"Questa vittoria offre l'opportunità di ampliare drasticamente gli accordi di pace. Ci stiamo lavorando con entusiasmo". Così si è espresso ieri Benjamin Netanyahu celebrando i presunti “successi” dell’operazione Rising Lion, in concomitanza con le notizie secondo cui gli Stati Uniti sarebbero impegnati in un'offensiva diplomatica per raggiungere ulteriori accordi di normalizzazione tra Israele e i paesi arabi.
Ma mentre Donald Trump sostiene che la prossima settimana si terranno nuovi colloqui con l'Iran, dopo che sono terminati gli attacchi contro il suo programma nucleare, non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte iraniana della loro partecipazione.
"Certo, questo era già successo prima della guerra: Trump aveva annunciato che avrebbero avviato delle trattative con l'Iran e questo è effettivamente accaduto. Ma ora, dopo la guerra, non possiamo dire con certezza se l'Iran è disposto ad avviare un altro ciclo di negoziati direttamente con gli Stati Uniti", ha detto il giornalista iraniano Fateme Karimkhan ad Al Jazeera.
"Non sono ancora stati presi accordi, disposizioni o decisioni sui negoziati con l'America. Non se ne è nemmeno parlato. Abbiamo solo discussioni interne, separate da questo". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, commentando le recenti affermazioni del tycoon.
Tuttavia, indiscrezioni su trattative in corso sottobanco non sono mancate. Come riferito alla CNN da quattro fonti a conoscenza della questione, per convincere l'Iran a riprendere i negoziati, l'Amministrazione Trump avrebbe messo sul tavolo una proposta complessiva da 20-30 miliardi di dollari che consentirebbero alla Repubblica islamica di costruire un programma nucleare civile che non preveda l'arricchimento dell'uranio. La proposta nei dettagli contemplerebbe un allentamento delle sanzioni e l'accesso da parte dell'Iran a parte dei suoi asset congelati. Secondo le fonti, attori chiave degli Stati Uniti e del Medio Oriente hanno parlato con gli iraniani dietro le quinte, anche nel mezzo degli scontri con Israele delle ultime due settimane.
Teheran approva il disegno di legge per sospendere la cooperazione con l’AIEA
Nel frattempo, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana YJC, citando un portavoce del Consiglio dei Guardiani del Paese, l'organismo ha approvato un disegno di legge, approvato ieri dal parlamento, che sospende la cooperazione con l'organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite.
"Siamo a conoscenza di queste segnalazioni. 
Benjamin Netanyahu
Al momento, l'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dall'Iran in merito", commenta in una nota. Tuttavia il direttore generale dell’agenzia, Rafael Grossi ha già denunciato l’impossibilità di accedere ai siti nucleari. "L'Iran deve consentire immediatamente a me o ai miei colleghi di effettuare l'ispezione, ma i nostri tentativi di contattare le autorità vengono ignorati", ha dichiarato nel merito.
Il fallimento dell’offensiva israeliana
Nessuno in occidente si affretta ad ammettere che i 12 giorni di campagna militare che avrebbe dovuto annientare la questione nucleare iraniana, annientare la capacità militare iraniana, colpire le sue infrastrutture nucleari, sono stati un totale fallimento che ha solo deteriorato la questione della sicurezza nucleare in Medio Oriente. L’atomica per altro, era un mero pretesto per ottenere un cambio di regime.
Non a caso il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che, se fosse stato possibile, l'esercito avrebbe assassinato la guida suprema dell'Iran durante il conflitto durato 12 giorni.
"Credo che se Khamenei fosse stato nel nostro mirino, lo avremmo eliminato", ha ammesso in un'intervista rilasciata all'emittente pubblica israeliana Kan.
Come nel caso dell'invasione russa dell'Ucraina da parte dell’Occidente, anche Israele ha puntato tutto su un colpo rapido, un blitzkrieg, sperando in una reazione debole da parte dell'Iran, dopo la decimazione della sua leadership militare, colpendo i centri di comando del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche a Teheran, Khorramabad e Kermanshah.
Ma l’Iran ha dimostrato una capacità di resilienza militare ben superiore a quanto previsto. Nonostante i bombardamenti statunitensi che hanno colpito siti come Natanz, Fordow e Isfahan, gli impianti critici del programma nucleare iraniano sono rimasti intatti.
La mancata distruzione del programma nucleare iraniano
Secondo fonti della CNN, che citano un rapporto della Defense Intelligence Agency, le bombe sganciate su Fordow, Natanz e Isfahan hanno danneggiato solo le strutture in superficie, lasciando intatti componenti chiave come centrifughe e materiale nucleare. L’effetto reale sarebbe solo un ritardo di pochi mesi nel programma iraniano.
Secondo il rapporto, nonostante siano state utilizzate ben 14 bombe GBU-57, armi sofisticate e rarissime, pari al 70% del totale disponibile nell’arsenale statunitense, i danni arrecati sono stati minimi e limitati a infrastrutture secondarie. 
Inoltre, come riferito dal quotidiano The Telegraph, il Paese avrebbe preventivamente nascosto fino a 408 chili di uranio arricchito - prossimo alla qualità militare - in un complesso sotterraneo ultra-sicuro chiamato "Pickaxe Mountain" (Kuh-e Kolang), situato proprio vicino agli impianti nucleari di Natanz e Fordow.
Le difese aeree israeliane in crisi
Israele ha incontrato gravi difficoltà operative durante il conflitto, in particolare per l'impossibilità di far operare la propria aviazione in profondità nel territorio nemico, a causa di un'efficace difesa aerea iraniana. Le missioni si sono quindi limitate all'uso di droni, evitando l'impiego diretto dei caccia, che avrebbero rischiato l’intercettazione.
Anche la difesa israeliana ha mostrato gravi vulnerabilità: il sistema Iron Dome ha fallito in più occasioni, probabilmente a causa sia di problemi strutturali sia di attacchi cibernetici iraniani, che ne hanno compromesso la reattività, mentre le scorte di intercettori erano quasi esaurite.
Un episodio simbolico di queste criticità è stato il bombardamento del porto di Haifa, colpito senza che i sistemi di difesa intercettassero le minacce. Con gli altri porti principali già fuori uso, l’intera infrastruttura marittima israeliana è andata in crisi, compromettendo anche un importante progetto commerciale euro-asiatico di cui Haifa avrebbe dovuto essere il fulcro. L’Iran è stato in grado di lanciare tra i 10 e i 12 missili al giorno, esattamente pari alla propria capacità produttiva mensile, stimata in circa 300 missili.
La guida suprema Ali Khamenei ha lanciato un videomessaggio a reti unificate in cui annuncia che il Paese “ha dato uno schiaffo in faccia all'America", entrata in guerra solo perché "pensavano che se non fossero intervenuti, il regime sionista sarebbe stato completamente distrutto”. Al contrario “è quasi crollato ed è stato schiacciato sotto gli attacchi della Repubblica islamica", ha aggiunto.
"Trump ha svelato la verità: gli Stati Uniti saranno soddisfatti solo della resa dell'Iran, ma la resa non avverrà mai, la nostra nazione è potente".
Foto © Imagoeconomica
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