Rendergli omaggio è poca cosa dopo la sua scomparsa fisica a Montevideo, a causa di un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. Parlo di José Díaz, avvocato socialista e storico difensore dei diritti umani e delle idee di una sinistra – che oggi paiono sopite, funzionali al capitale finanziario e assenti nelle alte sfere di un Frente Amplio insediato alla guida del Potere Esecutivo – che fu intervistato per la prima volta da Antimafia Dos Mil nel 2006 e poi di recente, all’età di 93 anni dimostrando comunque una lucidissima visione critica del mondo, del socialismo contemporaneo e del Frente Amplio, la forza politica di sinistra che oggi governa l’Uruguay.
In quanto veterano del Frente Amplio, nutriva la speranza che si consolidassero le autentiche idee del socialismo di un tempo e che il Paese intraprendesse un cammino politico più giusto socialmente, dotato soprattutto degli strumenti di sovranità necessari a impedire che venisse depredato dalle corporazioni finanziarie internazionali. Díaz dissentiva apertamente dalle posizioni, interne alla sua stessa forza politica, che risultavano funzionali al capitalismo e, ancor di più, al sionismo genocida in Palestina. Aveva inoltre una posizione fermissima nella difesa dei diritti umani e nella ricerca dei resti dei detenuti desaparecidos sepolti nelle caserme militari.
José Díaz, un paio di mesi fa, ci accolse personalmente all’ingresso del palazzo, dove abitava accompagnandoci fino al suo appartamento per realizzare un’intervista che riportiamo integralmente alla fine di questo omaggio da parte della redazione di Antimafia Dos Mil, sia del Sud America che dell’Italia, diretta da Giorgio Bongiovanni, con il quale lo abbiamo intervistato nel suo ufficio al Ministero dell’Interno, quando dirigeva quel dicastero nel primo governo del Frente Amplio. In quell’occasione, Díaz fu per noi un promotore della cultura antimafia in Uruguay e, in quel contesto, ci aprì le porte del Ministero dell’Interno con la stessa sensibilità militante con cui, anni dopo, ci ha ricevuto in casa sua.
José Díaz è stato un uomo integro del socialismo di quegli anni, amico personale e fraterno di Eduardo Galeano e del parlamentare Guillermo Chiflet, un altro socialista di una rettitudine etica esemplare, pressoché indescrivibile.
La scomparsa fisica di José Díaz lascia un vuoto che difficilmente la storia uruguayana potrà colmare; la sua coerenza militante e la fermezza delle sue idee lo rendono incancellabile nella sua personalità e nella memoria collettiva. 
José Díaz, durante una mobilitazione a favore del popolo palestinese a Montevideo, mentre fa presente a dei militanti il suo malessere nel costatare l'assenza di legislatori del Frente Amplio
Il modo migliore per conoscerlo è rileggere con attenzione le sue parole, le sue idee e le sue opinioni, che emergono chiare e incisive nell’intervista che ci ha concesso, in un incontro che considero più che opportuno e prezioso, per l’eredità che ci ha lasciato e che noi, in quanto giornalisti impegnati contro l’ideologia mafiosa, apprezzeremo per sempre.
José Díaz merita il rispetto più sincero e profondo della militanza socialista dell’Uruguay e dei veterani del Frente Amplio, ben lontani dalle ipocrisie che inevitabilmente verranno a galla, e non si tratta di una provocazione, ma di una realtà che emergerà senza pietà nelle prossime ore.
Dalle redazioni di Montevideo e d’Italia, il nostro sentito riconoscimento alla sua azione politica, al suo impegno da socialista e da combattente sociale, che mai si è piegato agli interessi vili del capitale finanziario, né del capitalismo predatorio, né di ieri né di oggi; quel capitalismo-sionismo che, dalla mano degli Stati Uniti, dissemina morte in Palestina e odio e divisioni nella maggior parte dei partiti politici della regione, del mondo e purtroppo anche del nostro Paese.
José Díaz, grazie per averci aperto le porte della tua profonda sapienza militante e delle tue convinzioni a favore della giustizia e della verità storica in un’America Latina dove i popoli devono fare fronte comune per fermare con urgenza il fascismo, il sionismo e il capitale finanziario, che agisce in società – indissolubile – con l’ideologia mafiosa, oggi pericolosamente espansa nelle democrazie del nostro tempo.
