“La fiducia degli ucraini è persa”: la Rada in subbuglio chiede lo scioglimento del governo
Il potere a Kiev vacilla sempre di più, stretto tra l’avanzare del gelo invernale e i continui attacchi russi che stanno spingendo l’infrastruttura energetica del Paese verso il collasso, mentre un enorme scandalo di corruzione, legato proprio ai suoi sistemi vitali, ne mina ulteriormente le fondamenta.
Sono proprio figure vicine al potere di Zelensky ad essere al centro della tempesta. Solo ieri il leader ucraino ha dovuto ammettere pubblicamente l'esistenza di "schemi" illegali nel settore energetico, affermando che il ministro della giustizia, German Galushchenko, e il ministro dell'energia, Svitlana Grynchuk, non possono rimanere nei loro incarichi. "Passare attraverso interruzioni di corrente, attacchi russi, perdite... È assolutamente anormale che nel settore energetico ci siano ancora degli schemi", ha dichiarato il presidente, firmando un decreto per applicare sanzioni contro due persone coinvolte nel caso NABU su Energoatom, l'azienda statale nucleare ucraina.
È quasi grottescamente comico ricordare che è stato proprio lo stesso Zelensky, pochi mesi fa, a tentare di mettere sotto controllo diretto del Procuratore Generale sia la NABU che la SAPO, provocando proteste della società civile e dell'Unione Europea che lo costrinsero a fare marcia indietro.
Ebbene, al centro dell'organizzazione criminale figura Timur Mindich, produttore televisivo e amico di lunga data del presidente, con cui è comproprietario della società di produzione Kvartal 95. Mindich è riuscito a lasciare l'Ucraina poche ore prima dell'esecuzione dei mandati di perquisizione, probabilmente grazie a una fuga di notizie dalle stesse agenzie investigative. Secondo fonti ucraine, Mindich fungeva da "portafogli" per la cerchia ristretta di Zelensky.
Lo schema di corruzione era ormai ben consolidato e vedeva in scena una rete che coinvolgeva i più alti livelli governativi in un complesso schema per sottrarre e riciclare fondi, principalmente provenienti da dipartimenti del Ministero dell'Energia ucraino.
Una parte significativa dei fondi sottratti proveniva proprio dai finanziamenti europei destinati alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche danneggiate dai continui bombardamenti russi. L'Unione Europea ha stanziato complessivamente circa 160 milioni di euro per la sicurezza energetica dell'Ucraina in vista dell'inverno 2024-2025, oltre a 38,3 miliardi di euro previsti dal piano UE per l'Ucraina (2024-2027) dedicati all'energia verde. La Banca Europea per gli Investimenti aveva approvato l'Iniziativa "UE per l'Ucraina" con fondi per il ripristino delle reti di trasporto ed energetiche lesionate e il sostegno ai servizi di teleriscaldamento.
Ingenti somme che avrebbero dovuto finanziare la costruzione di strutture protettive attorno alle sale turbine di centrali termoelettriche (TPP), centrali termoelettriche combinate (CHP), sottostazioni di trasformazione e centri di controllo. Invece, circa 100 milioni di dollari sono stati riciclati attraverso una rete di società di copertura e conti offshore.
Secondo gli investigatori della NABU, il gruppo criminale ha ricevuto una tangente del 10-15% dai fornitori di Energoatom in cambio del mantenimento dello status di appaltatori e per evitare il blocco dei pagamenti. Poiché Bruxelles e i suoi associati non hanno badato a spese per Kiev, le somme, come abbiamo visto, erano estremamente ingenti. Emblematica, in questo senso, la conversazione telefonica pubblicata in cui una persona coinvolta nell'indagine lamenta il peso che ha sentito nel trasportare 1,6 milioni di dollari in contanti in borse.
La Rada, intanto è in subbuglio. La fazione del partito Solidarietà Europea ha annunciato di aver avviato la raccolta di firme tra i deputati del parlamento a favore dello scioglimento del governo.
"Le dimissioni di due ministri non risolveranno la crisi quando cinque membri del governo, rappresentanti delle autorità di regolamentazione e rappresentanti dell'ufficio presidenziale compaiono nei nastri di Mindych. Il governo dovrebbe lavorare per la facciata, non per la corruzione, e la cosa principale che è andata persa ora è la fiducia degli ucraini e dei loro partner", afferma la pubblicazione.
Altri nomi che figurano nelle indagini sono infatti, Oleksiy Chernyshov (nome in codice "Che Guevara"), ex vice primo ministro, Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale e Serhiy Pushkar, membro della Commissione Nazionale per la Regolamentazione dell'Energia. Il casello del leader ucraino si fa sempre più incrinato.

