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Non è causale quanto avvenuto nelle acque di Savona 8 giorni fa, quando un’improvvisa esplosione ha rotto la routine delle normali attività portuali. Sulla Seajewel, petroliera del gruppo Thenamaris, la notte del 14 febbraio erano stati piazzati due esplosivi che probabilmente avrebbero dovuto compromettere irrimediabilmente lo scafo della nave, ma qualcosa è andato storto.
La defibrillazione del primo ordigno ha provocato uno squarcio di 70 centimetri per 120, facendo staccare la seconda carica che è esplosa in mare, causando una moria di pesci.
I primi accertamenti lasciano pochi dubbi sulla natura di quanto accaduto, che è anche il capo d’accusa dell’indagine in mano al capo della Dda Nicola Piacente e della sostituta Monica Abbatecola: naufragio con l’aggravante del terrorismo.
Un fascicolo, tuttavia, che non contempla solo l’azione di una cellula autonoma, ma apre a piste ed intrighi internazionali che riguardano i grandi giochi di potere tra le superpotenze del Pianeta.
In passato, la Seajewel è stata associata alla cosiddetta “flotta ombra” russa, composta da navi che, nonostante le sanzioni imposte a Mosca per l’invasione dell’Ucraina, continuerebbero a vendere petrolio russo in Europa attraverso complesse triangolazioni. Un legame che potrebbe certamente rappresentare un possibile movente per l’attacco.
Non è la prima volta che una delle petroliere associate al Cremlino è stata vittime di sabotaggio.
Un mese prima, anche un’altra delle petroliere di Thenamaris, il Seacharm, ha subito lo stesso tipo di incidente mentre navigava verso Ceyhan in Turchia, ha detto la società. Stesse dinamiche, secondo la pubblicazione dell'industria navale Lloyds List che ha parlato di un'esplosione allo scafo.
Entrambe le petroliere dell’azienda erano partite dalla Russia prima di essere attaccate, ma nessuna delle due sembrava effettivamente trasportare petrolio russo, il che significa che avrebbero agito in conformità con le sanzioni occidentali. Le due navi cargo hanno raccolto un carico di greggio kazako vicino al porto russo di Novorossiysk, come mostrano i dati di spedizione compilati da Bloomberg.
Altre due navi – il Koala e il Grace Ferrum – avevano visitato Ust-Luga, nel Mar Baltico. Il Koala ha subito un'esplosione quando era al porto petrolifero russo, mentre l’incidente di Grace Ferrum è avvenuto quando la petroliera è arrivata in acque libiche settimane dopo, ha detto LloydsList.
Tutti atti di sabotaggio che avvengono in concomitanza con l'attacco di un drone ucraino, avvenuto lo scorso lunedì, proprio contro una stazione di pompaggio del principale oleodotto kazako per l'esportazione di petrolio, nel sud della Russia.
Un’incursione alla stazione appartenente al Caspian Pipeline Consortium (CPC) che ha avuto luogo alla vigilia dei colloqui tra funzionari statunitensi e russi per porre fine alla guerra in Ucraina.
Il Vice Primo Ministro russo Alexander Novak ha detto martedì che i flussi di petrolio attraverso il CPC erano diminuiti di circa il 30-40% a causa dei danni registrati, e le riparazioni avrebbero richiesto diversi mesi.
Curioso come nel 2022, Thenamaris era stata inserita dall’Ucraina nella lista degli “sponsor internazionali di guerra” con l’accusa di contrabbandare petrolio di Mosca. Un posizionamento in “black list” che era poi stato rimosso circa un anno più tardi. La pista Kazaka potrebbe dunque portare direttamente a Kiev, ma le indagini sono ancora in corso.
Gli investigatori della Digos stanno analizzando le immagini delle telecamere per cercare di ricostruire la catena degli eventi, a patto che l’aggancio dell’esplosivo sia avvenuto quando la Seajewel si trovava già nelle acque italiane. Se l’attacco fosse stato sferrato in Italia, ciò implicherebbe l’esistenza di una rete di supporto logistico sul territorio, necessaria non solo per organizzare l’operazione, ma anche per garantire una via di fuga e ostacolare le indagini.
In ogni caso non sono state solo le petroliere ad essere colpite. A dicembre, l’incidente più grave ha coinvolto la nave cargo russa Ursa Major, di proprietà della compagnia Sk-Yug, affondata nel Mar Mediterraneo al largo della Spagna a seguito di un'esplosione nella sala macchine, la cui causa non è ancora stata identificata. Il Centro di gestione delle crisi del Ministero degli Esteri russo ha riferito che dei 16 membri dell'equipaggio (tutti cittadini russi), 14 sono stati salvati e portati al porto spagnolo di Cartagena, mentre due risultano dispersi. La nave, partita dal porto russo di San Pietroburgo 12 giorni prima e diretta a Vladivostok, nell'estremo oriente russo, si è capovolta in acque internazionali tra la regione spagnola di Murcia e l'Algeria.

Foto © Shipspotter Stahl

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