Uruguay, l'ex ministro Díaz: ''Narcotraffico in aumento, Palestina?
Il governo mostri solidarietà''
Jean Georges Almendras - 28 Maggio 2025
Nuovo incontro ed intervista esclusiva al Ministro dell'Interno del ‘Frente Amplio’ nel 2005. “Non abbiamo avuto il tempo di approvare Legge Antimafia”. “In tema di Diritti Umani vacilliamo e non sono state adottate misure adeguate”. “La difesa della sovranità è la lotta per superare la povertà”
Solo coloro che hanno avuto la fortuna (e noi la abbiamo avuta ad aprile di questo 2025) di mantenere un dialogo con lui - l'avvocato José Díaz, storico riferimento socialista uruguaiano di 93 anni - possono valutare il valore di un dirigente socialista integro, nobile e leale ai suoi ideali, al momento storico e tutti i processi del suo partito di militanza, il Frente Amplio. Un uomo politico che non ha mai tralasciato di mantenere uno sguardo critico su alcuni temi della dirigenza della sua forza politica, che non rinnega anzi raddoppia gli sforzi affinché essa stessa diventi artefice di un cambiamento della realtà nazionale.
Seduto su una poltrona nella sua abitazione in via José Ellauri, dopo averci aperto le porte con amicizia ed un profondo senso militante, Díaz ha affrontato nel dettaglio temi come il crimine organizzato, di cui abbiamo già parlato insieme all’inizio del 2006, quando divenne Ministro dell'Interno - nella prima amministrazione del dottore Tabaré Vázquez - occasione in cui insieme al nostro direttore Giorgio Bongiovanni di ANTIMAFIADuemila ci accolse nella sede ministeriale di Montevideo, per intervistarlo.
Sono trascorsi circa 20 anni da quell'incontro e ritrovarmi con José Diaz è stata un’occasione molto gradita per potergli dare un sentito abbraccio - insieme ad una delle mie collaboratrici, Loreley Latierro, che si è occupata di scattare le fotografie. In realtà una seconda opportunità per conoscere, ancora una volta, il suo pensiero, le sue idee e la sua sincera visione del mondo di oggi, dove le violenze, gli autoritarismi, i genocidi e le ingiustizie sociali sono all’ordine del giorno.
José Díaz ci ha parlato con la saggezza militante di sempre, con quella sensibilità che può avere solo un dirigente socialista che ha visto di tutto - incluso l'esilio insieme ad un essere meraviglioso come lo è stato il suo amico Eduardo Galeano di cui abbiamo anche parlato. Ci ha trasmesso una testimonianza fedele, con l'impronta di un vero e più che convincente testimone della storia del socialismo e della sinistra uruguaiana, ma soprattutto della convivenza umana, in un secolo di gravissime realtà a livello locale, regionale e mondiale.
Abbiamo parlato di crimine organizzato e di corruzione in Uruguay, e abbiamo apprezzato la genuinità, sincerità e coerenza dei suoi giudizi e l’ideologia di uomo fedele alla forza politica di cui fa parte, e che già solo per questo motivo, merita il nostro massimo rispetto. Abbiamo parlato della poca presenza del Fronte Amplio (partito di governo) in materia di diritti umani, di Raúl Sendic, della lotta del popolo palestinese, con una visione alquanto critica verso la dirigenza della forza politica a cui appartiene. Abbiamo parlato anche del socialismo del nostro tempo, del futuro, di una sinistra militante che dovrebbe preservare tenacemente l'unità, la solidarietà verso i popoli assediati, divorati e massacrati da colonialismi con il marchio sionista e yankee, e di una destra fascista che si sta estendendo nel mondo; e ancora, della povertà nel mondo, delle ingiustizie sociali e dell'urgenza della sinistra di lavorare per non perdere sovranità cedendo risorse alle corporazioni e alle multinazionali. Abbiamo parlato del suo compagno di vita Eduardo Galeano, del quale dice che non è stato stimato come merita, né accademicamente, né storicamente.
Ci eravamo visti nel 2006 quando abbiamo parlato di crimine organizzato e di una Legge Antimafia allo studio mentre lei era Ministro dell'Interno. Che lettura fa oggi di quel passato?
