non ha specificato in che modo la controparte potrebbe soddisfare queste condizioni e anche se l'Iran le rispettasse pienamente, non vi è alcuna garanzia che le sanzioni vengano revocate.
In sostanza, secondo quanto riportato dalle pubblicazioni israeliane, l'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di esercitare la massima pressione politica ed economica come leva per una possibile azione militare.
"L'obiettivo dei negoziati è garantire la legittimità nazionale e internazionale prima di intraprendere un'azione militare", ammette Israel Hayom, segnando un oscuro presagio che incombe sulla regione.
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