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Sembra di guardare un film dell’orrore, tra i più cruenti, che non lasciano speranze di salvezza o redenzione, eppure è la realtà distopica che viviamo ogni giorno.
"Abbiamo speso una fortuna per questa guerra. Dobbiamo vedere come distribuiremo la terra in percentuale… la demolizione, la prima fase del rinnovamento urbano, l'abbiamo già completata. Ora dobbiamo costruire". Con queste parole il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha aperto una conferenza a Tel Aviv, dove ha definito Gaza una potenziale "miniera d'oro immobiliare", per la quale ha rivelato di essere in trattative con rappresentanti degli Stati Uniti per la divisione congiunta del territorio dopo la fine della guerra. 
Secondo Smotrich, "c'è un piano aziendale, redatto dalle persone più professionali, che è sulla scrivania del presidente Trump". Di fatto, “i negoziati con gli americani", sarebbero già iniziati. 
Ovviamente non si tratta di discorsi astratti, proprie delle sue mire più sadiche. È già pronto e scritto nero su bianco il piano “Gaza Riviera” proposto dall’amministrazione Trump. Un progetto che prevede gli Stati Uniti prendano il controllo amministrativo di Gaza per trasformarla nella “Riviera del Medio Oriente”. Il piano si appoggia al Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation (GREAT) Trust da 100 miliardi di dollari su 10 anni, per un ritorno da 400 miliardi di dollari nel decennio. 
Secondo il documento, la popolazione palestinese di Gaza — circa due milioni di persone — dovrebbe essere trasferita “volontariamente” verso paesi terzi. Parallelamente, verrebbero costruite tra le sei e le otto città intelligenti alimentate dall’intelligenza artificiale, insieme a un centro manifatturiero destinato a Elon Musk. Gli Stati Uniti eserciterebbero il controllo per almeno dieci anni, durante i quali sarebbe prevista anche la rimozione di oltre cinquanta milioni di tonnellate di detriti e ordigni inesplosi.
Il piano, descritto in un dossier di trentotto pagine, stima che il trasferimento costerebbe circa 23.000 dollari per ogni palestinese che decide di lasciare Gaza, una cifra ritenuta inferiore rispetto ai costi necessari per sostenere coloro che vi restano.
Sarebbe inoltre già pronto il progetto israeliano approvato a maggio che prevede di spostare centinaia di migliaia di palestinesi affamati dal nord di Gaza confinarli in sei campi (di concentramento?) designati. Secondo The Washington Post, ogni campo ospiterebbe tra 5.000 e 6.000 famiglie.
Dichiarazioni, quelle di Smotrich, che arrivano proprio mentre la Commissione d'Inchiesta Indipendente delle Nazioni Unite (COI) ha recentemente accusato Israele di genocidio a Gaza, sostenendo che “è chiaro che c’è un intento di distruggere i palestinesi a Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul Genocidio”. Parola di Navi Pillay, presidente della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite.
L’elenco di azioni genocidarie formulato dalla COI è ormai da tempo di pubblica evidenza: uccisione di membri del gruppo, gravi lesioni fisiche o mentali, imposizione di condizioni di vita mirate alla distruzione fisica del gruppo in tutto o in parte, e misure intese a impedire le nascite all’interno del gruppo, ossia quattro dei cinque atti tipici del genocidio stabiliti dall’articolo II della Convenzione.
Ma qualche prezzolato propagandista del genocidio si ostina ancora a sostenere che basterebbe rilasciare gli ostaggi affinché questa carneficina abbia fine.
Ebbene, ci pensa lo stesso Netanyahu a smentirli. “Conquisteremo Gaza indipendentemente dal fatto che Hamas accetti l’accordo per gli ostaggi… Non c’è mai stata una domanda sul fatto che non lasceremo Hamas ”, aveva detto già nell’agosto 2021.
Non potrebbero essere più espliciti, gli stessi aguzzini del piano di sterminio.

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