“Oggi è più grave il crimine organizzato, a livello mondiale e nazionale, per non dire di alcuni paesi fratelli dell'America Latina. Stiamo peggio. Quando abbiamo assunto per la prima volta il governo nazionale ed è toccata a me la responsabilità di essere il primo Ministro dell'Interno di sinistra, io sottolineavo nelle interviste e nelle conferenze stampa, che sebbene gli omicidi comuni ci preoccupavano, soprattutto per le conseguenze nei settori più vulnerabili della nostra società, la cosa più urgente era affrontare il crimine organizzato. Perché era lì che si trovava la radice dei problemi di violenza nel nostro continente e nel resto del mondo. Ho insistito molto al riguardo. Abbiamo preparato un disegno di legge Antimafia come tu ricordavi.
Purtroppo, io sono stato solo due anni nel ministero. È stata la prima volta in cui la sinistra assumeva la responsabilità del governo nazionale ed io, sin dagli anni ’40, militavo ed ero stato uno dei fondatori del Frente Amplio. Per questo motivo ho accettato la proposta di Vázquez di essere ministro dell'Interno della sinistra, il primo. Ho dimostrato che si poteva essere di sinistra ed essere Ministro dell'Interno difendendo specialmente gli interessi della società uruguaiana dei settori più vulnerabili. Il crimine organizzato continua a crescere. Le politiche di sola repressione non hanno dato risultati in nessuna parte del mondo. È necessaria una combinazione multicausale delle misure per combattere le cause del reato. Questo non vuole dire, come mi avevano accusato, che volessi liberare i delinquenti. Addirittura, molta gente credeva che con la Legge di Umanizzazione penitenziaria avessimo liberato tutti i carcerati comuni, il che era assolutamente falso. La Legge di Umanizzazione prevedeva la liberazione precettiva solo di quei delinquenti comuni che avevano già rispettato le norme processuali e dovevano essere liberati. La Legge di Umanizzazione prevedeva la riduzione della pena per motivo di lavoro e studio nel recinto penitenziario”.
Ci sono state delle situazioni gravi negli ultimi anni: tonnellate di cocaina partite da Montevideo verso l'Europa; la fuga di Rocco Morabito, il caso del passaporto di Marset. Si sta deteriorando il sistema politico? La criminalità si è inserita nei partiti politici?
“Di fronte a questa domanda non posso ignorare che in Uruguay, dove non siamo vaccinati contro la corruzione politica ed amministrativa, è possibile che sia così. E l’ultimo governo della destra uruguaiana ha dimostrato che ci sono settori del governo, in questo caso della destra, implicati in problemi di corruzione. Non bisogna escluderlo, bisogna combatterlo e penso che l'attuale governo, in funzione delle esperienze anteriori, soprattutto quella dell'ultimo governo, prenderà seri provvedimenti contro gli elementi rivelatesi determinanti nell'attività del crimine organizzato, ad esempio il riciclaggio di denaro”.

Articolo di ANTIMAFIADuemila del 2006, dell’intervista di Georges Almendras e Giorgio Bongiovanni all’allora Ministro dell'Interno José Díaz, nel Ministero dell'Interno di Montevideo, Uruguay
Ma la fuga di Rocco Morabito è avvenuta nel periodo di Bonomi, come ministro, e Mujica come presidente?
“Quello è stato un problema. Di recente hanno voluto coinvolgere nel tema un gran funzionario poliziesco, Mario Layera, e la giustizia ha indagato per molto tempo e ha escluso responsabilità dei gerarchi polizieschi di allora”.
È consapevole, Díaz che lei in quegli anni ha dato il via alla creazione di una coscienza antimafia che non c'era in Uruguay?
“Esatto. A me interessa molto soprattutto la legislazione italiana in materia ed avevamo già un gran penalista pensionato, il dottore Gonzalo Fernández che ovviamente mi stava aiutando nel tema. Siamo arrivati a presentare un disegno di legge Antimafia molto ben elaborato, soprattutto da Gonzalo, ma non abbiamo avuto il tempo né avevamo la maggioranza parlamentare al tempo per portarlo avanti. Forse ora è il momento di lavorare a una legislazione appropriata alla natura del crimine organizzato. Partendo dalla situazione di oggi che è molto grave a livello nazionale, regionale ed internazionale”.
