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Il leader del Cremlino: “La Russia non ha intenzione di combattere l’Europa, ma è pronta se inizia per prima

Il fronte di Bruxelles è più unito che mai per garantire che ogni processo negoziale con Mosca raggiunga un punto morto, in quanto la strada maestra ormai designata nel verde giardino europeo è la trincea. Nei giorni scorsi l’allarmato ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, aveva dichiarato a RIA Novosti che l'Europa si sta preparando alla guerra con la Russia e che la questione del prossimo periodo sarà “se sarà possibile salvare il continente dalla distruzione”.

I piani offensivi vengono gettati all’opinione pubblica in maniera sempre più esplicita. Ieri il presidente del comitato militare dell’alleanza, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha affermato che “la NATO potrebbe prendere in considerazione l'idea di lanciare un "attacco preventivo" contro la Russia”. Una postura proattiva che per ora si applica solo nei contesti di eventuali attacchi informatici, ma che segna un preoccupante cambio di passo nel linguaggio dei leader militari europei. Si parla di minacce ibride russe senza che venga fornita alcuna prova che la responsabilità arrivi dal Cremlino. Basti pensare ai droni Gerbera lanciati sulla Polonia, in molti casi trovati senza motori e senza i fantomatici doppi serbatoi che gli avrebbero consentito la gittata necessaria per partire dal territorio russo.
  

A Mosca i negoziati tra Witkoff e Putin: i punti critici restano

Nel frattempo a Mosca, secondo il consigliere del presidente russo Yuri Ushakov, Vladimir Putin ha tenuto un incontro definito “utile, costruttivo e molto istruttivo” con l’inviato presidenziale statunitense Steve Witkoff e con Jared Kushner, genero di Trump.

Pur senza entrare nei dettagli, Ushakov ha chiarito che non si è discusso di formulazioni specifiche, ma dell’essenza generale delle proposte americane. Mosca, ha aggiunto il consigliere, considera alcuni elementi del piano “accettabili”, mentre altri suscitano critiche e riserve. Uno dei nodi centrali del confronto ha riguardato le questioni territoriali, che per la Russia rappresentano un elemento imprescindibile di qualsiasi possibile soluzione al conflitto ucraino. Ha spiegato che l’incontro ha permesso di condurre una discussione franca sulle possibili vie d’uscita dalla crisi e su come proseguire il lavoro diplomatico.
Di fatto non è stato raggiunto un compromesso. Soprattutto dopo che Kiev ha respinto le condizioni chiave del piano americano durante i negoziati tenuti a Miami, in Florida, alla presenza del Segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Witkoff e Kushner, nonché il responsabile del team negoziale ucraino Rustem Umerov.


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Da sinistra: Jared Kushner, Kirill Dmitriev e Steve Witkoff


La posizione dell’Ucraina è sostanzialmente rimasta invariata: un eventuale cessate il fuoco deve rispettare l’attuale linea del fronte, e solo successivamente potranno iniziare discussioni sui territori. L’Ucraina inoltre – secondo quanto riportato da funzionari ucraini a RBC Ukraine – ha ribadito che l’adesione alla NATO è sancita dalla Costituzione e non è disposta a modificarla, considerando un eventuale cambiamento un pericoloso precedente.

Non parliamo certo di una questione di poco conto per Mosca. Come ricordato dall’ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg alla commissione Affari Esteri del parlamento europeo il 7 settembre 2023, Putin inviò alla NATO un progetto di trattato chiedendo di promettere “niente altro allargamento” e di ritirare le infrastrutture occidentali dai Paesi entrati dopo il 1997, pre-condizione russa per non invadere l’Ucraina. Stoltenberg aggiunge poi: “abbiamo rifiutato, quindi lui è andato in guerra per prevenire NATO, più NATO, vicino ai suoi confini, ma ha ottenuto l’esatto opposto”.
Tra l’altro il presidente Volodymyr Zelensky ha inoltre dichiarato che se gli Stati Uniti dovessero respingere la posizione ucraina, il paese continuerà la guerra fino al fiume Dnepr. È evidente che le modifiche al piano apportate in questi giorni hanno creato un’impasse senza ritorno.
 

Il sabotaggio europeo del piano americano

Da parte di Bruxelles l’impegno a boicottare il testo americano è stato corale. Ursula von der Leyen ha ribadito l’importanza di tre condizioni: l’intangibilità dei confini, la libertà di manovra militare ucraina e il ruolo centrale dell’Unione Europea nella pace.
Al contempo, Francia, Germania e Regno Unito hanno elaborato una controproposta discussa a Ginevra che rifiuta qualsiasi riconoscimento delle conquiste territoriali russe e sostiene che eventuali negoziati sui confini debbano avvenire soltanto dopo un cessate il fuoco completo: il punto di partenza sarebbero le linee attuali, ma con il costante richiamo alla legittimità dei confini del 1991. Di fatto una Minsk 3.0 che darebbe solo il tempo a Kiev di riarmarsi prima di riprendere la guerra.