Volodymyr Zelensky © Imagoeconomica
L’Ucraina si prepara all’inverno più difficile degli ultimi 20 anni
Nel frattempo, con l’inverno ormai alle porte, l’Ucraina si trova ad affrontare una crisi energetica senza precedenti: il Paese avrebbe già perso fino a un terzo della propria capacità di produzione di gas naturale. All’inizio di ottobre, secondo Bloomberg, circa il 60% della produzione nazionale risultava paralizzato da scioperi negli impianti di Poltava e Kharkiv, le due principali aree di estrazione del gas. Le autorità hanno poi annunciato di aver recuperato circa la metà della capacità perduta, ma la situazione è rapidamente peggiorata.
Nelle settimane successive, una serie di attacchi russi ha colpito duramente le infrastrutture energetiche, con esplosioni registrate negli impianti di Kharkiv, Sumy e Černihiv. Sergii Koretskyi, presidente della compagnia statale Naftogaz, ha denunciato questi episodi come “atti di terrorismo”, sottolineando la gravità della minaccia per il sistema energetico nazionale.
"È già chiaro che questo inverno sarà molto più duro di tutti quelli precedenti". Sarà davvero un inverno duro per l'Ucraina. La grande domanda è se il Paese ne uscirà in condizioni sufficientemente buone da resistere a un pessimo accordo di pace che gli verrà imposto”, ha dichiarato l'ex ministro dell'Energia Olga Bohuslavets.
Il fronte arretra sempre di più
Più a Est, il fronte ucraino sta attraversando una delle fasi più critiche dall’inizio della guerra. A Pokrovsk, nodo logistico fondamentale del Donetsk, la pressione russa è ormai insostenibile e la caduta della città appare sempre più probabile. La sua perdita, sottolineano diversi analisti, “non sarebbe solo una sconfitta tattica, ma un punto di svolta strategico”, poiché aprirebbe la strada verso Kramatorsk e Sloviansk, ultime grandi roccaforti ucraine nella regione orientale.
Secondo fonti ucraine, la crisi è il risultato di una combinazione letale di errori tattici e superiorità numerica russa. I comandi di Kiev sarebbero stati ingannati da una manovra di diversione a Dobropillia, che li avrebbe indotti a spostare rinforzi lontano dal vero obiettivo. La deputata Mariana Bezuhla, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale, ha denunciato apertamente il fallimento: “I russi hanno distratto i nostri generali con un finto sfondamento a Dobropillia e poi hanno colpito a Pokrovsk. Il nostro sistema decisionale è rimasto intrappolato nello schema imposto dal nemico”. Le sue parole riflettono una frustrazione diffusa anche tra gli analisti militari, che vedono nella lentezza e rigidità del comando ucraino uno dei fattori principali della crisi.
Il divario numerico tra i due eserciti si è ormai trasformato in un abisso. L’intelligence occidentale stima che meno di 300.000 soldati ucraini siano effettivamente schierati in prima linea, molti dei quali in brigate ridotte al 30-50% della capacità. Kiev avrebbe bisogno di almeno altri 300.000 uomini per ristabilire una difesa credibile, ma la mobilitazione incontra resistenze crescenti. Mosca, al contrario, arruola fino a 30.000 uomini al mese — più del doppio rispetto all’Ucraina — e può sopportare perdite pesantissime senza compromettere la propria capacità offensiva.
A Pokrovsk, i combattimenti hanno assunto un carattere urbano estenuante. Le truppe russe avanzano lentamente ma con metodo, conquistando edificio dopo edificio, mentre le forze ucraine cercano di contenere l’offensiva con contrattacchi mirati. “Il ritmo è rallentato, ma la pressione resta costante”, osservano fonti dell’intelligence. L’uso di piccoli gruppi d’assalto e droni da ricognizione consente ai russi di consolidare progressivamente il controllo, riducendo al minimo i rischi di accerchiamento.
Al contempo, nel nord della regione, le forze di Mosca hanno conquistato Sinelnikovo, aprendo un varco nelle difese ucraine e costringendo Kiev a ridistribuire uomini già esausti. Anche a Kostiantinovka la situazione si aggrava: la città, attraversata da una ferrovia e da un fiume che complicano la difesa, sta vivendo una dinamica simile a quella di Pokrovsk nei mesi precedenti. Piccoli reparti russi si infiltrano nei quartieri industriali e residenziali, puntando a logorare le forze ucraine fino al ritiro.
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