Ci sono dei punti in sospeso nel creare il reato di associazione mafiosa che non c'è in questo momento.
“Io credo che questo possa fare addirittura parte di una politica di Stato in quella materia ed in materia penitenziaria; credo che a livello parlamentare adesso ci siano delle possibilità per elaborare una buona Legge Antimafia che includa tutti gli elementi attuali e moderni di quello che è il crimine organizzato”.
Il sistema politico è vulnerabile ad essere inquinato dall'ideologia mafiosa?
“Non abbiamo nessuna prova, diciamo scientifica, obiettiva. Io non lo escludo semplicemente per spirito razionale e critico, sì, dappertutto sono sorti politici implicati. In questo momento il candidato alla presidenza dell'Ecuador sembra essere vincolato al tema del narcotraffico in un paese sotto assalto. È evidente che dobbiamo affrontarlo. Lo abbiamo fatto nel primo governo del Frente Amplio, quando io ero Ministro dell'Interno, attraverso un organismo chiamato ‘Riunione di Ministri dell'Interno e della Sicurezza del Mercosur e di Stati Associati’. Io sono stato presidente di quell'organismo per 6 mesi, abbiamo fatto riunioni di Coordinamento con i poliziotti del Mercosur. Abbiamo dato speciale importanza al tema. La Direzione Generale di Lotta Contro il Traffico Illecito di Droghe è stata molto competente e Layera era uno dei suoi principali ufficiali mentre l'Ispettore Rivero era un elemento fondamentale di quella Direzione. Il narcotraffico continua a crescere, e solo con la repressione poliziesca non riusciremo a eliminarlo”.
In tema di diritti umani in Uruguay? 29 Marce del Silenzio senza risposta. Solo sette ritrovamenti di resti di desaparecidos in quartieri militari. Ci sono questioni in sospeso?
“Incominciamo con riconoscere che solo con il Frente Amplio sono stati fatti passi avanti in materia; siamo entrati nei quartieri ed investigato sui nostri desaparecidos; sono state presi dei provvedimenti verso comandanti delle Forze armate. Fu Tabaré Vázquez ad iniziare e il rapporto militare fu evidentemente falso, bugiardo e a mio parere lì siamo stati deboli, avremmo dovuto iniziare a prendere le giuste misure. Eravamo al governo per la prima volta, non avevamo il sostegno delle altre forze politiche. Forse non abbiamo saputo lavorare bene con il movimento sociale per coinvolgerlo sempre di più; per quanto riguarda la Commissione di Madri e Figli di desaparecidos il suo operato è degno di lode, ma c’è anche il resto della società civile che deve abbracciare il tema, rivendicare nelle mobilitazioni sociali e politiche i propositi umanitari affinché siano ritrovati i nostri desaparecidos. Quindi abbiamo questioni in sospeso e penso che l'attuale governo lavorerà positivamente al riguardo e continueremo ad avanzare lentamente perché c'è una complicità dei militari nel non dire la verità”.
Come ricorda Raúl Sendic padre, come fondatore del MLN?
“Ho un gran ricordo di Sendic. Quando sono arrivato da Batlle Ordóñez mi sono avvicinato a lui che era un attivo militante delle gioventù socialiste e del Partito Socialista. Sendic è stato un gran militante del Partito, per 20 anni legato al Partito, ed insieme a Trías furono le due figure fondamentali nel processo di cambiamento delle posizioni del Partito negli anni ‘50”.
Lei è un acerrimo difensore del popolo palestinese e molto critico contro l'assenza di legislatori del Frente Amplio nelle mobilitazioni....
“Qui siamo anche di fronte ad un processo di erosione delle tradizionali posizioni della sinistra a favore del popolo palestinese e mi suscita grande tristezza vedere come non siamo all'altezza delle nostre responsabilità come forza politica e delle nostre attuali responsabilità come governo nazionale. Abbiamo un problema di approccio diverso interno nel Frente Amplio che non possiamo negare. Io spero che le maggioranze ‘frenteampliste’ si indirizzino verso la solidarietà con i popoli che soffrono l'oppressione coloniale, imperialista di altre potenze, degli Stati Uniti che sono quelle che sostengono il genocidio a danno del popolo palestinese, che appoggiano il nefasto governo israeliano. Io preferisco focalizzarmi sulla destra, l'ultradestra di Israele, padrona del governo, come responsabili principali insieme agli Stati Uniti, sotto la direzione politica di U.S. Sono loro che stanno appoggiando un genocidio, un'apartheid impresentabile e se ritorniamo alle radici della sinistra uruguaiana dovremmo essere tutti uniti appoggiando la causa palestinese. La cosa fondamentale è essere coerenti con i nostri principi anticolonialisti, antimperialisti e dobbiamo stare vicino a qualunque popolo che lotti per la sua liberazione, come lottò Artígas nel nostro paese, nella nostra regione, vicini ai popoli africani, cercando strade di libertà e di un proprio governo”.
