Il volo è stato più lungo del previsto. La tratta doveva evitare gli scali in quei Paesi dove avrebbe rischiato l’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità.
Con queste accortezze si è svolto il viaggio di Benjamin Netanyahu per arrivare alla Casa Bianca e incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Un colloquio che, secondo alti funzionari israeliani, si concentrerà sull'Iran e su un possibile accordo per un cessate il fuoco. "Il premier israeliano sostiene un accordo che porterebbe allo smantellamento completo del programma nucleare iraniano, come è successo in Libia", ha detto una delle fonti a Channel 12, specificando la questione dei dazi sarà posta in secondo piano.
Nel frattempo Gaza continua ad essere messa a ferro e fuoco: un attacco israeliano vicino all’ospedale Nasser di Khan Younis ha ucciso almeno un giornalista e ferito altri nove. Helmi al-Faqawi, reporter di Palestine Today TV, è morto bruciato vivo dopo che un missile ha colpito la tenda dove si trovava con altri colleghi.
Il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi ha condannato il raid, definendolo un "massacro premeditato", che porta il numero totale di giornalisti uccisi a Gaza a 210 dall’inizio del conflitto. Un ultimo fendente lanciato da Tel Aviv contro il diritto internazionale che fa seguito all’uccisione a sangue freddo di 15 paramedici lo scorso 23 marzo. Un massacro, in cui la versione ufficiale dell’Idf – che attribuiva l’accaduto a un errore di identificazione – è stata recentemente smentita da un filmato del New York Times dove apparivano in evidenza le ambulanze ben contrassegnate, poco prima che fossero travolte da una raffica di proiettili. La Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha chiesto un’indagine internazionale indipendente.
Secondo analisi dell'Associated Press basate su mappe militari, l’esercito israeliano controlla ormai oltre il 50% della Striscia di Gaza, costringendo i civili in aree sempre più confinate.
In segno di protesta contro i continui massacri, i palestinesi in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza hanno osservato uno sciopero generale, chiudendo negozi, scuole e uffici.
A Ramallah e Hebron, migliaia di persone sono scese in piazza, gridando slogan contro Israele e chiedendo la fine dell’assedio. "Non cambierà la guerra, ma è un atto di resistenza", ha detto un manifestante.
A protestare insistentemente sono anche le principali organizzazioni internazionali per i diritti umani. l’Onu ha lanciato un allarme disperato: da quando Israele ha ripreso i bombardamenti il 18 marzo, almeno 1.000 bambini sono stati uccisi o feriti in una sola settimana, il numero più alto dall’inizio della guerra.
"Più di 2,1 milioni di persone sono intrappolate, bombardate e nuovamente affamate. Le forniture mediche si stanno esaurendo, e 25 panetterie sostenute dal Programma Alimentare Mondiale hanno chiuso per mancanza di farina," ha dichiarato Jorge Moreira da Silva dell’UNOPS.
Secondo l’Unicef, oltre 1 milione di bambini sono privati di aiuti salvavita da più di un mese.
"Per il bene di oltre 1 milione di bambini nella Striscia di Gaza, esortiamo le autorità israeliane a garantire, come minimo, il soddisfacimento dei bisogni di base delle persone, in linea con gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. Ciò include la loro responsabilità legale di assicurare che le famiglie siano rifornite di cibo, medicinali e altre forniture essenziali di cui hanno bisogno per sopravvivere", ha dichiarato Edouard Beigbeder, direttore dell’agenzia per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Foto © Imagoeconomica
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- Francesco Ciotti
