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Il dilemma della Casa Bianca: armare ancora Kiev o assistere al suo crollo definitivo?

La primavera del 2022: è stato quello il momento in cui, per il professore Alessandro Orsini, si è aperta una finestra di opportunità per l’Ucraina; un’occasione che il suo presidente, Volodymyr Zelensky, non ha saputo cogliere. In quel periodo si era creata una concreta possibilità diplomatica per una tregua o almeno per un compromesso negoziato tra Kiev e Mosca. In quel momento - ha spiegato Orsini - Putin non puntava ancora ad annettere territori ucraini: “non voleva nemmeno un oblast”. Uno scenario che oggi appare radicalmente mutato, con la Russia che rivendica apertamente i quattro oblast formalmente annessi nel settembre dello stesso anno. “Secondo la narrazione filo-americana, Zelensky abbandonò le trattative perché la Russia non gli concedeva nessuna garanzia di sicurezza. In realtà - ha precisato - Zelensky non ha mai avuto le garanzie che chiedeva per colpa dei Paesi della Nato, che temono di entrare in guerra con la Russia”. La richiesta ucraina, infatti, era precisa e impegnativa: in caso di una nuova aggressione russa, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia avrebbero dovuto intervenire militarmente, colpendo le forze russe. Una proposta che è stata prontamente respinta per il timore di provocare un’escalation militare di tipo nucleare. “L’Ucraina non ha le garanzie di sicurezza per colpa di Putin? Non proprio. Zelensky è stato ‘fregato’ dalla Nato”.

Oltretutto, l’abbandono del tavolo negoziale da parte dell’Ucraina, nella primavera del 2022, non sarebbe stato motivato solo dalla mancanza di garanzie, ma soprattutto dalla convinzione - rivelatasi poi errata - che la Russia potesse essere sconfitta sul campo. “Un errore fatale: anziché capire che la Russia stava combattendo con le mani dietro la schiena, la Nato e i grandi media dissero che la Russia aveva invaso l’Ucraina con soli 180mila soldati perché aveva un esercito di cartone. Misi in guardia da questo gravissimo errore di sottovalutazione, ma - ha ricordato Orsini - non fui creduto”. Un errore di valutazione che, nel tempo, si è rivelato catastrofico, e i risultati “sono davanti agli occhi di tutti. Trump è in ginocchio davanti a Putin e l’Ucraina è già smembrata. Zelensky ha dichiarato di non avere le forze per recuperare i territori perduti. Il 13 gennaio 2025, Mark Rutte ha dichiarato alla Commissione Affari esteri del Parlamento europeo: ‘La Russia produce in tre mesi ciò che la Nato produce in un anno da Ankara a Los Angeles’”.

A questo, poi, si aggiunge la questione Donald Trump. Il presidente americano si troverebbe infatti davanti a un dilemma che non prevede soluzioni facili: continuare ad armare l’Ucraina, oppure lasciare che l’esercito ucraino crolli. Peccato che entrambe le opzioni comportino rischi elevatissimi. “Quanto alla prima, l’invio di armi a Zelensky servirebbe soltanto a decuplicare i bombardamenti di Putin, senza cambiare i rapporti di forza. E se Trump restasse a guardare? I pericoli non sarebbero minori. Davanti al cedimento dell’esercito ucraino, Inghilterra e Francia lasciano intendere che invierebbero i loro soldati. Trump - ha concluso Orsini - si troverebbe scavalcato, in controllo di niente. Trump non sa che cosa fare. Deciderà in base agli eventi”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica

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