Come vede il socialismo in Uruguay?
“Qui in Uruguay possiamo dire che all’interno del Frente e in settori che non fanno parte del Frente Amplio, ci sono prospettive socialiste il cui orizzonte è il socialismo, ma siamo dispersi; comunisti, socialisti, trotzkisti, anarchici. Io credo che siamo in una fase di ricerca di nuove forme di unificazione per fortificare il Frente Amplio dall’interno, che è la gran forza politica della nostra sinistra. Lo spazio socialista è fondamentale affinché la sinistra non perda la rotta. Dobbiamo fare un gran sforzo affinché dal movimento sociale, molto associato con la sinistra sociale - che negli ultimi anni ha preso posizioni di avanguardia nel settore politico sociale uruguaiano – questo spazio non venga disperso all’interno del Fronte.
Il fascismo si sta radicando nel mondo?
“Qui ancora non abbiamo un'ultradestra dello stile libertario, tra virgolette, dell'Argentina o della destra italiana. Per fortuna questo non è successo ma ci sono già certi embrioni pericolosi in materia. Ed è su questo che dobbiamo contrapporre una maggiore lotta e coscienza, ed un'organizzazione rivoluzionaria nel nostro paese che ampli il potere del nostro Frente Amplio. Serve unità dei settori sulla linea socialista”.
“Dobbiamo essere coerenti con la solidarietà, non solo a parole. Vedo dirigenti del nostro governo che dicono che dobbiamo onorare la ragione di Stato, gli accordi lasciati dal governo precedente. Io alla ragione di Stato antepongo la ragione della solidarietà di classe che è molto più importante per la sinistra che la propria ragione di Stato. È chiaro che bisogna onorarlo, ma non a scapito dei principi della solidarietà di classe, solidarietà con i popoli poveri e deboli, solidarietà con le classi più bisognose del paese dove uno è nato”.
Se fosse presidente uruguaiano a quali punti, quali aspetti darebbe priorità, affronterebbe con urgenza?
“In primo luogo, fondamentalmente superare la povertà, la disuguaglianza sociale nel nostro paese e secondo, a livello internazionale, la solidarietà verso i paesi che lottano per la liberazione, emancipazione politica, sociale e culturale”.
Il tema del saccheggio delle risorse naturali, l'acqua ad esempio?
“Questo è sintomo e causa della povertà. Io devo lottare contro la povertà affrontando i fattori che la generano; lì troviamo le multinazionali, le corporazioni, i predatori delle risorse naturali. Se non recuperiamo questo non risolviamo il tema della povertà che è l’espressione di sofferenza del nostro popolo. Questo tema deve essere al centro delle nostre preoccupazioni, ma analizzando le cause.
La perdita della sovranità nazionale?
“La difesa della sovranità è la lotta per superare la povertà. Il contratto accordato con UPM è contrario agli interessi sovrani dell'Uruguay. Credo che anche lì avremo dovuto fare diversamente”.
Una sua riflessione su Eduardo Galeano? Sappiamo che vi conoscevate da adolescenti ed è stato un compagno di vita anche durante l’esilio?
“Eduardo Galeano è una gran figura dell'Uruguay. Purtroppo, né l'accademia né la sinistra hanno fatto quello che dovevano per rendere omaggio e riconoscere il valore storico di Galeano”.
Quale sarebbe il pensiero, come agirebbe Galeano oggi?
“Io non ho alcun dubbio che oggi Galeano sarebbe essenziale. Non l’ho mai visto arretrare o trascurare nessuno dei problemi che affliggono l'uomo e i lavoratori”.
(4 luglio 2025)
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