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Dem contestano la nuova policy di Trump che equipara la guerra ai cartelli alla guerra al “terrore”, già 37 le vittime

Nuovo attacco degli Stati Uniti alle imbarcazioni sospettate di trasportare droga al largo delle acque della Colombia. Ieri si sono contati altri tre morti, che si aggiungono ai due delle ore precedenti e fanno salire il conto parziale a 5 morti in due giorni e il totale delle persone uccise, che per gli Usa sono narcotrafficanti, a 37. L’amministrazione Trump punta il dito direttamente contro il presidente colombiano Gustavo Petro, definito dal tycoon come “signore della droga” e “il peggior presidente che la Colombia abbia mai avuto” (parole che potrebbero costare a Donald Trump una denuncia per diffamazione, come ha detto lo stesso leader colombiano). Per il segretario di Stato Usa Marco Rubio, Petro è un “pazzo”. Petro, alla guida di uno dei tre principali paesi produttori di cocaina (insieme a Bolivia ed Ecuador) è impegnato nella lotta ai cartelli ma partendo dal controllo dei porti da dove partono i carichi di droga. Mentre negli attacchi lanciati da Trump a questi barchini, che per lui sono di narcos, verrebbero in realtà colpiti soprattutto pescatori. In totale, gli Stati Uniti hanno rivendicato la responsabilità di nove attacchi di questo tipo nelle ultime settimane, che hanno causato 37 morti. L'origine delle imbarcazioni prese di mira - otto imbarcazioni e un semisommergibile - non è stata specificata, ma alcune sono state distrutte al largo delle coste del Venezuela. Gli attacchi tecnicamente avvengono in acque internazionali e non in acque colombiane. Nel frattempo al Congresso i Democratici accusano il governo di un eccessivo uso della forza descrivendo questi raid come illeciti e rischiosi per il pericolo di colpire civili. Da alcuni mesi Trump ha dichiarato che il Paese è “in guerra” contro i cartelli, decretandoli organizzazioni terroristiche internazionali. Un provvedimento che prende la scia della “guerra” al terrore avviata nel 2001 dall’amministrazione Bush a seguito dell’11 settembre. Una guerra senza quartiere.

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