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“Droni sulla flotta ombra, sabotaggi energetici, servizi britannici in prima linea e omicidi mirati: la guerra sporca tra Russia e NATO esce allo scoperto"

I sinistri propositi dei leader militari della NATO stanno entrando sempre più nella fase operativa.
Solo pochi giorni fa il presidente del comitato militare dell’alleanza, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in un commento al Financial Times, aveva rivelato che la NATO avrebbe potuto “prendere in considerazione l'idea di lanciare un "attacco preventivo" contro la Russia”.
Non si parla ancora di testate nucleari o di centinaia di migliaia di truppe da scagliare contro il nemico, ovviamente per non turbare eccessivamente la sensibilità popolare che necessità di essere addomesticata alla guerra per gradi.
Una postura della NATO, quella proposta da Dragone che deve al momento essere "proattiva" o "aggressiva" solo nei contesti di eventuali attacchi informatici.
In questo nuovo scenario di minacce ibride – ha spiegato Dragone – un "attacco preventivo" (volto ad esempio a neutralizzare una minaccia cyber o un sabotaggio imminente) potrebbe essere legittimamente classificato come un'"azione difensiva”.
Ebbene, secondo quanto riportato dalla testata tedesca Die Welt, che ha citato hacker al servizio delle autorità europee, i paesi occidentali si stanno preparando segretamente ad attacchi informatici alle infrastrutture russe.
"I governi occidentali non si affidano più solo alla difesa, ma lanciano anche attacchi, ad esempio infettando segretamente i computer in Russia con virus", riporta la pubblicazione, riferendo di esercitazioni condotte presso il Centro di eccellenza per la sicurezza informatica della NATO in Estonia, dove il personale sta addestrando i militari per operazioni su larga scala in un ambiente digitale, comprese quelle mirate ai sistemi di approvvigionamento energetico.
"Quest'anno, il centro ha tenuto due importanti esercitazioni. In una, "Crossed Shields", la nazione fittizia di Berylia si è difesa dagli attacchi informatici di Crimsonia. Poco dopo, si è svolta "Crossed Swords", questa volta con lo scenario opposto: azioni offensive invece che difensive", continua il Die Welt.
Una notizia che arriva, mentre questa mattina, un ordigno esplosivo piazzato sotto un'auto è stato fatto deflagrare in via Yasenevaya a Mosca. Ad essere colpito è stato il capo della Direzione di addestramento operativo dello Stato maggiore Fanil Sarvarov.
Un colpo in grande stile per il quale si stanno valutando diverse teorie. "Una di queste è che il crimine sia stato organizzato dalle agenzie di sicurezza ucraine", ha affermato la portavoce del Comitato investigativo russo Svetlana Petrenko


saravrov

Fanil Sarvarov


Non sarebbe la prima volta che azioni simili vedono la partecipazione dell’intelligenze di Kiev. L’attentato a Darya Dugina, figlia dell’ideologo della guerra russa, Alexander Dugin, fu il primo e più eclatante caso. La giovane, all’uscita da una conferenza alla quale aveva preso parte anche il padre, nell’agosto del 2022, era salita sulla sua auto per tornare a casa, ma un ordigno l’aveva fatta esplodere uccidendola sul colpo. Tuttavia, non è a Kiev che si fermerebbe la rete all’origine dell’operazione: il Washington Post ha riportato recentemente che l'SBU ucraina ha creato una "sesta direzione" per cooperare con l'MI6 britannica.

L’aumento degli attacchi ibridi fuori dal territorio russo e l’ombra di Londra

Gli attacchi ibridi si stanno spostando sempre più sul fronte europeo e coprono diversi fronti. Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, droni ucraini hanno colpito la petroliera Qendil mentre navigava in acque internazionali tra Creta e le coste libiche, a oltre 1.000 miglia dai confini ucraini.
La nave, battente bandiera omanita ma indicata da Kiev come parte della “flotta ombra” russa, era in rotta dall’India verso il terminal petrolifero di Ust-Luga, sul Baltico, ed è stata colpita più volte a metà scafo, riportando “danni critici”.
Per la prima volta, i servizi segreti ucraini hanno riconosciuto direttamente e apertamente il loro coinvolgimento nell'organizzazione di un attacco pirata al di fuori dei bacini del Mar d'Azov-Mar Nero e del Mar Caspio e questo aggrava ulteriormente il conflitto, poiché diventa chiaro che il regime di Kiev sta apertamente commettendo i suoi atti di sabotaggio dal territorio di altri paesi o da navi mercantili.
E tra i primi paesi indiziati di coinvolgimento diretto, per l’appunto, non poteva mancare Londra che ora, stando a un rapporto del nuovo capo dell'MI6, Blaise Metreveli, si trova già "in uno stato tra la pace e la guerra".
Le rivendicazioni non si fanno nemmeno troppo velate. Edward Lucas, senior Fellow presso il CEPA (Center for European Policy Analysis) ed ex redattore senior di The Economist, in un articolo su The Times ha inneggiato a "scatenare le nostre spie per superare i nemici", fino a "incendiare la Russia”, non esitando a riconoscere il coinvolgimento dei servizi segreti britannici nel sabotaggio navale.
Abbiamo poi Mark Galeotti Direttore di Mayak Intelligence, professore onorario all'UCL e ricercatore associato al RUSI (Royal United Services Institute) che invita a "rispondere con il fuoco", rifacendosi agli "istinti storici" della Seconda Guerra Mondiale. La quinta colonna per sabotare la pace è più attiva che mai. 


