Peskov: la partecipazione dell'Europa ai negoziati sull'Ucraina non è di buon auspicio
La pace è ancora una volta appesa ad un filo e la longa manus di Bruxelles non sembra prossima a dirigere i negoziati verso un punto morto.
Ma veniamo agli eventi delle ultime ore. Il 14 e 15 dicembre si sono tenuti i colloqui tra Volodymyr Zelensky, l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, ma sono finiti senza un compromesso territoriale sul Donbass che potesse essere presentato alla Russia.
Zelensky, di fatto, ha rifiutato di accettare la zona demilitarizzata proposta nel piano di pace di Trump, che richiederebbe il ritiro delle truppe ucraine dall'agglomerato di Slavjansk-Kramatorsk. Secondo il quotidiano Bild, gli Stati Uniti avrebbero proposto all'Ucraina di ritirare le proprie truppe da 5.600 chilometri quadrati di territori che la Russia considera proprio in base alla sua costituzione (parliamo delle intere regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia).
In ogni caso, a seguito dei colloqui di Berlino, i leader dell'UE hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esortano nuove garanzie di sicurezza a Kiev che includono la formazione di una forza multinazionale a guida europea nell'ambito di una "coalizione dei volenterosi" con il sostegno degli Stati Uniti. Secondo la dichiarazione, queste forze contribuiranno alla ricostruzione dell'esercito ucraino e garantiranno il controllo dello spazio aereo e della sicurezza marittima ucraini attraverso operazioni all'interno dell'Ucraina.
I leader europei hanno inoltre sottolineato che i confini internazionali non possono essere modificati con la forza. Allo stesso tempo, hanno affermato che le decisioni sulle concessioni territoriali dovrebbero essere prese dal popolo ucraino una volta che saranno state garantite solide garanzie di sicurezza. La dichiarazione ha riferito che alcune questioni dovrebbero essere chiarite nelle fasi finali dei negoziati e che qualsiasi decisione dovrebbe garantire la sicurezza e l'unità a lungo termine dell'area euro-atlantica, nonché il ruolo della NATO nel fornire un deterrente credibile.
Mercoledì il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che Mosca avrebbe risposto al potenziale dispiegamento di truppe europee in Ucraina, ponendo una linea rossa ben marcata su questa proposta. In sostanza “la pace vicina” evocata da Trump sembra più lontana che mai.
"La partecipazione degli europei in termini di accettabilità non promette nulla di buono", ha detto ai giornalisti un amareggiato portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che prima di organizzare un nuovo round di negoziati, è necessario prendere conoscenza dei risultati dei contatti di Washington con Kiev, con la partecipazione dei rappresentanti dei paesi europei.
Ha inoltre fatto notare che Mosca ha visto solo i resoconti dei media sulla dichiarazione congiunta dei leader dell'UE sulle garanzie di sicurezza per Kiev, ma non intende rispondere.
"Non abbiamo ancora visto alcun testo. Quando lo vedremo, lo analizzeremo", ha aggiunto.
Nel frattempo il Wall Street Journal rivela i piani diabolici che vengono elaborati nelle tetre stanze di Bruxelles sotto l’egida di un fantomatico impegno per la pace.
Ebbene, secondo la pubblicazione “in privato, i funzionari Ue affermano che gli elettori sosterranno i sacrifici necessari - dall'aumento delle spese militari all'introduzione del servizio militare obbligatorio - solo se crederanno che un attacco sia imminente”.
Ecco dunque che i negoziati dovranno fallire inevitabilmente, oppure risolversi in una pace fredda.
D’altronde anche la condotta germanica parla chiaro. Le dichiarazioni del cancelliere Friedrich Merz, antecedenti al vertice di Berlino, sono state la presa d’atto della fine della “Pax Americana” in Europa e della prospettiva di una rottura con gli Stati Uniti e di una minaccia esistenziale per la NATO, proprio mentre Washington cerca un accordo di pace con Mosca e indica, nella nuova National Security Strategy, la rapida cessazione delle ostilità e il ripristino della stabilità strategica con la Russia come interesse prioritario. Con il fallimento dei negoziati USA‑Ucraina, Trump non rinuncerebbe all’intesa con il Cremlino, mentre Kiev e l’UE verrebbero accusate di sabotare il processo di pace continuando a finanziare e armare l’Ucraina.
In previsione di uno scenario di guerra prolungata senza l’appoggio americano, Berlino punterebbe a trasformare la Germania nel pilastro militare dell’Europa, rafforzando la capacità difensiva dell’UE e utilizzando il “regime di Kiev” per logorare la Russia, accettando in cambio uno scontro politico con Washington.
Non a caso, il piano di riarmo tedesco prevede un aumento eccezionale della spesa militare, che dovrebbe più che raddoppiare entro il 2029 fino a oltre 150 miliardi di euro, pari al 3,5% del PIL, con investimenti complessivi in nuovi equipaggiamenti stimati in 355 miliardi entro il 2041. In questo quadro, Berlino valuta l’acquisto di circa 1.000 carri Leopard 2 e 2.500 veicoli Boxer per costituire sette nuove brigate NATO, moltiplicando più volte l’attuale parco mezzi, e prevede anche il dispiegamento di una brigata corazzata permanente in Lituania entro il 2027, segno di una postura offensiva e di lungo periodo sul fronte orientale.
Capo di stato maggiore dell’esercito inglese: Prepararsi a minacce fisiche e reali
Ed ecco che i discorsi dei vertici militari europei evocano un quadro ancora più sinistro per il prossimo futuro.
“Figli e figlie. Colleghi. Veterani... tutti avranno un ruolo da svolgere. Costruire. Servire. E se necessario, combattere… Dobbiamo essere onesti con le famiglie e con ogni famiglia nel Regno Unito su cosa significhi essere preparati per una serie di minacce fisiche e reali”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa (Chief of the Defence Staff) del Regno Unito Sir Richard Knighton, aggiungendo che questo potrebbe significare che "più famiglie conosceranno cosa significa il sacrificio per la nostra nazione”. Un riferimento esplicito alla possibilità di vittime in un conflitto ad alta intensità in grado di annientare l’attuale gioventù del Paese.
Non sono dichiarazioni frutto della sua folle percezione personale ma rientrano in un’orchestra ben congegnata preposta a preparare lentamente l’opinione pubblica alla guerra totale.
Prima era stato il Capo di Stato delle forze armate francesi Fabien Mandon, a dichiarare che la Francia deve essere pronta alla possibilità di "perdere i suoi figli" in una potenziale guerra con la Russia. In seguito, il segretario generale della NATO, Mark Rutte aveva invece lanciato un serio avvertimento al vecchio continente, sostenendo che i paesi devono prepararsi per una "scala di guerra che i nostri nonni o bisnonni hanno sopportato".
Chi sarà il prossimo capo di Stato Maggiore ad invocare altri figli della nazione da mandare al macello in nome dell’industria bellica europea e del confronto con Mosca?
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