Dall’Africa al Sud America, due italiani morti tra ombre ONU e silenzi del governo
Troppe zone d’ombra, troppe domande ancora senza risposta dietro le morti di Luca Attanasio e Mario Paciolla. Due storie lontane per geografia e per contesto, ma unite da un filo oscuro fatto di omissioni, depistaggi e, con ogni probabilità, silenzi istituzionali. Due italiani - un diplomatico e un cooperante - morti mentre servivano, con dedizione e senso del dovere, la comunità internazionale e lo Stato.
Mario Paciolla, cooperante napoletano di 33 anni, fu trovato impiccato il 15 luglio 2020 nella sua abitazione di San Vicente del Caguán, in Colombia. Lavorava per la Missione di Verifica delle Nazioni Unite, incaricata di monitorare l’attuazione degli accordi di pace tra il governo colombiano e le Farc. Un incarico delicato, in un territorio segnato da tensioni e violenze.
Da settimane il giovane aveva confidato ai colleghi e alla madre le sue paure. Aveva prenotato un volo per tornare in Italia, deciso a lasciare il Paese. Ma il giorno dopo era morto, ufficialmente suicida. Peccato che molti elementi sembrino smentire quella versione. Lesioni e graffi incompatibili con un gesto volontario, l’appartamento ripulito con la candeggina prima dell’arrivo della polizia, effetti personali gettati via, computer e appunti scomparsi nel nulla. A coordinare la sicurezza della Missione Onu in quella zona era Christian Thompson, ex militare colombiano che, dopo la morte di Mario, non solo non fu indagato, ma venne persino promosso a un incarico di vertice nella struttura di sicurezza della Missione. L’autopsia eseguita a Napoli, su richiesta della famiglia, ha poi escluso in modo netto il suicidio, rivelando segni di colluttazione.
Lo scenario che emerge è quello di un intreccio scomodo: Paciolla avrebbe potuto scoprire - e forse documentare - operazioni militari colombiane in cui erano morti civili, anche minorenni. Uno di questi episodi, un bombardamento che uccise 18 ragazzi, costrinse alle dimissioni l’allora ministro della Difesa Guillermo Botero.
Silenzi e omissioni tornano anche nella vicenda di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso il 22 febbraio 2021 insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista del Programma Alimentare Mondiale, Mustapha Milambo. L’agguato avvenne lungo una delle strade più pericolose del Paese, in un’area infestata da bande armate. L’episodio fu inizialmente liquidato come una rapina o un sequestro finito male. Ma le indagini successive hanno delineato un quadro ben più complesso.
L’agenda elettronica dell’ambasciatore risultò manomessa: era stato cancellato un appuntamento fissato per quel pomeriggio. Scomparvero anche le email istituzionali inviate e ricevute con la Farnesina. E resta ancora irrisolta la questione dei fondi italiani destinati al Pam, il Programma Alimentare Mondiale, di cui Attanasio voleva verificare l’utilizzo. Un milione di euro donato dall’Italia, di cui sul campo non c’era quasi traccia.
La sera prima della sua morte - hanno raccontato i testimoni - l’ambasciatore era apparso furioso: aveva scoperto che le opere finanziate “sulla carta” non esistevano nella realtà. Il giorno dopo, morì in un agguato di cui non è mai stata chiarita la vera matrice.
Quando la Procura di Roma ha provato a indagare due funzionari del Pam per omicidio colposo e omissione di cautele, l’inchiesta si è scontrata con il muro dell’immunità diplomatica. Gli imputati, in quanto membri di un’agenzia Onu, sono intoccabili. E la Farnesina, che avrebbe potuto costituirsi parte civile per difendere uno dei suoi uomini, ha invece scelto di sostenere la tesi dell’immunità.
Così, a distanza di anni, le famiglie di Paciolla e Attanasio si trovano nella stessa condizione: abbandonate, costrette a cercare da sole una verità che la giustizia e la politica sembrano non voler toccare. Per questo chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, nella speranza di rompere il muro di omertà e far emergere ciò che finora è stato insabbiato.
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Verità per Luca Attanasio: si tenta la strada della Commissione d’inchiesta
Luca Attanasio, conferenza alla Camera: ''Serve una commissione parlamentare d’inchiesta''
Attanasio, Tajani: ''Negare immunità ONU ci espone a contenziosi''. La famiglia: ''Inaccettabile''
Paciolla, la famiglia contro l'archiviazione: ''Troppi elementi che escludono il suicidio''
La denuncia dei genitori di Paciolla, ''l'Onu si sta mettendo di traverso nel fare chiarezza''
