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Tra le vie del capoluogo siciliano riecheggiano ancora una volta gli appelli a sostegno di un popolo vittima di un genocidio senza fine. Un grido d’accusa riecheggia nelle vie di Palermo: le nostre istituzioni si mostrano conniventi con uno Stato, quello Israeliano, che a spregio di tutti i principi del diritto Internazionale continua impunemente a fare stragi di civili sotto i nostri occhi.
Ora sono gli stessi soldati israeliani ad ammettere a quotidiano come Haaretz le stragi deliberatamente commesse dall’IDF contro civili palestinesi in attesa di aiuti umanitari a Gaza. Le zone di distribuzione alimentare sono diventate vere e proprie “trappole mortali”, colpite con fuoco vivo senza che la popolazione rappresenti una minaccia. Una pianificata strategia di pulizia etnica che si manifesta attraverso una filiera economica collaudata che trae profitto dal progressivo annientamento di un popolo. Basti pensare che i contractor privati operanti a Gaza ricevono 5.000 shekel (circa 1.500 dollari) per ogni casa che demoliscono.
In questo orrore la regione Sicilia continua a intrattenere rapporti con uno Stato che alimenta senza indugi la sia industria di morte. Il 28 giugno un grido di resistenza ha attraversato l’intera città. Partito dal Foro Italico (lungomare Arafat), ha attraversato le vie del centro storico per raggiungere Palazzo dei Normanni in piazza Indipendenza, sede della presidenza della Regione Siciliana. 
L'obiettivo principale era contestare la recente mozione approvata dall'Assemblea Regionale Siciliana, considerata dai manifestanti priva di azioni concrete. 


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© Amalie Elfallah


Il testo, recentemente presentato dal capogruppo dem Michele Catanzaro come un “appello unitario” per la pace in Medio Oriente», impegna il governo regionale a sostenere iniziative per dire “no” alla guerra, promuovere la soluzione dei due Stati, inviare aiuti umanitari e accogliere nei presidi sanitari siciliani i feriti provenienti da Gaza, in particolare bambini.
Nessuna vera denuncia o presa di posizione nei confronti di quel campo di sterminio a cielo aperto che continua ad essere alimentato dai nostri circuiti economici, bensì una laconica, distaccata e stantia equidistanza formale capace di non deturpare i colpevoli. Secondo le dichiarazioni dell’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferrari, l’interscambio con Tel Aviv ha superato i 5 miliardi di euro nel 2025, confermando una crescita rispetto agli anni precedenti.
Khan Yunis è la città di Gaza che è gemellata con Palermo. Qualcuno lo spiega al sindaco, qualcuno lo spiega al presidente del consiglio comunale, qualcuno lo spiega!” grida Adham Darawsha, ex presidente della Consulta delle Culture, mentre parla davanti al palazzo degli uffici centrali Provincia Di Palermo.
Il sindaco di Palermo quando è stato sollecitato per dire una parola per Khan Yunis una parola per Gaza, ha detto che è una questione sovracomunale è una cosa internazionale è una cosa che non gli interessa…. Ecco questo comune non mi rappresenta non ci rappresenta!”, ha continuato.  
Mentre i manifestanti continuano a percorrere le strade di Maqueda, ogni angolo riverberava dei cori senza tempo che hanno attirato l’attenzione di tutta l’area più vivace e turistica di Palermo.
“Palestina libera”, “Israele sionista, stato terrorista”. 


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© Amalie Elfallah


Gli abbiamo offerto come comunità palestinese un'occasione unica attraverso il documento che abbiamo elaborato assieme lungo questi mesi. Glielo abbiamo presentato. Speravamo che riconquistassero un minimo di degnità, ma loro sono accecati dai bilanci della politica, accecati dal sostegno ad un governo vergognoso, come quello della Meloni, incapace di esprimere un minimo di solidarietà, di esprimere una condivisione delle leggi e della legalità internazionale”, ha denunciato Zaher Darwish, rappresentante della Comunità Palestinese in Sicilia, parlando dalla sede della presidenza della Regione Siciliana.
Le istituzioni della regione, evidentemente, non sono molto inclini a mettere in discussione il partenariato con un Paese chiave che, per quanto promotore di politiche naziste, permette un export che, secondo fonti ISTAT, valeva ben 53,9 milioni di euro nel 2024. Che altro valore possono inseguire
“Tacciono ancora, forniscono le bombe ad Israele. Tacciono ancora mentre le basi militari nel nostro paese, in Italia, continuano a fornire supporto logistico alla macchina criminale e terroristica di questa entità criminale Israele”. 


corteo pale pa 2


A questo proposito, altro tema fondamentale del corteo ha riguardato il supporto militare della regione alla macchina genocida che opera tuttora.
La base di Sigonella e il sistema Muos di Niscemi sono considerate infrastrutture chiave per le operazioni militari statunitensi e, indirettamente, israeliane nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Sigonella, infatti, è indicata come punto di partenza per droni e velivoli-spia impegnati in missioni nei cieli di Israele, Libano e Gaza.
“Questa manifestazione non è un punto d’arrivo, ma solo l’inizio – hanno dichiarato gli organizzatori – Continueremo a vigilare, a protestare, a costruire reti di solidarietà attiva tra la Sicilia e la Palestina. Chiediamo che la nostra terra non sia più complice di nessuna guerra.”

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