La solidarietà del presidente colombiano per il cooperante delle Nazioni Unite. I genitori: “Serve tutta la verità” La storia di Mario Paciolla, il cooperante italiano al servizio delle Nazioni Unite in Colombia, trovato morto il 15 luglio 2020 nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, ai margini della regione amazzonica, resta ancora avvolta nel mistero. Inizialmente archiviata come suicidio, la morte del cooperante presenta ancora molti, troppi elementi oscuri.
Nelle ultime ore la vicenda di Paciolla è tornata a intrecciarsi con la politica internazionale. Il presidente colombiano Gustavo Petro (in foto) ha scritto personalmente una lettera ai genitori del cooperante delle Nazioni Unite, Mario Paciolla, Anna e Pino Paciolla. Una missiva che riconosce il grande valore umano e politico rappresentato dalla vita di loro figlio.
Dopo l’archiviazione dell’indagine per omicidio da parte del Tribunale di Roma, i genitori di Paciolla si erano rivolti direttamente al capo dello Stato colombiano, chiedendo un impegno più deciso delle istituzioni. La loro lettera è stata consegnata personalmente a Petro da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite.
La risposta del presidente colombiano è arrivata nei giorni scorsi. Petro scrive di aver letto “con attenzione e commozione ciascuna delle parole” rivoltegli dai genitori. Le ha definite “testimonianza dell’immenso amore per vostro figlio Mario e del dolore che ancora accompagna la sua assenza”. Il presidente ha riconosciuto che “nessuna frase può riparare la perdita” subita, ma ha affermato anche di voler esprimere “la sincera solidarietà di un intero Paese che apprezza l’impegno di coloro che hanno lavorato per la pace”.
Nel ricordare Paciolla, Petro ha sottolineato che il cooperante delle Nazioni Unite era mosso da “un ideale profondamente umano: credere che la pace sia possibile anche nelle terre più colpite dalla violenza”. Per il presidente colombiano, il giovane Paciolla è stato un uomo profondamente impegnato “per la giustizia, per i diritti umani e per i più vulnerabili”, un “autentico costruttore di vita” il cui lascito, scrive il presidente, “non è indifferente né a questo Governo né alla società colombiana”.
“Nella mia responsabilità di Presidente della Repubblica - ha ribadito Petro - vi manifesto che la vostra voce sarà ascoltata”, legando questa promessa a una visione più ampia in cui “la pace non è solo un obiettivo politico: è un impegno etico”. Mario Paciolla, ha aggiunto, diventa “simbolo di questa speranza”, una memoria che dovrebbe impedire di “permettere che la violenza continui a strapparci l’umanità che ci unisce”.
Le parole del presidente sono state accolte con rispetto dai genitori di Paciolla. Anna e Pino Paciolla hanno ringraziato Petro “per la risposta affettuosa e per le parole di vicinanza”, spiegando di averle ricevute “con profonda emozione”. Hanno però voluto ribadire ciò che sostengono da tempo: “Mario è stato assassinato”. Una convinzione che definiscono “una ferita che non può e non deve essere ignorata”. Per questo continuano a chiedere con fermezza che “la verità su ciò che gli è accaduto venga cercata fino in fondo, senza esitazioni, senza riserve, senza ombre”. Non c’è spazio, spiegano, per l’equivoco: “Non chiediamo vendetta: chiediamo giustizia”.
Fonte: Il Manifesto
Foto © Imagoeconomica
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