Ritirate le minacce di dazi, la Casa Bianca ottiene il via libera al progetto Golden Dome e ai diritti minerari, facendo schizzare difesa europea, terre rare e big tech nei portafogli dei grandi fondi
Sembrava di assistere ad un’escalation prossima a radicalizzare uno scontro senza precedenti tra Europa e Stati Uniti, quando all’improvviso la notizia ha fatto il giro del mondo.
“Sulla base di un incontro molto proficuo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”: ha annunciato Donald Trump su Truth, a margine del World Economic Forum a Davos.
In particolare il tycoon ha precisato che, in base all’intesa raggiunta, gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia.
"Le discussioni tra gli alleati della NATO sul quadro a cui ha fatto riferimento il Presidente si concentreranno sulla garanzia della sicurezza dell'Artico attraverso gli sforzi collettivi degli alleati, in particolare dei sette alleati artici", ha affermato un portavoce dell’Alleanza, aggiungendo che “i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l'obiettivo di garantire che Russia e Cina non riescano mai a mettere piede, né economicamente né militarmente, in Groenlandia."
Secondo il New York Times, l'accordo prevedrebbe nei dettagli che la Danimarca conceda agli Stati Uniti la sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese; gli Stati Uniti siano coinvolti nei diritti minerari della Groenlandia; venga coinvolto il sistema statunitense "Golden Dome"; si aprano le porte a investimenti infrastrutturali sostenuti dagli Stati.
Nel concreto il progetto Golden Dome rappresenta l'iniziativa di difesa missilistica più ambiziosa mai concepita dagli Stati Uniti. Secondo Trump, il sistema sarebbe in grado di intercettare missili ipersonici, balistici, cruise avanzati e droni, anche se lanciati dall'altra parte del mondo o dallo spazio. Questo sistema dal costo di 175 miliardi di dollari integrerebbe le capacità esistenti degli Stati Uniti, tra cui il Terminal High Altitude Aerial Defence (THAAD), il sistema Patriot, radar basati nello spazio e sistemi di allerta precoce. Aziende come Lockheed Martin e RTX sono già coinvolte nello sviluppo delle componenti del sistema.
A questo proposito, Trump aveva argomentato che "nessuna nazione o gruppo di nazioni è in grado di proteggere la Groenlandia, a parte gli Stati Uniti", sollecitando "negoziati immediati" per l'acquisizione del territorio.
Dopo settimane di retorica che hanno rischiato di provocare la rottura più profonda nelle relazioni transatlantiche degli ultimi decenni, Trump ha anche ritirato bruscamente le minacce di imporre dazi al 10% come leva per impadronirsi dell’isola.
Come c’era da aspettarsi al WEF erano presenti anche alcuni rappresentanti dei 127 proprietari dei grandi fondi d’investimento. In prima fila Larry Fink, co-presidente del World Economic Forum e CEO di BlackRock—il più grande gestore di fondi al mondo con oltre $10 trilioni di asset— seguito da Jamie Dimon di JPMorgan Chase e Jensen Huang di Nvidia. Tutte e tre con la missione dichiarata di "provare a far ragionare Donald Trump e trovare una mediazione tra i suoi interessi, sempre più ingombranti, e quelli dei grandi investitori". 
Larry Fink
Difesa e asset minerari: i grandi vincitori della tensione geopolitica all’interno della NATO
Non è chiaro quanto sia sottile la linea tra il consigliare e preordinare le future azioni del presidente.
Questa tensione geopolitica, caratterizzata da un portamento imprevedibile e schizoide dell’inquilino della Casa Bianca, non sembra tanto aleatoria come si vorrebbe far credere e ci sono diversi vincitori in prima fila nel mezzo dell’ondata di vendite azionarie.
Mentre la maggior parte degli asset ha oscillato violentemente in risposta alle dichiarazioni di Trump, il settore della difesa europeo ha proseguito imperterrito in un rally smisurato, relativamente insensibile all'andamento delle trattative sull’isola, con le minacce di uno scontro militare. Nelle prime settimane del 2026, l'indice Stoxx Europe Aerospace and Defence è salito di quasi il 15%, accumulando in un solo mese oltre un quarto dei guadagni record dell'anno precedente.
Saab ha avanzato del 35% dall'inizio dell'anno, Rheinmetall del 24%, mentre BAE Systems e Leonardo hanno entrambe guadagnato il 22%. Rheinmetall, in particolare, aveva già realizzato una performance straordinaria del 158% nel 2025 e ha continuato a salire nel nuovo anno. Il Goldman Sachs European Defense Basket ha registrato un rialzo di quasi il 23% da inizio 2026, dopo aver chiuso il 2025 con un balzo vicino al 90%.
Non c’è spazio per la pace in Europa, stando all’andamento dei principali settori interessati dagli investimenti e la crisi innescata all’interno dell’Alleanza non ha fatto altro che amplificare questa tendenza.
Un altro jackpot è stato centrato dalle società specializzate in minerali critici e terre rare, particolarmente quelle con esposizione alla Groenlandia. L’isola concentra, infatti, alcune delle maggiori riserve di metalli critici (fino a 2,6–3 trilioni di dollari) e – come hanno iniziato a segnalare alcune società minerarie – germanio e gallio, fondamentali per chip avanzati, IA e difesa.
Critical Metals Corp (CRML), una società di esplorazione mineraria focalizzata sul progetto Tanbreez in Groenlandia, è schizzata del 150% dall'inizio del 2026, con picchi di oltre il 200% in una sola settimana. Il 7 gennaio, il titolo è balzato del 16,43% in un singolo giorno dopo l'approvazione della costruzione di un impianto pilota in Groenlandia, con volumi di scambio che hanno raggiunto 46,2 milioni di azioni, circa il 200% sopra la media trimestrale.
Curioso anche l’andamento dei titoli tecnologici in questi giorni di tempesta.
Il 20 gennaio il Nasdaq ha chiuso in forte calo, con i big tech (“Magnificent Seven”) in perdita tra circa −1% e −3% e Nvidia in ribasso di circa −3,4%. Dopo che Trump ha ritirato la minaccia di dazi sulla Groenlandia ed escluso l’uso della forza, parlando di un “framework” di accordo. Nella seduta successiva gli indici USA hanno reagito con un rally: Nvidia, dopo il −3,4% del 20, è rimbalzata di circa +3% con volumi sopra la media, mentre un fondo indicizzato come il Fidelity Nasdaq Composite Index Fund ha guadagnato oltre l’1%. Un rimbalzo di cui certamente hanno beneficiato sempre loro, i grandi fondi d’investimento, grazie alle percentuali fissa su tutto il denaro che gestiscono al ribasso e al rialzo.
Ed ecco che nel giogo della grande finanza il giullare Donald Trump ha tirato a segno un altro grande successo verso il nuovo disordine mondiale a guida Blackrock.
Foto © Imagoeconomica
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