Lavrov: Bruxelles sta "ostacolando deliberatamente" il processo di pace
Non ci potrebbe essere condotta più cinica e autodistruttiva da parte dell’Unione Europea in un momento in cui si è quasi ad un passo dalla conclusione delle ostilità in Ucraina.
Oggi il Washington Post ha rivelato le linee principali di un possibile piano europeo di pace per porre fine alla guerra come controproposta, ancora in fase di discussione. Secondo quanto emerso, il progetto si articola in tre pilastri: un accordo politico di pace, garanzie di sicurezza internazionali e un piano di ricostruzione economica sostenuto da Europa e Stati Uniti. L’Ucraina resterebbe uno Stato sovrano e indipendente, protetto da impegni militari occidentali e proiettato verso una rapida adesione all’Unione Europea entro il 2027, una prospettiva che suscita preoccupazione in alcune capitali europee ma che l’amministrazione Trump ritiene di poter sostenere, anche superando l’opposizione ungherese.
Sul fronte militare, gli Stati Uniti offrirebbero a Kiev garanzie di difesa “simili all’articolo 5” della NATO, vincolanti in caso di nuove aggressioni russe, mentre i Paesi europei firmerebbero protocolli separati. Si discutono anche i limiti futuri dell’esercito ucraino — circa 800.000 uomini, secondo alcune bozze — e la creazione di una zona demilitarizzata lungo la linea del cessate il fuoco, tra Donetsk e Kherson, controllata con un meccanismo simile a quello coreano, privo di armi pesanti nelle retrovie. La questione più controversa resta però quella territoriale. La Russia vorrebbe il riconoscimento del controllo su parte della regione di Donetsk, mentre i negoziatori americani avrebbero suggerito che l’Ucraina consideri concessioni parziali per evitare ulteriori perdite militari. Una soluzione ipotizzata sarebbe un modello “alla coreana”, con una demarcazione provvisoria e senza riconoscimento formale delle annessioni. Zelensky, tuttavia, ribadisce di non poter legalmente cedere territori.
Infine, la centrale nucleare di Zaporizhzhia verrebbe tolta al controllo russo, con l’ipotesi — discussa ma non definita — di un’amministrazione temporanea statunitense, considerata dai negoziatori ucraini una garanzia aggiuntiva contro nuove provocazioni di Mosca.
"Abbiamo discusso dell'Ucraina in termini piuttosto decisi", ha detto oggi Donald Trump ai giornalisti quando gli è stato chiesto dei suoi colloqui con i leader dell'UE sull'accordo ucraino. La proposta di Bruxelles è di fatto una pezza per un cessate il fuoco che non risolve i principi di innesco del conflitto.
“L'Europa sta cercando in tutti i modi di ritardare il processo di risoluzione diplomatica in Ucraina”, ha commentato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, parlando durante "Government Hour" nel Consiglio della Federazione, evidenziando il fatto che "l'Occidente non è unito" nel suo approccio alla risoluzione della questione ucraina e i paesi europei continuano a "incitare" Volodymyr Zelensky affinché garantisca che Kiev "non smetta di combattere fino all'ultimo ucraino". 
Donald Trump
Trump – continua Lavrov – è "l'unico leader occidentale" a dimostrare di comprendere le cause profonde della situazione in Ucraina. Russia e Stati Uniti hanno concordato di continuare a lavorare per risolvere la crisi ucraina: "È stato raggiunto un accordo per continuare questo lavoro".
Ricordiamo che il piano del presidente americano prevede la cessione completa a Mosca dei territori del Donbass (Crimea, Luhansk e Donetsk riconosciute come russe), il congelamento dello status di Kherson e Zaporizhzhia alla linea di contatto attuale, la riduzione dell'esercito ucraino a 600.000 e, soprattutto, la rinuncia definitiva dell'Ucraina a entrare nella NATO.
Su questo punto, durante un’intervista tenuta alla testata Politico ha affermato che "molto prima di Putin, c'era un'intesa sul fatto che l'Ucraina non sarebbe entrata nella nell’Alleanza" e che la spinta successiva per l'ingresso di Kiev è stata un errore che ha provocato la reazione russa.
