Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il tycoon alla giornalista che cita l’omicidio del giornalista del Washington Post: “Non si deve mettere in imbarazzo l’ospite”

Assurdo ma tragicamente vero. Nello Studio Ovale della Casa Bianca, il presidente Donald Trump non ha esitato a prendere le difese di Mohammed bin Salman, il Primo Ministro dell'Arabia Saudita, che secondo i servizi d’intelligence americani sarebbe il diretto responsabile dell’omicidio del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi, fatto letteralmente a pezzi nel consolato saudita di Istanbul nel 2018.
Non sapeva nulla”. Con queste poche parole, il tycoon lo ha riabilitato davanti ai giornalisti. Anche se la scena sfiora il grottesco quando una giornalista della ABC osa citare Khashoggi, irritando il presidente americano al punto da richiamarla, dicendo che “non si deve mettere in imbarazzo l’ospite”.

Sorridente, bin Salman ascolta e interviene: l’uccisione di Khashoggi sarebbe stato un “enorme errore”, frutto di “un’operazione non autorizzata”. Insomma, un modo per riconoscere la tragedia senza ammettere le responsabilità personali.

I motivi di questa riabilitazione pubblica e plateale, forse, vanno cercati dentro una trattativa su più livelli, che intreccia colossali interessi economici, equilibri regionali e accordi strategici. Bin Salman arriva infatti a Washington con l’intenzione di portare gli investimenti sauditi sul territorio americano a quota mille miliardi di dollari. A questo si aggiunge la volontà del Primo Ministro saudita di riaprire la porta a Israele, rilanciando l’adesione agli Accordi di Abramo a condizione che si definisca un percorso reale verso la soluzione dei due Stati.

Nel frattempo, la figura di bin Salman attraversa una profonda trasformazione che molti, però, guardano con scetticismo. Il principe ha eliminato la polizia religiosa, allentato le restrizioni che opprimevano la vita delle donne saudite, spalancato le porte del Paese al turismo e all’intrattenimento popolare. Tuttavia, il riformismo sociale continua a convivere con un potere assoluto, dove dissidenti, economisti critici e attivisti vengono ancora incarcerati o ridotti al silenzio.

Tornando alla visita plateale del principe saudita alla Casa Bianca, l’incontro si è concluso così come è iniziato: con le parole di Trump contro la stampa. “Fake news”, ha sentenziato il tycoon, ribadendo con forza di non avere più nulla a che fare con la Trump Organization e con i legami economici della sua famiglia con investitori sauditi e le cifre miliardarie che orbitano intorno agli accordi immobiliari del Golfo.

Foto © Imagoeconomica 

ARTICOLI CORRELATI

Arabia Saudita: ministro della Difesa coinvolto nell'omicidio Khashoggi

A quattro anni dall'omicidio di Jamal Khashoggi la verità è ancora lontana

Khashoggi, investigatrice Onu: Usa impongano sanzioni al principe Mbs

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos