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In Argentina si erano già nascosti Adolf Eichmann e Josef Mengele. L’iniziativa includerà anche i fascicoli del Ministero della Difesa

Il governo argentino declassificherà i documenti ufficiali contenenti informazioni sui nazisti che cercarono rifugio nel suo territorio dopo la Seconda guerra mondiale. Lo ha annunciato lunedì Guillermo Francos, capo dello staff del presidente Javier Milei. Renderemo pubblici i documenti sui "nazisti che si rifugiarono in Argentina e furono protetti per molti anni", ha detto Francos in un'intervista al canale televisivo DNews. Il Capo dello staff ha aggiunto che "il Presidente Milei ha dato istruzioni di divulgare tutta la documentazione detenuta da qualsiasi agenzia statale, perché non c'è motivo di continuare a nascondere tali informazioni". Secondo l'agenzia di stampa NA, questa iniziativa includerà i registri delle transazioni bancarie e finanziarie, nonché i fascicoli conservati dal Ministero della Difesa. Verso la fine della seconda guerra mondiale l'organizzazione O.D.E.SS.A (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS) mise in piedi una rete che con la collaborazione e l'aiuto di altri soggetti, facilitarono e finanziarono la fuga dei capi militari e dei criminali nazisti soprattutto in Sudamerica. Tra i vari gerarchi delle SS che riuscirono a nascondersi in Argentina c’è Adolf Eichmann, padre della cosiddetta "soluzione finale", Josef Mengele, responsabile del programma di eugenetica del regime di Adolf Hitler, Erich Priebke, ex comandante delle SS e responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine. Dal 2005 il Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme ha individuato i nomi di circa mille presunti criminali di guerra ancora vivi in Europa, molti dei quali provenienti dalla Germania, e ha lanciato diverse campagne intitolate "Operation last chance" per rintracciarli.

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