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Berlino tenta di salvare la sua economia con la guerra. Falsi allarmi e sabotaggi: il clima d’isteria tra Polonia e Germania

C’è aria di euforia bellica in Europa ormai da diverso tempo e le dichiarazioni dei leader del continente non fanno che confermare i nefasti propositi messi in atto per il prossimo futuro.
"Abbiamo sempre detto che potrebbe accadere dal 2029 in poi. Tuttavia, ora ci sono altri che dicono che ciò è pensabile già dal 2028, e alcuni storici militari ritengono addirittura che abbiamo già vissuto l'ultima estate in pace", ha dichiarato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 15 novembre, pronosticando la prossima guerra pronta ad investire i Paesi NATO.

Mentre dichiarano che la Russia si è impantanata in un conflitto per quattro anni, i massimi esponenti militari di Berlino si dicono pronti sostenere che Mosca sia pronta ad attaccare l’Intera Europa.
Non sono nuove queste profezie che arrivano direttamente da Berlino. In precedenza il capo del BND (servizio federale di intelligence tedesco), Martin Jäger, aveva avvertito ad ottobre che non si può escludere un attacco russo alla NATO anche prima del 2029, affermando che "siamo già sotto tiro". Jäger ha sottolineato che la Russia non esiterà, se necessario, a entrare in conflitto militare diretto con la NATO per raggiungere i suoi obiettivi.

Al contempo, l'Ispettore Generale della Bundeswehr, il generale Carsten Breuer, ha dichiarato a giugno che "l'analisi unanime dei servizi segreti occidentali" indica il 2029 come anno in cui Putin sarà in grado di attaccare l’Alleanza. Breuer ha evidenziato che la Russia sta producendo centinaia di carri armati all'anno, molti dei quali potrebbero essere schierati contro gli alleati baltici della NATO. Anche servizi di intelligence di altri paesi, tra cui Danimarca ed Estonia, hanno formulato previsioni simili, con tempistiche che vanno dal 2027 al 2030.

Ovviamente per alimentare l’isteria dell’invasione russa si utilizzano senza remore vere e proprie false-flag. Basti pensare al caso degli UAV caduti in Polonia il 9-10 settembre, subito attribuiti ad un attacco ibrido da Mosca. I velivoli recuperati erano droni Gerbera dalla gittata di circa 300-600 km, incompatibili con una traiettoria dal territorio russo. Fonti ucraine parlavano di serbatoi supplementari nel muso, tuttavia, le procure polacche che hanno recuperato i velivoli non hanno confermato la loro presenza, e in alcuni casi i droni recuperati erano descritti come privi di componenti essenziali per il volo a lungo raggio, alcuni erano persino senza motore. 

 

Il nuovo false flag polacco

Proprio a Varsavia il generale Wesław Kukula, capo di stato maggiore dell’esercito polacco, ha dichiarato oggi che "probabilmente si sta preparando un attacco armato contro la Polonia" e che "il nemico ha iniziato la preparazione alla guerra" senza però identificare esplicitamente chi sia il nemico. Secondo Kukula, sono in corso azioni che creano in Polonia una "certa situazione" di pericolo, tra cui atti di sabotaggio sulla rete ferroviaria e altre attività sospette interpretate come parte di una strategia di destabilizzazione e preparazione militare.  

 

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Radoslaw Sikorski



Un riferimento al sabotaggio alla linea ferroviaria che collega Varsavia a Lublino, avvenuto ieri 16 novembre, quando un'esplosione ha danneggiato i binari vicino al villaggio di Mika, a circa 50 km da Varsavia. Un’azione descritta che il primo ministro polacco Donald Tusk ha definito “senza precedenti", mirata direttamente alla sicurezza dello Stato polacco e dei suoi cittadini.
Eppure proprio il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, in un’intervista al Corriere della Sera del 17 settembre scorso, affermava spavaldo che “Putin sogna di tornare ai confini dell'ex Unione Sovietica. Ma da oltre 11 anni combatte in Donbass e non è ancora riuscito a prenderlo interamente, figuriamoci il resto!".
Cosa sarà accaduto in Russia in così poche settimane?
In ogni caso piani di dispiegamento sono già pronti. Il Tenente Generale Alexander Sollfrank, capo del Comando Operativo delle forze armate, ha presentato il "Piano Operativo Germania", un nuovo piano di difesa nazionale allineato alla strategia regionale della NATO. Il programma prevede che fino a 800.000 truppe alleate possano attraversare la Germania entro 180 giorni per rafforzare il fianco orientale della NATO in caso di guerra incombente. 

 

La drammatica crisi economica tedesca e la salvezza della militarizzazione

Berlino in questo momento attraversa quello che diversi economisti definiscono "la crisi più grave del dopoguerra". Dopo un calo del PIL dello 0,2% nel 2024, il 2025 prevede una crescita di appena lo 0,1%, con stime governative addirittura allo 0%. Si tratta del terzo anno consecutivo di recessione o stagnazione, con una perdita stimata di 180 miliardi di euro di produzione economica tra il 2025 e il 2028. Il paese perde mediamente 10.000 posti di lavoro al mese, con l'industria automobilistica che ha già licenziato 50.000 lavoratori.
A ottobre, il 36,6% delle aziende tedesche ha segnalato un calo della competitività. Si tratta del dato più alto mai registrato. A luglio, solo il 24,7% riconosceva il problema, secondo uno studio dell'Istituto Ifo. 

