I sospetti dei familiari: "Possibile attentato, si facciano indagini”
La morte di Benny Sagi, giudice israeliano e presidente della Corte distrettuale di Beersheba, lascia perplessi in Israele e riapre un dibattito che va ben oltre la cronaca nera. Il magistrato, 54 anni, è deceduto domenica in un incidente stradale sulla Route 6, dopo essere stato investito mentre era in moto da un veicolo che si sarebbe immesso improvvisamente in autostrada da una strada secondaria. I soccorritori del Magen David Adom, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. La polizia ha avviato un’indagine parlando, allo stato attuale, di un grave incidente stradale.
A rendere la vicenda particolarmente delicata è però il ruolo ricoperto da Sagi all’interno del sistema giudiziario israeliano. Il giudice era infatti alla guida di procedimenti di altissimo profilo, tra cui il processo per corruzione a carico del primo ministro Benjamin Netanyahu, uno dei dossier più esplosivi della vita politica del Paese. Un incarico che lo aveva esposto a forti pressioni politiche e mediatiche, in un clima segnato da una crescente polarizzazione, da scontri istituzionali e da attacchi sempre più duri contro la magistratura.
È proprio questo contesto ad aver alimentato, sin dalle prime ore dopo l’incidente, interrogativi e sospetti. La famiglia di Sagi e numerosi osservatori internazionali hanno chiesto con forza che le indagini vadano oltre la ricostruzione formale della dinamica stradale, sollecitando verifiche approfondite sulle circostanze della morte e non escludendo l’ipotesi di un “attentato”. Sui media e sui social network, soprattutto negli ambienti più critici verso la tutela della sicurezza dei magistrati impegnati in casi politicamente sensibili, si moltiplicano le richieste di trasparenza e chiarezza. Al momento, tuttavia, le autorità ribadiscono che non esistono elementi ufficiali a sostegno di questa pista, pur assicurando che tutte le ipotesi vengono esaminate e invitando alla massima cautela.
