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Le proteste si estendono a 207 città del Paese. Teheran avverte i paesi vicini che colpirà le basi USA come rappresaglia per eventuali attacchi

Almeno 12.000 persone sarebbero state uccise in Iran nel più grande omicidio nella storia contemporanea del Paese, avvenuto in gran parte tra l'8 e il 9 gennaio durante il blocco di Internet, hanno riferito a Iran International fonti governative di alto livello. Il numero esatto delle morti non è chiaro data la difficoltà nelle comunicazioni con l’estero dovuto al blocco di internet nel Paese. Secondo l'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency sarebbero 2.571. Questa cifra supera di gran lunga il bilancio delle vittime di qualsiasi altra serie di proteste o disordini in Iran negli ultimi decenni e ricorda il caos che ha circondato la rivoluzione islamica del 1979. 

La televisione di Stato iraniana ha offerto il primo riconoscimento ufficiale delle vittime, citando un funzionario che ha affermato che il Paese ha avuto “molti martiri”. Il gruppo di attivisti ha precisato che 2.403 dei morti erano manifestanti e 147 erano affiliati al governo. Dodici bambini sono stati uccisi, insieme a nove civili che, secondo il gruppo, non stavano partecipando alle proteste. Più di 18.100 persone sono state arrestate.

Intanto la rivolta si è estesa a 207 città. A riferirlo è il Consiglio nazionale iraniano per la resistenza (Ncri) in una nota. Negli ultimi due giorni, si legge, Teheran e varie altre città sono state teatro di scontri tra giovani ribelli, manifestanti e le forze del regime. Nella Capitale, "nel tentativo di contenere la rivolta, il regime ha ordinato l'evacuazione immediata per 10 giorni dei dormitori dell'università di Teheran e ha spostato online gli esami dell'università di Urmia". Lunedì, "le città di Teheran, Isfahan, Ahvaz, Kermanshah, Kerman, Marvdasht, Sanandaj, Izeh e Meshkan sono state teatro di scontri". Nella Capitale "manifestazioni e battaglie sono scoppiate in varie zone, tra cui Bahar Street, Sadeghieh, Nezamabad, Punak, Elahieh e Kargar, dove i manifestanti hanno intonato slogan come 'Morte a Khamenei' mentre affrontavano i mercenari delle Unita' Speciali". 





A Isfahan, i giovani "hanno bloccato le strade e appiccato incendi a Malekshahr, Najafabad, Falavarjan e Yazdanshahr. A Meshkan, nella provincia di Fars, i giovani hanno dato fuoco a un furgone appartenente alle forze repressive, mentre sull'isola di Kish hanno incendiato l'ufficio delle imposte".
A Karaj "è stata attaccata la stazione di polizia 43, mentre a Bandar Abbas è stata presa di mira una banca statale. Temendo il diffondersi delle proteste ad Ahvaz, il regime ha bloccato le strade centrali della citta' erigendo muri di cemento nelle zone di Naderi e Abdolhamid Bazaar. Allo stesso modo, a Dezful, le forze di sicurezza e le Basij hanno fortificato i posti di blocco in tutta la città con muri di cemento per paura di disordini popolari", si riferisce ancora. 

Il governo iraniano, riporta Reuters citando funzionari iraniani, ha avvertito i paesi vicini che colpirà le basi statunitensi come rappresaglia per eventuali attacchi da parte di Washington. Teheran, spiega la fonte, ha comunicato ai paesi della regione, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei paesi saranno attaccate se gli Stati Uniti prenderanno di mira l'Iran chiedendo a questi paesi di impedire a Washington di attaccare l'Iran.

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