"Questo dimostra quanto sia aumentato l'impatto dei problemi strutturali. Senza riforme radicali, la Germania rischia di rimanere ancora più indietro", sottolinea Klaus Wohlrabe, responsabile del dipartimento di ricerca dell'Ifo. La competitività è determinata da due parametri: prezzo e qualità. Per decenni, il modello industriale tedesco si è basato sul gas russo a prezzi accessibili, ma ora, dopo il sabotaggio del North Stream, si tratta solo di un lontano ricordo. 
“Attualmente, i prezzi del gas e dell'elettricità per le aziende tedesche sono tra i più alti al mondo e significativamente superiori a quelli dei concorrenti negli Stati Uniti o in Cina”, spiega Tatyana Ason, Professoressa Associata del Dipartimento di Economia Internazionale presso la Financial University. 
 
La strada “salvifica” su cui la leadership di Berlino sta conducendo il popolo tedesco per uscire da questa stagnazione? Un futuro di guerra e morte. 
La Germania ha dato inizio ad un programma di riarmo da 377 miliardi di euro, il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale.  Un piano che include 561 sistemi di difesa aerea Skyranger 30 a torretta per la protezione a corto raggio, con un’arma a cannone dalla portata di 3 chilometri e missili da 6 chilometri, oltre a 14 batterie IRIS-T SLM per la difesa aerea a medio raggio, con una portata di 40 chilometri. Sono previsti anche 396 missili antiaerei SLM e 300 missili a corto raggio IRIS-T LFK, insieme a 400 missili da crociera Tomahawk Block Vb con una gittata fino a 2.000 chilometri e 3 lanciatori terrestri mobili Typhon. 

L’industria della guerra ringrazia. Il portafoglio ordini di Rheinmetall è arrivato a 55 miliardi di euro (+44%), con previsioni di ulteriore crescita del 25-30% nel 2025. Leonardo e Fincantieri in Italia hanno registrato aumenti simili (+49,7% e +40,6%), così come BAE Systems nel Regno Unito (+79%).​ 
Secondo il Kiel Institut für Weltwirtschaft, portare la spesa militare tedesca tra il 2% e il 3,5% del PIL potrebbe generare un beneficio economico compreso tra lo 0,9% e l'1,5% del PIL. La Banca Centrale Europea stima che un aumento della spesa per la difesa al 3% del PIL entro il 2028 produrrebbe una crescita del PIL tra lo 0,4% e lo 0,6% entro il 2027. Effetti che derivano dalla domanda diretta di armamenti e dall'indotto occupazionale e tecnologico. Solo una guerra con Mosca può salvare l’economia, secondo il cancelliere tedesco Friedrich Merz.   

 

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La risposta russa: la retorica militarista e pro-guerra si sente sempre più in Europa

“La retorica militarista si fa sempre più sentire nei paesi europei”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, commentando le parole di Boris Pistorius.
Ha osservato che la Russia non sostiene il confronto con la NATO, ma il Paese è costretto ad adottare misure per garantire la propria sicurezza e i propri interessi. E in effetti sono proprio i freddi numeri a parlare chiaro sulla follia delle presunte ambizioni del Cremlino ad una guerra convenzionale contro l’Alleanza. A novembre 2025, le forze combinate dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Norn dispongono di circa 3,44 milioni di militari attivi contro 1,32 milioni russi. Il divario si amplifica drammaticamente nell'aviazione, con la NATO che schiera 22.377 velivoli militari contro i 4.292 russi, e nella potenza navale, dove l'Alleanza possiede 1.143 navi militari contro le 419 russe. 

Per quanto riguarda i mezzi corazzati, la NATO conta 11.495 carri da combattimento principali contro i 5.750 russi, mentre il numero totale di veicoli blindati dell'Alleanza (971.280) supera di gran lunga quello russo (131.527). L'ammiraglio britannico Sir Tony Radakin ha affermato che la NATO "supera la Russia di ordini di grandezza" in ogni dominio eccetto il nucleare. 

D’altro canto Mosca ha sviluppato armi che potremo definire dissuasive: vedi il missile a propulsione nucleare Burevestnik, che secondo il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov è rimasto in volo per circa 15 ore coprendo ~14.000 km, dimostrando una propulsione che gli conferirebbe autonomia virtualmente illimitata. Per non parlare del drone sottomarino nucleare Poseidon (Status-6), descritto come lungo ~24 m con diametro 1,6–2 m, capace di velocità fino a 100 nodi (≈185 km/h), di operare oltre 1.000 m di profondità e di un raggio d'azione dell'ordine di 10.000 km.
Il Cremlino ha ripetutamente espresso preoccupazione per l'attività senza precedenti dell'alleanza lungo i suoi confini occidentali, ma il blocco militare sta rafforzando le sue forze e lo definisce deterrenza. Si avvicina il punto di non ritorno.  

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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