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Il sociologo: "Viviamo in una società giornalistica filo-americana, segnata da una profonda sudditanza opportunistica"

Se con il libro “Ucraina-Palestina. Il terrorismo di Stato nelle relazioni internazionali” (ed. Paper First), Alessandro Orsini ha descritto il metodo deformante con cui la politica internazionale viene raccontata dai principali media, filtrata attraverso un retaggio culturale eurocentrico, nel volume successivo, “Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite” (ed. Paper First), il noto sociologo mette invece a fuoco un fenomeno ancora più inquietante: le menzogne consapevoli, studiate e strategicamente costruite da professionisti dell’informazione mossi da ambizioni personali, interessi di carriera o allineamenti politici. Lo ha spiegato lo stesso Orsini sul Fatto Quotidiano, delineando la condizione critica in cui versa oggi il sistema dell’informazione italiana. In particolare, ha sottolineato come lo scoppio della guerra in Ucraina abbia messo a nudo tutte le fragilità strutturali del sistema mediatico italiano. Analisi illogiche, demagogiche e palesemente infondate sono diventate “verità di Stato”, imposte all’opinione pubblica come se fossero incontestabili. Le principali - ha ribadito - sono state quattro: l’idea che l’Ucraina potesse sconfiggere militarmente la Russia; l’attribuzione della responsabilità esclusiva del conflitto alla presunta follia di Putin; la convinzione che la NATO sia un’organizzazione puramente difensiva, priva di responsabilità nell’escalation bellica; e, infine, l’immagine di un’Europa forte a fronte di una Russia irrilevante, prossima al collasso. Una visione che - ha sottolineato il noto sociologo - è volutamente distorta, costruita per rafforzare l’adesione a una narrazione unipolare del mondo, nella quale l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, si autoproclamano detentori del Bene.
Ad ogni modo, “la disinformazione in Italia - ha spiegato Orsini - non è causata dalle agenzie e dagli ambienti collegati al Cremlino, bensì da quelli collegati alla Casa Bianca”. Il motivo è strutturale: Mosca non possiede alcun potere reale di condizionamento delle scelte politiche italiane, né ha voce in capitolo sulle nomine ai vertici dei media pubblici o privati. Washington, invece, esercita da decenni un’influenza diretta sulla politica italiana, condizionando indirettamente anche la struttura del sistema mediatico. “Trump ha un grande potere sulle decisioni di Meloni; Putin nessuno - ha precisato Orsini -. I pericoli alla libertà di critica e di informazione non provengono dal filo-putinismo, ma dal filo-americanismo”. Infatti, un altro punto chiave su cui Orsini insiste è la distinzione tra filo-americanismo culturale e filo-americanismo politico. Il primo è un sentimento legittimo di ammirazione per la cultura, la società e lo stile di vita americani. Il secondo, invece, è un atteggiamento di sudditanza opportunistica, un calcolo cinico finalizzato a ottenere vantaggi personali o professionali. “Il filo-americanismo politico - ha precisato - non è mosso da valori, ma da un semplice calcolo costi-benefici. È un ascensore sociale”. Una strategia consapevole, dunque, che orienta intere carriere nel mondo del giornalismo e dell’opinione pubblica verso la legittimazione dell’ordine geopolitico imposto da Washington. In definitiva, il libro “Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite” dipinge un ritratto impietoso dell’Italia come Paese culturalmente cinico e strategicamente subalterno, nel quale l’informazione non è il frutto di un dibattito aperto e trasparente, ma il risultato di una “società giornalistica filo-americana” che, pur dichiarandosi indipendente e libera, agisce in modo diametralmente opposto. Un sistema in cui la verità dei fatti viene sistematicamente sacrificata per compiacere gli equilibri di potere.

Foto © Roberto Pisana

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