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Due uomini rimangono disperatamente aggrappati ad una nave alla deriva, già dilaniata da un missile americano che aveva già ucciso diversi occupanti. Ma l’ordine impartito dal segretario alla Difesa Pete Hegseth è spietato, “devono essere eliminati”, non si possono lasciare superstiti.
È quanto emerge da un’indagine del Washington Post pubblicata nei giorni scorsi che svela i retroscena della campagna statunitense “contro il narcotraffico” a largo delle coste venezuelane, iniziata proprio il 2 settembre scorso con l’episodio sopracitato.

Il primo missile lanciato dalla SEAL Team 6 colpì l'imbarcazione, incendiandola. Le riprese aeree mostrarono però due uomini ancora vivi, aggrappati ai rottami dello scafo. A quel punto, secondo le fonti citate dalla pubblicazione, l'ammiraglio Frank "Mitch" Bradley, comandante del Comando per le Operazioni Speciali (SOCOM), ordinò un secondo attacco per "eliminare i sopravvissuti".
Hegseth ha inizialmente negato di aver impartito tale ordine, sostenendo di non essere stato presente durante la decisione del secondo strike e attribuendo la responsabilità all'ammiraglio. Bradley, dal canto suo, durante un briefing classificato davanti alle commissioni Difesa e Intelligence del Congresso, ha difeso la legittimità dell'operazione sostenendo che i due sopravvissuti costituivano ancora "obiettivi legittimi" perché, se lasciati liberi, avrebbero potuto riprendere il traffico di droga. L'imbarcazione venne colpita in totale quattro volte, assicurandosi che nessuno sopravvivesse.

Il capo del Pentagono, in ogni caso, non ha fatto mistero in passato, di appoggiare una dottrina bellicista, svincolata da ogni cavillo giuridico o umanitario.
Nel suo libro The War on Warriors, Hegseth attacca ferocemente i Judge Advocate Generals (JAG), gli avvocati militari incaricati di fornire consulenza indipendente sulla legalità delle operazioni, schernendoli con il termine "jagoffs". Attribuiva a loro, la responsabilità del fatto che gli Stati Uniti non abbiano vinto nessuna guerra dalla Seconda guerra mondiale, proprio a causa dell’imposizione di "regole d'ingaggio troppo restrittive" che avrebbero consentito ai nemici di ottenere vantaggi sul campo di battaglia. Una volta assunto l'incarico, ha dato seguito alle sue parole licenziando i principali consulenti legali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, sostenendo che rappresentassero "ostacoli agli ordini impartiti da un comandante in capo".

Quello del 2 settembre ha rappresentato il primo episodio di una campagna che ha visto gli Usa condurre almeno 21 raid contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga, causando 87 morti.
Una brutalità perpetrata mentre né il governo statunitense né il Pentagono hanno fornito prove pubbliche che confermino i legami delle vittime con il narcotraffico.
Tra l’altro, come abbiamo più volte evidenziato, il World Drug Report 2025 dell'UNODC conferma che il Venezuela rimane libero da colture illecite e appare con una menzione minima come rotta per il traffico di droga verso Stati Uniti ed Europa. Secondo l'analisi del media venezuelano Misión Verdad basata sul rapporto ONU, la "grande autostrada" per gli Stati Uniti esce attraverso il Pacifico colombiano ed ecuadoriano (87% del flusso), con l'8% attraverso i Caraibi/Guajira e solo il 5% che cerca di attraversare il territorio venezuelano.
D’altra parte, Caracas detiene le maggiori riserve petrolifere comprovate al mondo, con circa 303 miliardi di barili, pari al 18% delle riserve globali totali.

Ed ecco che la campagna di attacchi mirati statunitensi può raggiungere la massima brutalità possibile.
Il 10 novembre 2025, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha pubblicamente denunciato gli attacchi statunitensi come "inaccettabili", definendoli "esecuzioni extragiudiziali" e chiedendo agli Stati Uniti di fermarli immediatamente. Türk ha sottolineato che queste azioni violano il diritto internazionale indipendentemente dai reati penali di cui le persone uccise vengono accusate, richiedendo indagini rapide, indipendenti e trasparenti.

Dal punto di vista giuridico, le accuse poggiano su pilastri consolidati del diritto internazionale umanitario. A questo proposito, un gruppo di ex avvocati militari statunitensi, i Judge Advocate Generals (JAG), ha pubblicato un promemoria ripreso dalla stampa specializzata in cui accusa Hegseth di aver ordinato o convalidato attacchi che hanno causato la morte di sopravvissuti, in violazione dell'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra e della Convenzione dell'Aia del 1907.
L’impero in decadenza rivela senza più maschere la sua vera ferocia disumana.  

Foto © Imagoeconomica 

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