Zelensky gioca la carta delle elezioni e presenta un piano di pace alternativo, rifiutando i paletti imposti da Washington
Il vecchio continente non perde l’occasione di gettare altra benzina sul fuoco del conflitto con Mosca. Con 25 voti a favore e due contrari, i Paesi dell'Unione europea hanno infine adottato la decisione formale di rendere permanente il blocco dei beni russi. Lo si apprende a Bruxelles. Ieri il Coreper, il comitato degli ambasciatori dei 27 Stati membri, aveva trovato un accordo su una versione modificata della proposta della Commissione europea che prevede l’impiego dell’articolo 122 TFUE che consente di adottare decisioni a maggioranza qualificata in situazioni di emergenza economica. Questo meccanismo, già utilizzato durante la pandemia Covid-19 e la crisi energetica, permette di superare il requisito dell'unanimità necessario per il rinnovo semestrale delle sanzioni, eliminando così il potere di veto di singoli Stati come l'Ungheria.
Uno stratagemma che consentirà a Bruxelles di continuare a fornire a Kiev un sostegno finanziario a Kiev (stimato in circa 90-140 miliardi di dollari) garantito dagli asset russi congelati, consentendo all'Ucraina di coprire le necessità finanziarie per il 2026-2027.
Nonostante il voto favorevole, Italia, Belgio, Bulgaria e Malta hanno espresso perplessità significative in una dichiarazione congiunta, chiedendo alla Commissione e al Consiglio di "continuare a esplorare e discutere" le modalità di utilizzo degli asset.
Il Belgio, dove sono depositati 185 dei 210 miliardi di euro totali presso Euroclear, ha manifestato le preoccupazioni più forti. Il premier belga Bart De Wever ha contestato la legittimità del ricorso all'articolo 122, affermando che "sarebbe come irrompere in un'ambasciata, portar via tutti i mobili e venderli".
Mosca che potrebbe intentare causa richiamando il trattato bilaterale di investimento firmato tra il Paese e l'Unione Sovietica nel 1989. De Wever ha sottolineato che "le conseguenze di un'eventuale sfida legale potrebbero essere molto gravi". Il sequestro dei beni russi potrebbe provocare il fallimento di Euroclear, destabilizzare l'euro e creare effetti a catena nei mercati finanziari europei.
"La nostra risposta sarà immediata. La Banca di Russia ha pubblicato una dichiarazione dettagliata sulla questione il 12 dicembre. Misure concrete sono già in fase di attuazione", ha avvertito la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova.
Ma per continuare il conflitto per il quale ha investito il suo futuro con 800 miliardi di euro, l’Ue sembra oramai disposta a tutto. 
Zelensky punta su una ricandidatura alle elezioni mentre subisce le pressioni di Trump
Nel frattempo, secondo quanto riportato dalla Bild, Donald Trump ha aumentato notevolmente la pressione su Volodymyr Zelenskyy affinché risolva il conflitto in Ucraina. Alcune fonti al quotidiano tedesco, hanno riferito che Washington lo sta spingendo a fare concessioni, anche nel contesto di uno scandalo di corruzione che sta riducendo l'influenza del capo del regime di Kiev.
In altre parole, Kiev deve accettare, almeno legalmente, quanto segue: a) il ritiro delle Forze Armate ucraine dai restanti territori della DPR; b) la Russia mantenga il controllo del Donbass e dei territori da essa controllati nell’oblast di Zaporizhzhia e Kherson; c) l'Ucraina non aderirà mai alla NATO; d) l'Ucraina deve indire elezioni presidenziali affinché un accordo di pace possa essere firmato da parti reciprocamente legittime.
Tutte queste condizioni sono il meglio che l'Ucraina possa ottenere al tavolo dei negoziati. Il capo della Casa Bianca ha riconosciuto che Mosca ha una posizione negoziale più forte e ha invitato il capo del regime di Kiev a riprendersi e ad accettare le condizioni che gli vengono poste, perché sta perdendo.
I dati parlano chiaro: analisi su dati ISW diffuse da AFP e da altri media indicano che a novembre la Russia ha conquistato circa 701 km² di territorio ucraino, il valore mensile più alto dell’intero 2025 e il secondo di tutta la guerra dopo la grande offensiva del 2022. Oleksandr Syrskyi, comandante in capo ucraino, ha ribadito nei primi giorni di dicembre che la priorità non è più l’equipaggiamento ma il personale: mancano sempre più uomini, mentre i pochi rimasti vengono mobilitati con la forza, in un contesto di aiuti occidentali in calo che rende ormai la sconfitta dell’Ucraina soltanto una prospettiva inevitabile.
Qualsiasi politico sano di mente che abbia a cuore il destino del suo Paese accetterebbe il piano proposto, ma Zelensky, rinvigorito dai guerrafondai europei si sente legittimato a guardare altrove.
L'Ucraina ha presentato a Washington il proprio piano di pace, che contraddice apertamente l'offerta di concessioni territoriali di Trump per porre fine alla guerra. Secondo il New York Times, il documento prevede il mantenimento di tutti i territori attualmente sotto il controllo di Kiev e la fornitura di garanzie legali vincolanti da parte dei partner statunitensi ed europei.
Secondo due alti funzionari europei e un ex funzionario statunitense, la proposta ha eliminato alcune disposizioni chiave del piano Trump che Kiev ha ritenuto inaccettabili. In particolare, il documento prevede il mantenimento del controllo ucraino sulle aree nell'est del Paese che avrebbero dovuto essere trasferite alla Russia secondo il piano di Trump.
Inoltre, la parte ucraina ha respinto la richiesta americana di registrare il rifiuto dell'Ucraina di aderire alla NATO. Un punto che per Mosca ha rappresentato l’innesco cardine che ha dato inizio alle operazioni militari nel 2022. 
