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Washington vuole ottimizzare gli investimenti per sviluppare lo scudo spaziale Golden Dome, l’ultimo tentativo di rendere l’America grande

L’America serra le fila e usa toni da ultima battaglia dell’Impero per rendere nuovamente l’America grande.
"Questo è un momento da 1939. O, si spera, da 1981. Un periodo di crescenti tensioni: nemici che si uniscono, minacce in crescita. Lo sentite voi, e lo sento anch'io", ha detto durante un evento a Washington, sottolineando la necessità di prepararsi a "evitare la guerra", invocando una riforma del Pentagono, sostenendo che in precedenza erano stati "maledettamente lenti" nel rispondere alle minacce esterne, ma che tale cambiamento sarebbe stato possibile solo se tutti i soggetti coinvolti nel Dipartimento della Guerra e nell'industria della difesa avessero lavorato con diligenza.
"Se necessario, andremo in guerra con le attrezzature che abbiamo e vinceremo. Abbiamo i migliori e i più forti", ha aggiunto il Capo del Pentagono.
Una guerra innanzitutto alla burocrazia per ottimizzare gli investimenti nel settore militare. Ma su quale direzione saranno convogliati.
Ebbene proprio in questi giorni gli appaltatori della difesa si stanno preparando a investire miliardi di dollari nell'iniziativa di difesa missilistica Golden Dome, firmata dal presidente Trump, nonostante abbiano ricevuto scarsi dettagli dal Pentagono sui requisiti tecnici e sull'architettura del programma.
Durante una tavola rotonda tenutasi il 30 ottobre al Simposio MilSat, i dirigenti hanno discusso le loro strategie in un contesto di mancanza di dettagli sui programmi e di difficoltà dovute a una prolungata chiusura delle attività governative.
La posta in gioco è enorme. Nei dettagli, il sistema Golden Dome, previsto operativo entro il 2029, sarà composto da una costellazione tra 950 e 16.000 satelliti in orbita bassa terrestre, equipaggiati con sensori avanzati e intercettori cinetici.

A differenza degli attuali sistemi terrestri e navali che affrontano le minacce durante le fasi intermedie o terminali – spesso dopo che le testate si sono separate e le contromisure sono state dispiegate – gli intercettori spaziali sarebbero posizionati per rilevare i lanci, ricevere i comandi di controllo del fuoco e rispondere in pochi secondi, idealmente neutralizzando i missili prima che lascino lo spazio aereo avversario o rilascino ulteriori minacce o falsi allarmi.
Le reti neurali profonde (Deep Neural Networks - DNN) elaborate per Golden Dome dovranno processare fino a 1 terabyte al secondo di dati sensoriali, permettendo operazioni autonome anche in ambienti contestati. L'IA, in questo senso, può aiutare i dispositivi a discernere cosa sta accadendo in un ambiente usando sensori o tattiche che l'avversario potrebbe usare, e fornire un insieme di decisioni tra cui scegliere, semplificando il set di scelte e rendendoli più efficaci.​  

 

pentagono da pixabay

 


A questo scopo aziende come Palantir e Anduril stanno sviluppando piattaforme software basate su IA per supportare il processo decisionale rapido. Palantir è nota per i suoi sistemi di analisi dati e intelligence, mentre Anduril si distingue per l'uso intensivo di intelligenza artificiale e sistemi autonomi nei suoi prodotti militari.

Il sistema sarà integrato con più livelli di difesa, tra cui nuovi radar terrestri, sistemi laser e missili NGI, THAAD e Patriot, garantendo copertura a tutto il territorio USA. La gestione sarà affidata alla US Space Force sotto il comando del generale Michael Guetlein e coinvolgerà grandi contractor come SpaceX, Lockheed Martin e Anduril. Il costo stimato varia fra 175 miliardi e oltre un trilione di dollari, data la complessità e il numero di satelliti e intercettori necessari per coprire ogni lancio multiplo. Il sistema punta a un’efficacia del 97%, ma resta dibattuto tra esperti per tempistiche, costi e fattibilità tecnica.

Di fatto il Pentagono si prepara ad investire tutte le risorse nello scudo spaziale che possa garantirgli la superiorità strategica in caso di attacco a Russia e Cina, la cui risposta offensiva sarebbe totalmente annientata. Un progetto che non manca di grandi interrogativi tecnici, ad esempio sulla capacità degli intercettori di resistere al calore del rientro atmosferico mentre simultaneamente ingaggia un missile nemico.  Senza contare che le armi ipersoniche (HGV) rappresentano una minaccia particolarmente difficile da contrastare, tenendo conto che volano a velocità superiori a Mach 5-20, manovrano in modo imprevedibile, e operano in traiettorie semi-balistiche a quote più basse dell'atmosfera.​ I sensori attuali, come quelli dei sistemi Aegis BMD e THAAD, non sono ottimizzati per tracciare bersagli veloci, a bassa quota e manovranti. Il Golden Dome prevede costellazioni satellitari con sensori infrarossi e radar ad apertura sintetica (SAR) per il tracking persistente, ma queste tecnologie non hanno ancora dimostrato la capacità di tracciare e discriminare HGV in tempo reale in condizioni operative.

Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sulla questione Ucraina e su una possibile trattativa con Mosca se n'è lavato le mani, conscio di poter trarre vantaggio dallo status quo: l'America continua a trarre profitto dalla sostituzione delle risorse energetiche russe con le proprie e dalla vendita di armi all'Ucraina, e non ha intenzione di cambiare nulla in questo senso, anche se i combattimenti dovessero cessare.
L’Europa può benissimo fare la guerra alla Russia al posto dell’Ucraina, l’importante è che gli Stati Uniti non investano risorse materiale ed umane dal loro territorio. Un momento 1939 per l’America, ma 1945 per l’Europa. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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