Kiev non arretra sui confini, Mosca punta alle zone cuscinetto, e sullo sfondo l’ipotesi di una forza multinazionale europea prepara uno scenario di guerra a tempo indeterminato
Sono stati due giorni di colloqui intensi negli Emirati Arabi Uniti, le delegazioni di Kiev, Mosca e Washington concordano di proseguire il dialogo, mentre i bombardamenti russi continuano a colpire le infrastrutture energetiche ucraine.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito "costruttivi" i primi colloqui trilaterali diretti tra Ucraina, Russia e Stati Uniti tenutisi ad Abu Dhabi il 23 e 24 gennaio 2026. Si tratta del primo formato di questo tipo da diversi anni, un passo significativo nel tentativo di porre fine a un conflitto che si avvicina al quarto anniversario.
"La nostra delegazione ha presentato un rapporto, gli incontri negli Emirati Arabi si sono conclusi. Si è trattato del primo formato di questo tipo da parecchio tempo", ha dichiarato il leader ucraino, sottolineando che "si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive".
Al termine dei due giorni di negoziati, le parti hanno concordato un approccio pragmatico: ciascuna delegazione riferirà ai rispettivi governi i risultati preliminari e coordinerà con i leader i passi successivi. "A condizione che vi sia la disponibilità a andare avanti - l'Ucraina lo è - si terranno altri incontri, potenzialmente già la prossima settimana", ha aggiunto Zelensky.
I colloqui hanno visto la partecipazione di delegazioni di alto livello. Per l'Ucraina erano presenti il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell'intelligence militare Kyrylo Budanov, il capo dello Stato maggiore delle Forze armate Andriy Hnatov, David Arakhamia, Serhiy Kyslytsia e Vadym Skibitsky. La delegazione statunitense era guidata dall'inviato speciale di Trump Steve Witkoff, accompagnato da Jared Kushner (genero del presidente), dal Segretario dell'Esercito Dan Driscoll, dal generale dell'aeronautica Alexus Grynkewich e da Josh Gruenbaum.
Infine, la Russia ha inviato una delegazione composta esclusivamente da militari e rappresentanti dell'intelligence, guidata dall'ammiraglio Igor Kostyukov, capo della Direzione Generale dello Stato Maggiore dell'Esercito russo. Secondo fonti diplomatiche, era presente anche Kirill Dmitriev, consigliere presidenziale per le questioni economiche, per colloqui separati con gli inviati americani sulle prospettive di cooperazione economica post-conflitto.
Il nodo centrale ed irrisolto del Donbass
Nonostante il clima definito "costruttivo", la questione territoriale rimane il principale ostacolo alla pace. Una fonte vicina ai negoziati citata dall'agenzia TASS ha confermato che "resta la più complicata" e che "il ritiro dell'esercito ucraino dal Donbass è importante". Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva già ribadito prima dei colloqui che il ritiro delle forze ucraine dal Donbass orientale rappresenta "una condizione importante" per la Russia.
E ancora, il consigliere di Putin per la politica estera, Yuri Ushakov, ha dichiarato che "è stato ribadito che non ci si può aspettare un accordo a lungo termine senza risolvere la questione territoriale". I negoziati hanno anche toccato possibili zone cuscinetto e meccanismi di controllo.
Un elemento significativo emerso riguarda il ruolo degli Stati Uniti nel monitoraggio e controllo di un eventuale cessate il fuoco. "Apprezzo molto che ci sia consapevolezza della necessità di un monitoraggio e di un controllo americani sul processo di fine della guerra e sul mantenimento di una reale sicurezza", ha osservato Zelensky, senza fornire ulteriori dettagli.
In ogni caso, il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che Mosca è aperta a ulteriori colloqui, mentre una fonte anonima citata dall'agenzia di stampa russa TASS ha parlato di alcuni risultati duranti i faccia a faccia che saranno annunciati dai responsabili in patria, senza però fornire ulteriori dettagli.
Viktor Orban
La frustrazione di Zelensky contro l'Europa
È probabile che questa volta una maggiore disponibilità al dialogo da parte ucraina sia dovuta all’ennesima disfatta subita al World Economic Forum di Davos dove aveva pianificato di firmare un "accordo di prosperità per l'Ucraina" con gli americani e di ricevere garanzie di sicurezza ferree da Trump in persona. Chiaramente, ora è con le spalle al muro, e un piano b necessità urgenza.