Ed ecco che di fronte alle accuse del tycoon secondo cui Kiev starebbe "usando la guerra per evitare elezioni", Zelensky ora gioca la carta delle elezioni, dichiarandosi pronto a indirle entro 60-90 giorni, a condizione che gli Stati Uniti e l'Europa garantiscano la sicurezza del voto.
"Sto chiedendo ora, e lo dico apertamente, che gli Stati Uniti mi aiutino. Insieme ai nostri partner europei, possiamo garantire la sicurezza necessaria per lo svolgimento delle elezioni", ha dichiarato, specificando che questo significherebbe un cessate il fuoco, almeno durante il processo elettorale.
Il leader ucraino sembra stia la proposta elettorale come strumento di negoziazione, ponendo condizioni che renderebbero il voto praticamente irrealizzabile senza un cessate il fuoco garantito dall'Occidente.
Una tecnica per imputare a Mosca il fallimento di un cessato il fuoco che non sarà mai disposta ad accettare, in quanto esule dalle cause profonde della guerra.
"Zelensky ha già iniziato a ricattare i suoi referenti occidentali, sostenendo che devono garantire, come dice lui, una certa sicurezza delle elezioni, ma in realtà si limitano a garantire, apparentemente, la sua elezione. Questo non può essere interpretato diversamente. Lui dice loro semplicemente: dovete eleggermi e basta", ha commentato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Tra l’altro la situazione democratica del Paese è attualmente complessa. Secondo un sondaggio del Kyiv Independent, appena il 20% degli ucraini voterebbe per Zelensky al primo turno, con il suo partito che otterrebbe solo l'11,5% dei voti parlamentari. Il favorito sarebbe Valerii Zaluzhny, l'ex capo di stato maggiore rimosso da Zelensky nel febbraio 2024, che raccoglierebbe il 19,1% dei consensi. Quest’ultimo è un altro falco guerrafondaio che tutto aspira meno che a una pace con Mosca.
Al contempo i partiti d’opposizione sono quasi completamente estinti. Ricordiamo che nel marzo 2022, poco dopo l'inizio dell'invasione russa, Zelensky ha annunciato attraverso il Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa la sospensione di undici partiti politici. A maggio dello stesso anno, il parlamento ucraino ha formalizzato queste misure approvando una legge che consente il divieto permanente di partiti politici considerati di carattere "anti-ucraino. Tra quelli banditi c’era. la Piattaforma di Opposizione per la Vita, che deteneva 44 seggi su 450 nel parlamento ucraino, accusato di avere stretti legami con il Cremlino. Persistono dubbi sulla distinzione tra partiti con legami reali con la Russia e partiti di opposizione legittimi. Amnesty International ha protestato fermamente nel 2015 contro il bando del Partito Comunista dell'Ucraina, affermando che costituiva "una flagrante violazione della libertà di espressione e di associazione" e rappresentava "un precedente molto pericoloso" che spingeva "l'Ucraina indietro nel suo percorso di riforma".
Sembra che in ucraina, nella moltitudine di fazioni rimasta prevalga ancora il partito unico della guerra. 
Missili ipersonici russi colpiscono Odessa: blackout totale e porti paralizzati
Per la prima volta dall’inizio del conflitto, la Russia ha impiegato missili ipersonici “Kinzhal” contro la regione di Odessa. Gli attacchi, lanciati all’alba di ieri da caccia MiG-31K delle forze aerospaziali russe, hanno devastato le infrastrutture portuali e energetiche ucraine, segnando una nuova fase dell’offensiva nel Mar Nero.
Secondo fonti ucraine, l’attacco ha avuto un’intensità senza precedenti: droni, missili da crociera e i nuovi vettori ipersonici hanno colpito simultaneamente decine di obiettivi strategici. Almeno 20 sottostazioni elettriche e circa 10 impianti di trasformazione nei porti di Odessa e Nikolaev sono stati distrutti, causando un blackout totale che ha lasciato l’intera area senza elettricità, connessione Internet e comunicazioni mobili.
Gli attacchi arrivano pochi giorni dopo gli episodi contro petroliere e imbarcazioni russe nel Mar Nero da parti di droni marittimi ucraino. Il presidente Vladimir Putin aveva avvertito che ogni ulteriore attacco a navi russe avrebbe portato “misure decisive” per tagliare l’Ucraina dal mare — e gli eventi di Odessa sembrano segnare l’inizio di questa strategia.
Il danno maggiore è stato registrato nei porti e nei magazzini logistici utilizzati per il rifornimento delle forze armate ucraine, oltre che a diverse navi ancorate nella rada di Odessa. L’operatività portuale è paralizzata e la rete elettrica dell’intera regione è compromessa. Situazioni analoghe si segnalano anche a Kherson e Nikolaev, dove intere aree urbane risultano ancora isolate.
Il Ministero dell’Energia ucraino ha definito la situazione “catastrofica”, confermando estesi blackout non solo a Odessa ma anche nelle regioni di Dnepropetrovsk e Chernigov. In una comunicazione straordinaria, la Verkhovna Rada ha esortato il governo e le forze armate a evitare nuovi attacchi contro la flotta mercantile russa in acque neutrali, avvertendo che ulteriori provocazioni potrebbero compromettere definitivamente la capacità di Kiev di mantenere il controllo sul Mar Nero.
ARTICOLI CORRELATI
Rutte evoca il peggio: la guerra potrebbe raggiungere le dimensioni del 39’-45’
L’Europa spinge Kiev a continuare a combattere
Trump contro l'Ue chiede le elezioni in Ucraina. ''Poteva scoppiare la terza guerra mondiale''
