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L’analisi dello storico dopo le parole della premier Meloni alla Camera: “Sul riarmo io la penso come i romani” 

La guerra è costosa, ma se hai un bottino in vista, la affronti. È un principio valido anche nei secoli successivi: i conquistadores iberici, l’Impero britannico nel Golfo di Guinea, la Compagnia delle Indie: tutte imprese per accaparrarsi schiavi, ricchezze e territori. Le guerre mondiali nascono per il conflitto tra gli appetiti degli imperialismi rivali”. A spiegarlo, durante un’intervista con Il Fatto Quotidiano, è Luciano Canfora, storico e filologo, che riflette sull’uso della celebre massima latina Si vis pacem, para bellum - “Se vuoi la pace, prepara la guerra” - citata recentemente dalla premier Giorgia Meloni alla Camera, la quale ha voluto precisare: “Sul tema del riarmo io la penso come i romani”.

Dal momento che la presidente del Consiglio si ispira agli antichi romani, Canfora ha sottolineato che, da sempre, nella storia - già a partire dall’antica Grecia - la guerra è stata considerata una condizione ciclica. Necessaria per ragioni sistemiche: serviva a mantenere l’economia, a fare bottino, a catturare schiavi. E questo valeva anche per l’Impero romano.

Secondo lo storico, si tratta di uno schema antico che si ripresenta ancora oggi. “Nel caso dell’Ucraina, la guerra ha un bottino ben preciso: le terre rare. Trump si è già portato avanti con il lavoro e si è mosso per assicurarsele. Anche la Siberia, con le sue risorse, fa gola: frantumare la Russia, come si è fatto con la Jugoslavia, può essere parte dell’operazione.

La prospettiva - ha detto Canfora - è quella di un mondo che si riarma in modo massiccio, con l’Europa che accetta di aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL per compiacere gli Stati Uniti. Ma questa corsa agli armamenti, secondo lo studioso, è un’imitazione servile delle dinamiche imperiali americane: i Paesi europei si mettono in una posizione subalterna, diventando esecutori degli interessi statunitensi.

Si veda Rutte, che manda un messaggio senza prevedere che diventi pubblico, mentre Trump se la ride per l’imbarazzo del suo cameriere. Si tengono buono quest’uomo del quale sostanzialmente hanno paura, e forse disprezzano. Poi - ha proseguito - c’è il caso di Merz, che sogna di rifare l’Operazione Barbarossa. Ha dichiarato che i tedeschi avranno presto il più forte esercito d’Europa. Ricorda il discorso pronunciato dall’ambasciatore tedesco a Mosca, la notte fra il 20 e il 21 giugno del 1941, quando si recò dal ministro degli Esteri sovietico e disse la frase seguente: ‘Il Führer ha ordinato la mobilitazione del nostro esercito contro la minaccia russa’. Merz, agitando la minaccia russa, ci vuole imporre di armarci sino ai denti. Nella Storia c’è una continuità inquietante”. 

Foto © Imagoeconomica

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