Non a caso, durante il suo intervento al WEF, il presidente ucraino aveva espresso una delle sue critiche più dure nei confronti degli alleati europei. "L'Europa sembra smarrita nel cercare di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà", avevo affermato, aggiungendo che "invece di diventare una vera potenza globale, l'Europa rimane un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze".
Zelensky ha paragonato la situazione al film "Il giorno della marmotta", criticando la mancanza di "volontà politica" europea nel contrastare Vladimir Putin. "È passato un anno dal mio ultimo discorso a Davos, quando dissi che l'Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato", ha osservato amaramente. Ha infine espresso particolare frustrazione per la riluttanza occidentale nel fornire sistemi d'arma avanzati, rivelando che alcuni diplomatici avrebbero consigliato di non menzionare nemmeno i missili Tomahawk agli americani "per non rovinare l'atmosfera".
D’altra parte, Mosca, come ha ricordato Il politologo russo Andrey Kortunov ad Al Jazeera “si aspetta che i suoi progressi sul campo di battaglia continuino se non si raggiunge un accordo”. Ha anche affermato, tuttavia, di credere che ci sia un certo margine di negoziazione sul territorio, con la Russia che potenzialmente manterrebbe il controllo di alcune aree ucraine adiacenti e poi offrirebbe scambi di territori "minori".
L'allarme di Orbán: "L'UE ha già un documento sull'invio di truppe"
Nel frattempo, mentre i negoziati proseguono e Zelensky prende a schiaffi la mancanza di belligeranza dell’Ue, dall’Ungheria arrivano indiscrezioni inquietanti.
“Anche ora c'è un accordo firmato secondo cui, se necessario, verranno inviati soldati in Ucraina. Quindi l'Europa non sta per andare in guerra, è già partita. È già in guerra”, ha dichiarato il primo ministro Viktor Orbán, in riferimento alla riunione della "coalizione dei volenterosi" tenutasi a Parigi il 6 gennaio 2026. Durante quel vertice, i partecipanti hanno firmato una dichiarazione d'intenti per l'invio di truppe in Ucraina una volta raggiunta la pace. L'accordo prevede la costituzione di una forza multinazionale guidata dall'Europa, con il coinvolgimento anche dei membri non europei della coalizione e il sostegno degli Stati Uniti.
Francia e Regno Unito hanno annunciato l'intenzione di stabilire "hub militari" in Ucraina dopo il cessate il fuoco. La dichiarazione esplicita impegni vincolanti per i Paesi firmatari anche in caso di un nuovo attacco russo all'Ucraina, "che possono includere l'uso di capacità militari, intelligence e supporto logistico, iniziative diplomatiche e adozione di ulteriori sanzioni".
Comunque vadano i negoziati, una mano sinistra sembra predisporre tutto lo scenario per una guerra permanente che leghi in modo indissolubile il vecchio continente ad un ineluttabile scontro con la Russia.
L'attacco aereo russo lascia 1,2 milioni senza elettricità
Sul fronte ucraino, nelle ultime ore, la Russia ha lanciato un massiccio attacco al sistema energetico del Paese nelle prime ore del 24 gennaio. L'aeronautica militare ucraina ha dichiarato che Mosca ha lanciato 375 droni e 21 missili, tra cui due dei suoi missili balistici Zirkon, raramente schierati. Il raid ha lasciato 1,2 milioni di utenze senza elettricità in tutto il Paese. Oltre 800.000 persone nella capitale Kiev e altre 400.000 nella regione settentrionale di Chernihiv sono rimaste senza corrente. Sabato mattina, quasi 6.000 edifici nella capitale erano senza riscaldamento, con temperature che si aggiravano intorno ai -10 gradi Celsius.
Il bilancio dell'attacco è stato di un morto e 27 feriti tra Kiev e Kharkiv. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha dichiarato che una persona è stata uccisa nella capitale e quattro sono rimaste ferite, di cui tre ricoverate in ospedale. A Kharkiv, 19 persone sono rimaste ferite, tra cui un bambino.
Gli attacchi hanno colpito infrastrutture critiche in almeno quattro distretti di Kiev. Tra gli edifici danneggiati ci sono strutture mediche, incluso un ospedale per la maternità a Kharkiv. Il cielo sopra Kiev era illuminato da regolari lampi arancioni mentre le difese aeree sparavano contro missili e droni.
"Le esplosioni stanno scuotendo la città", ha scritto su X Kira Rudik, membro dell’opposizione ucraino, spiegando che “con il sistema energetico appeso a un filo, preghiamo che la nostra Difesa Aerea possa resistere e salvarlo oggi stesso".
Foto © Imagoeconomica
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