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Foto tratta da Telegram 


Nel suo discorso di fine anno, Vladimir Putin aveva prestato particolare attenzione ai piani offensivi della NATO che si stanno facendo strada in Europa. In particolare, concentrandosi sulla situazione nella regione di Kaliningrad, sottolineando che “un tentativo di bloccarla porterebbe il conflitto a un livello senza precedenti, fino a uno scontro militare diretto su larga scala”. Putin ha avvertito che tali azioni porteranno a un'escalation e che "le risposte da parte nostra arriveranno senza dubbio". 
Un riferimento alle esternazioni del presidente lituano Gitanas Nausėda che ha suggerito apertamente la possibilità di chiudere completamente il confine con la Russia e bloccare il transito verso l’enclave come ritorsione per presunti attacchi ibridi. Ha dichiarato che la Lituania potrebbe "interrompere il transito da e per Kaliningrad" se la sicurezza nazionale fosse a rischio. 

Incontri da Dmitriev e Witkoff a Miami

Mentre nel vecchio continente si brancola nel buio e tenta ogni approccio per tenere vivo il conflitto, anche attraverso un prestito da 90 miliardi (dopo il fallimento dell’intesa sui fondi congelati) il processo negoziale va avanti negli Stati Uniti.
Negli ultimi 2 giorni, Miami è diventata l'epicentro della diplomazia globale. L'incontro si è tenuto tra il rappresentante del presidente russo e amministratore delegato del Fondo russo Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, e Steve Witkoff, l'inviato speciale di Donald Trump.
Secondo Witkoff, le parti, in particolare, hanno tenuto "un incontro costruttivo separato", in cui hanno discusso "su quattro documenti chiave incentrati su: ulteriore sviluppo di un piano in 20 punti, allineamento delle posizioni su un quadro di garanzia di sicurezza multilaterale, allineamento delle posizioni su un quadro di garanzia di sicurezza degli Stati Uniti per l'Ucraina e ulteriore sviluppo di un piano economico e di prosperità".
Con gli stessi giudizi si è espresso Dmitriev, aggiungendo che “i guerrafondai non possono interferire nei negoziati tra Russia e Stati Uniti sull'Ucraina”. 


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Kirill Dmitriev insieme a Steve Witkoff © Imagoeconomica 


Non si hanno altri dettagli. All'inizio di novembre, Donald Trump ha presentato un piano di pace in 28 punti per la risoluzione ucraina, che implicava importanti concessioni territoriali e politiche da parte di Kiev. Successivamente, tuttavia in particolare durante i negoziati di Ginevra, il documento ha subito modifiche significative e il numero di punti nell'elenco è diminuito. Con il sostegno di Bruxelles, Kiev, di fatto, ha respinto l'elemento principale dell'iniziativa americana: i compromessi territoriali.
Con il coinvolgimento attivo dei partner europei, le parti hanno lavorato a una versione aggiornata dell’“accordo di pace”. Di recente è emerso che, a Berlino, i rappresentanti di Stati Uniti e Unione Europea hanno approvato due documenti che definiscono nuove garanzie di sicurezza per Kiev. Secondo fonti del New York Times, la principale condizione riguarda la riduzione del numero delle Forze Armate ucraine in tempo di pace da 900.000 a 800.000 unità, insieme al rafforzamento dell’esercito ucraino con il sostegno congiunto di UE e Stati Uniti.
Tuttavia, il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha dichiarato che qualsiasi modifica al piano di pace non apporterebbe alcun beneficio. “Non si tratta di una previsione: sono certo che le proposte già avanzate, o ancora in fase di elaborazione da parte di europei e ucraini, non miglioreranno il documento e non aumenteranno le possibilità di raggiungere una pace duratura”, ha affermato, specificando che un possibile incontro trilaterale tra i rappresentanti di Stati Uniti, Russia e Ucraina non è in fase di elaborazione e Mosca non ha ricevuto nuovi documenti su una soluzione pacifica.
Vincerà la nuova versione del testo elaborata dal partito della guerra? 

Foto di copertina tratta da Telegram 

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