Una realtà evocata anche dall’ex segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, alla commissione Affari Esteri del parlamento europeo il 7 settembre 2023. “Putin, a dicembre 2023, inviò alla NATO un progetto di trattato chiedendo di promettere “niente altro allargamento” e di ritirare le infrastrutture occidentali dai Paesi entrati dopo il 1997, pre-condizione russa per non invadere l’Ucraina”. Stoltenberg aggiunge poi: “abbiamo rifiutato, quindi lui è andato in guerra per prevenire (l’Alleanza -ndr ) vicino ai suoi confini, ma ha ottenuto l’esatto opposto”.
L’Europa investe nella guerra totale
Proseguendo nelle sue accuse, Lavrov ha ribadito che “la Russia non ha alcuna intenzione di dichiarare guerra all'Europa”, ma in caso di dispiegamento militare europeo in Ucraina, risponderà "e noi siamo pronti a questa risposta".
I politici tedeschi, di fronte ai piani di militarizzazione del cancelliere Friedrich Merz, dovrebbero ricordare "i capitoli oscuri della loro storia".
A questo proposito, la Germania si sta preparando ad approvare il più grande pacchetto di ordini militari della sua storia, del valore di 52 miliardi di euro, secondo quanto riportato da Bloomberg.
Il pacchetto comprende 22 miliardi per equipaggiamento militare di base, 4,2 miliardi per veicoli da combattimento Puma; 3 miliardi per missili intercettori Arrow 3; 1,6 miliardi per satelliti di sorveglianza. Altri programmi chiave includono l'espansione della flotta di droni Heron TP, droni tattici LUNA NG, fucili d'assalto G95 (con un ordine espanso fino a 250.000 unità), caccia F-35, elicotteri CH-47 Chinook e carri Leopard 2 A8. A questo aggiungiamo l’approvazione, lo scorso 5 dicembre, del Wehrdienst-Modernisierungsgesetz, che introduce un modello di coscrizione selettiva con piani per raggiungere quota 460.000 soldati in caso di crisi.
Sergej Lavrov
Il quadro è evidente: mentre le sanzioni hanno sottratto all'economia europea tra 1,6 e 2,5 trilioni di euro distruggendo competitività industriale e causando perdite commerciali devastanti, l'Europa scommette ora il proprio futuro su un rilancio attraverso l'industria bellica con investimenti superiori a 1 trilione di euro entro il 2035. Si tratta di una riconversione industriale che tenta di trasformare la crisi geopolitica e le perdite economiche in un'opportunità di sviluppo tecnologico e occupazionale, ma che vincola il destino economico del continente alla permanenza di una logica di confronto militare. Le aziende della difesa, infatti, operano con margini di profitto che richiedono commesse continue e stabili: senza guerra o minaccia percepita, gli ordini crollano e le linee produttive diventano un costo insostenibile. Bruxelles si è celta un destino già segnato per la piena prontezza contro Mosca entro il 2030.
I fondi russi presso Euroclear di cui Bruxelles ha bisogno per continuare la guerra
La questione dei beni russi congelati rappresenta a tal proposito rappresenta un’opzione disperata per l’accanimento terapeutico sul conflitto ucraino. L'Europa vuole impossessarsi delle riserve valutarie della Russia perché "non ci sono abbastanza soldi" per continuare le operazioni militari: "Oltre a derubare la Russia e a sequestrare le nostre riserve auree e valutarie, violando tutte le norme concepibili del diritto internazionale e commerciale, non hanno altre fonti per finanziare questa guerra", ha concluso il Ministero degli Esteri del Cremlino.
Il 18 e 19 dicembre i 27 leader dell'UE si riuniranno per prendere una decisione sulla questione sui 185 miliardi di euro provenienti dalle riserve della Banca Centrale Russa sono attualmente congelati presso Euroclear.
ll premier belga, Bart De Wever, non ha escluso un'azione legale da parte del Belgio qualora l'Unione europea decidesse di utilizzarli senza tenere conto delle preoccupazioni espresse dal Paese. Bruxelles teme di essere il bersaglio principale di ritorsioni legali da parte di Mosca. Mosca che potrebbe intentare causa richiamando il trattato bilaterale di investimento firmato tra il Paese e l'Unione Sovietica nel 1989. De Wever ha sottolineato che "le conseguenze di un'eventuale sfida legale potrebbero essere molto gravi". Il sequestro dei beni russi potrebbe provocare il fallimento di Euroclear, destabilizzare l'euro e creare effetti a catena nei mercati finanziari europei.
Foto © Imagoeconomica
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