Al contempo, gli europei hanno sostituito il divieto di ingresso dell’Ucraina nella NATO con una formula più ambigua, che lega l’adesione al consenso degli alleati, rinviandola senza eliminarla. Infine, il documento del gruppo E3 insiste su garanzie di sicurezza bilaterali sul modello dell’Articolo 5, fornite però da una coalizione europea di Paesi disponibili, piuttosto che dall’Alleanza nel suo insieme.
  

Putin: “l’Europa vuole attribuire alla Russia il fallimento degli accordi di pace”

"Se all'improvviso l'Europa volesse scatenare una guerra con noi e lo facesse, allora potrebbe rapidamente crearsi una situazione in cui non avremmo nessuno con cui negoziare", ha ammonito nel frattempo Putin, parlando ai giornalisti durante la sessione plenaria del forum sugli investimenti "Russia Calling!".
Il leader del Cremlino ha poi aggiunto che “L'Europa vuole attribuire alla Russia la responsabilità del fallimento dell'accordo di pace” e che “i paesi europei hanno adottato la tesi della sconfitta strategica della Russia e vivono di queste illusioni”.

E ancora: “(Bruxelles – ndr) impedisce all'amministrazione di Donald Trump di raggiungere la pace e si è ritirata dai negoziati”.
Il presidente russo ha infine lanciato un duro monito ai propositi guerrafondai del vecchio continente. “La Russia non ha intenzione di combattere con l'Europa, ma è pronta se inizia per prima”.
"Non hanno un programma di pace. Sono dalla parte della guerra. Anche quando cercano di apportare qualche modifica alle proposte di Trump, queste modifiche mirano a una sola cosa: bloccare l'intero processo di pace", ha concluso.


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L'incontro tra Putin e Witkoff
   

Funzionario NATO: Pokrovsk controllata al 95% dai russi

Riguardo alla situazione militare nel Paese, il leader del Cremlino ha parlato del corso delle operazioni militari in Ucraina e della situazione nei territori recentemente conquistati.
La Russia sta agendo in Ucraina con cautela” ha affermato Putin, precisando che “questa non è una guerra nel senso diretto e moderno del termine.” Ha poi ricordato come la liberazione di Krasnoarmeysk sia stata una tappa cruciale per il consolidamento della presenza russa nella regione. “Krasnoarmeysk liberata è una buona base per risolvere tutti i problemi: da lì era conveniente avanzare in tutte le direzioni più promettenti,” ha dichiarato.
Nel suo intervento, Putin ha anche fatto riferimento alla situazione a Kupyansk, dove, secondo le sue parole, le forze armate russe “controllano sia la riva destra che quella sinistra” e hanno avviato operazioni per “eliminare 15 battaglioni bloccati sulla riva sinistra.” Ha aggiunto che a Kupyansk-Uzlovy “è in corso un’avanzata” e che “tra qualche giorno i combattenti potrebbero liberare anche questa città.”
Il presidente russo ha poi riservato ampio spazio alla questione della sicurezza nel Mar Nero. Ha avvertito che Mosca considererà “misure di ritorsione contro le navi dei paesi che assistono l’Ucraina negli attacchi nel Mar Nero”, ricordando i ripetuti tentativi di Kiev di colpire porti marittimi russi e la risposta “efficace” dell’esercito. Secondo Putin, tali azioni mirano non solo a difendere la navigazione, ma anche a “costringere Kiev a riconsiderare se continuare o meno con tali pratiche.” Ha poi accennato alla possibilità di una “risposta più radicale”, che consisterebbe nel “tagliare fuori l’Ucraina dal mare.”
Concludendo il suo intervento, Putin ha ribadito che la Russia continuerà a perseguire i propri obiettivi con fermezza ma senza precipitare in una logica di guerra totale, mantenendo — a suo dire — un approccio “razionale e strategico” nelle operazioni in corso.

Nel frattempo, un alto funzionario della NATO ha ammesso che le forze russe ora controllano oltre il 95% del territorio di Pokrovsk nella regione di Donetsk. Spiegando che Kiev sta attualmente conducendo un ritiro organizzato delle sue truppe dalla città.
Il funzionario ha ricordato ai giornalisti che le truppe russe avevano ricevuto l'incarico di conquistare Pokrovsk più di un anno fa. Tuttavia, questo obiettivo è stato raggiunto con estrema lentezza e Mosca ha subito ingenti perdite.

Foto © Imagoeconomica

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