Un sistema ormai fuori controllo: boom dei miliardari, democrazie indebolite, mentre fame e precarietà sono in aumento
Nel baratro della disuguaglianza non si scivola per caso, ma per effetto di un sistema ben preciso. A spiegarlo è Oxfam che, a ridosso del Forum di Davos 2026, ha presentato il suo nuovo rapporto dal titolo “Nel baratro della disuguaglianza”. La fotografia che emerge è allarmante: una concentrazione di ricchezza nel mondo senza precedenti, accompagnata dal progressivo indebolimento delle istituzioni democratiche. Due dinamiche che procedono in tandem e che hanno trasformato il pianeta in un luogo ideale per una ristrettissima cerchia di ricchi e super ricchi, ma in una vera e propria trappola per chi invece è costretto a vivere nella povertà e nella precarietà.
Basti pensare che - come certifica Oxfam - nel solo quinquennio compreso tra marzo 2020 e novembre 2025 la ricchezza complessiva dei miliardari è cresciuta dell’81% in termini reali, raggiungendo la cifra record di 18,3 trilioni di dollari. Mai nella storia moderna si era registrata una simile accelerazione. Oggi nel mondo ci sono oltre 3.000 miliardari e i dieci più ricchi concentrano da soli più di 2,4 trilioni di dollari. Ma il dato simbolicamente più potente in verità è un altro: appena 12 individui possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, cioè oltre quattro miliardi di persone.
Come se non bastasse, il resto dell’1% più ricco del pianeta continua ad arricchirsi senza sosta. Nel 2024 - prosegue il rapporto Oxfam - sono comparsi oltre 680 mila nuovi milionari e, secondo le stime di UBS, entro il 2029 se ne aggiungeranno altri 5,3 milioni. Tutto questo mentre la Banca Mondiale prevede che nel 2029 circa 3,55 miliardi di persone vivranno ancora con meno di 8,30 dollari al giorno. In termini relativi, la metà più povera della popolazione mondiale possiede appena lo 0,52% della ricchezza globale, mentre l’1% più ricco ne controlla il 43,8%. In media, una persona appartenente all’1% più ricco ha un patrimonio 8.251 volte superiore a quello di un individuo del 50% più povero.
Un altro dato, tutt’altro che trascurabile, emerso nel rapporto “Nel baratro della disuguaglianza” riguarda il ruolo della politica, indicata come fattore centrale che contribuisce a mantenere in piedi questo sistema. Non è un caso, infatti, se la concentrazione estrema di ricchezza si traduce spesso in un accesso sproporzionato al potere, in un’influenza diretta sulle scelte dei governi, sui media e persino sugli esiti elettorali. Oxfam ha sottolineato che i miliardari hanno una probabilità oltre 4 mila volte superiore rispetto alle persone comuni di ricoprire cariche politiche. La probabilità che una democrazia si indebolisca è stimata al 4% in un Paese relativamente equo come la Svezia, sale all’8,4% negli Stati Uniti e schizza al 31% in contesti altamente diseguali come il Sudafrica. Non a caso, quasi tre quarti della popolazione mondiale vive oggi sotto regimi autocratici o in Paesi con spazio civico ristretto, e il 2024 ha segnato il diciannovesimo anno consecutivo di declino globale delle libertà civili e dei diritti politici.
Sul fronte sociale il quadro non è meno allarmante. Nel 2022 quasi la metà della popolazione mondiale, pari a 3,83 miliardi di persone, viveva in condizioni di povertà. I prezzi dei beni alimentari sono cresciuti a dismisura, più rapidamente dei salari, aggravando l’insicurezza alimentare: nel 2024, 2,3 miliardi di persone si trovavano in una situazione di grave o moderata insicurezza alimentare, con un aumento di 335 milioni rispetto al 2019. Le donne - come ha evidenziato il rapporto - continuano a pagare il prezzo più alto: svolgono ogni giorno 12,5 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito, che generano un valore stimato in 10,8 trilioni di dollari. E restano confinate nei lavori meno tutelati e meno pagati, percependo solo il 29% del reddito da lavoro globale.
A tutto questo si aggiunge la crisi del debito nei Paesi del Sud del mondo. Oggi 3,4 miliardi di persone vivono in Stati che spendono più per il servizio del debito che per sanità e istruzione. In Africa, la spesa per interessi è in media superiore del 150% a quella per istruzione, sanità e protezione sociale. Le politiche di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale e i drastici tagli agli aiuti internazionali rischiano di avere conseguenze devastanti: secondo alcune stime, la riduzione dei finanziamenti potrebbe causare oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030, di cui 4,5 milioni tra bambini sotto i cinque anni.
Il rapporto di Oxfam non risparmia nemmeno l’Italia, osservata con uno sguardo molto critico e descritta come “il Paese delle fortune invertite”. Non è un caso se nel nostro Paese le opportunità educative e lavorative appaiono fortemente vulnerabili, mentre cresce l’area del lavoro povero, con salari bassi, sotto occupazione e precarietà che colpiscono soprattutto giovani e donne. Secondo Oxfam, l’azione di governo appare orientata a premiare gruppi già avvantaggiati, senza un reale impegno nel ricucire i divari economici e sociali.
