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Poche ore fa, sono stati rilasciati nuovi documenti relativi all'assassinio del presidente John F. Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963 a Dallas. Una declassificazione, comprendente oltre 63.000 pagine, ordinata dal presidente Donald Trump che ha promesso di rendere pubblici tutti i file relativi alla morte di Kennedy.
Apparentemente, nonostante l'enorme quantità di informazioni rese disponibili, non emergono novità clamorose sull’assassinio del presidente Usa e molti dei documenti sembrano concentrarsi più sulla protezione delle fonti e dei metodi della CIA che sul chiarire i dettagli dell'assassinio stesso.
Uno dei temi principali emersi è la preoccupazione del governo statunitense di proteggere le fonti e i metodi utilizzati dall'intelligence durante la Guerra Fredda. Molti dei documenti rilasciati contengono informazioni precedentemente censurate che rivelano i nomi di agenti della CIA, le loro operazioni segrete e persino i bilanci delle stazioni dell'agenzia in tutto il mondo. Secondo Timothy Naftali, professore alla Columbia University ed ex direttore della biblioteca presidenziale di Nixon, la ragione principale per cui questi file sono stati tenuti segreti per così tanto tempo non è legata all'assassinio di Kennedy, ma alla necessità di proteggere le attività di intelligence dell'epoca.
"Non si tratta di pistole fumanti che ci aiuterebbero a capire il ruolo di Lee Harvey Oswald nell'assassinio", ha dichiarato Naftali. "Si tratta di proteggere le fonti e i metodi della CIA. Stavamo intercettando messaggi dall'Egitto, ma questo non ha nulla a che fare con chi ha ucciso Kennedy".
Nella sterminata selezione di file contenenti informazioni già note alla narrativa ufficiale, spiccano, tuttavia, alcune informazioni interessanti.
Un promemoria del 1961 scritto da Arthur Schlesinger Jr., assistente speciale del presidente Kennedy che era stato in gran parte censurato fino ad ora, descrive come la CIA avesse infiltrato circa 1.500 agenti sotto copertura nel Dipartimento di Stato, operando spesso in contrasto con gli ambasciatori statunitensi. Schlesinger ha definito la CIA "uno stato all'interno di uno stato", sottolineando come l'agenzia avesse assunto un ruolo sempre più autonomo nella politica estera degli Stati Uniti.
"La CIA occupa l'ultimo piano dell'Ambasciata di Parigi, un fatto ben noto a livello locale", ha scritto Schlesinger. "E nella notte della rivolta dei generali in Algeria, i passanti hanno notato con divertimento che l'ultimo piano era illuminato da luci".
Questa sezione del memo, precedentemente censurata, suggerisce che i leader statunitensi erano preoccupati che l'autonomia della CIA potesse minacciare il controllo della politica estera da parte del Dipartimento di Stato e, in ultima analisi, del presidente stesso.
In un altro documento si afferma che l'ex agente dei servizi segreti, Gary Underhill, avrebbe detto ai parenti che un gruppo all'interno della CIA era coinvolto nell'omicidio JFK. Ne parlava con apprensione, temendo per la sua vita, convinto di dover lasciare il Paese per sopravvivere, ma meno di sei mesi dopo, venne trovato morto nel suo appartamento di Washington D.C., colpito a morte. Il medico legale concluse che si era trattato di suicidio, ma le circostanze restano sospette. Un altro collegamento inquietante riguarda Samuel Cummings, un trafficante d'armi tra i cui clienti figurava anche la CIA. Quest'ultima coinvolse la Klein's Sporting Goods, che ordinò per posta un fucile Carcano ufficialmente identificato come l'arma utilizzata da Lee Harvey Oswald. Una coincidenza che solleva numerosi interrogativi perché suggerisce un legame indiretto tra le reti di intelligence americane e l'arma del delitto.
Un altro aspetto significativo del rilascio dei documenti riguarda la sorveglianza del reverendo Martin Luther King Jr. da parte dell'FBI. Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un tribunale federale di rilasciare i registri di sorveglianza di King due anni prima della scadenza prevista, nonostante le obiezioni della Southern Christian Leadership Conference, l'organizzazione per i diritti civili fondata da King. I documenti potrebbero includere intercettazioni telefoniche, microfoni nascosti e rapporti degli agenti, ma c'è il timore che possano contenere informazioni salaci o inventate sulla vita privata di King, utilizzate per diffamarlo.
"Per noi, l'assassinio di nostro padre è una perdita familiare profondamente personale che abbiamo sopportato negli ultimi 56 anni", hanno dichiarato i figli di King in una dichiarazione. "Speriamo di avere l'opportunità di esaminare i file come famiglia prima della loro pubblicazione".
In precedenza, il nipote Robert Kennedy Jr, oggi Segretario della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d'America, aveva rilasciato un'intervista sulla piattaforma canadese Rumble in cui aveva accusato direttamente la CIA dell'assassinio di suo zio, ricordando che ci sono "un milione di documenti" che dimostrano come Lee Harvey Oswald, l'assassino di JFK, fosse una risorsa dell’agenzia. Ha criticato la Commissione Warren, sostenendo che il suo lavoro fosse stato compromesso da Allen Dulles, ex capo della CIA, che avrebbe nascosto informazioni cruciali.
Quest’ultima, istituita dal presidente Lyndon B. Johnson per indagare sull’assassinio, concluse nel 1964 che Oswald aveva agito da solo, sparando tre colpi di fucile in sei secondi dal sesto piano del deposito di libri. Tuttavia la versione ufficiale è stata costretta ad introdurre la cosiddetta "teoria della pallottola magica" per spiegare come un solo proiettile avesse causato le ferite multiple a Kennedy e Connally.
Le inchieste di Jim Garrison, procuratore di New Orleans, portarono alla luce indizi significativi su quello che appare configurarsi come un vero e proprio omicidio di Stato. Garrison si concentrò su Clay Shaw, un imprenditore legato alla CIA e alla mafia, sospettato di essere coinvolto nell’assassinio. Shaw, secondo Garrison, faceva parte di una rete che includeva Oswald e Jack Ruby, il killer di Oswald. Ruby, legato alla mafia, avrebbe ucciso Oswald per impedirgli di rivelare la verità. Il procuratore ipotizzò che la mafia e la CIA avessero collaborato per uccidere Kennedy. La mafia, in particolare, aveva un forte motivo di vendetta contro i Kennedy, che avevano intensificato la lotta contro il crimine organizzato durante la presidenza di John e il mandato di Robert come procuratore generale. La CIA, d’altra parte, era scontenta della decisione del presidente di ritirarsi dal Vietnam e di normalizzare i rapporti con Cuba dopo la crisi dei missili del 1962. Una svolta che avrebbe danneggiato gli interessi economici legati alla guerra del complesso militare industriale.

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