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Il piano sembra essere sul tavolo da diversi mesi ma solo ora è divenuto di pubblico dominio: Washington sta meditando di aprire una via di fuga per Volodymyr Zelensky. Ne ha parlato il New York Post (NYP), che cita fonti dirette dalla Casa Bianca, secondo cui il deterioramento dei rapporti non è per nulla improvviso, ma va avanti da mesi.
"Ho sentito mesi fa che è il momento di un'elezione e una nuova leadership", ha affermato la fonte, sostenendo che la rottura pubblica è arrivata molto tempo dopo e quella sensazione anti-Zelensky è diffusa all'interno dell'ala ovest.
In sostanza, la soluzione migliore (per il leader ucraino – ndr) e per il mondo è che se ne vada immediatamente in Francia“. Un biglietto di sola andata che potrebbe presto rappresentare una scelta obbligata per l’ex comico che vede deflagrare ingloriosamente l’idillica intesa con i miliardi di dollari un tempo elargiti da Washington incondizionatamente.
Ora, con l’approssimarsi di un’inevitabile capitolazione militare – annunciata qualche settimana fa dal capo dei Servizi segreti ucraini, Kyrylo Budanov, che ha parlato di “processi molto pericolosi per l’esistenza stessa dell’Ucraina”, in caso di mancati negoziati entro l’Estate – l’America di Donald Trump ha iniziato a chiedere conto dell’investimento a perdere sull’evidente sconfitta strategica subita da Mosca.
L’Ucraina non ha “carte in mano” in eventuali negoziati per porre fine al conflitto con la Russia, ha dichiarato il neo eletto presidente statunitense. “Ho avuto ottime discussioni con Putin, e non ho avuto ottime discussioni con l’Ucraina. Non hanno carte in mano, ma stanno giocando duro”, ha aggiunto, lanciando un chiaro monito alla leadership ucraina: “Non permetteremo che questo continui”.
Il tycoon ha ulteriormente rincarato l’umiliazione sostenendo di non ritenere essenziale la presenza del presidente ucraino Zelensky ai negoziati volti a porre fine alla guerra della Russia. “Non credo che sia molto importante la sua presenza agli incontri”, ha dichiarato Trump in un’intervista a Fox News. “È lì da tre anni. Rende molto difficile fare accordi”.


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Mike Walz © Imagoeconomica

 

Zelensky firmerà l’accordo sulle terre rare

Intanto il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Walz ha assicurato che il leader ucraino “firmerà molto presto” l’accordo sui minerali e le terre rare con gli Stati Uniti. Ne ha parlato al Cpac, la conferenza dei conservatori Usa che si sta svolgendo in Maryland, nei pressi di Washington. L’accordo, ha detto Waltz, è “positivo per l’Ucraina. Cosa potrebbe esserci di meglio (per il Paese – ndr) di trovarsi in una parternship economica con gli Stati Uniti?”, ha aggiunto, dicendosi convinto che “alla fine di tutto questo” a Donald Trump verrà assegnato il “Nobel per la Pace”.
L’intesa prevederebbe che il 50% delle entrate date dalle rendite minerarie dell’Ucraina venga trattenuto dagli Stati Uniti come pagamento per il precedente sostegno militare alla guerra contro la Russia. Ciò includerebbe anche “tutto il valore economico associato alle risorse in Ucraina”, tra cui uranio, litio, petrolio, gas e persino alcune entrate portuali. L’accordo ha anche specificato che le società statunitensi devono detenere anche il 50% di proprietà dei depositi di elementi di terre rare dell’Ucraina. Accordi molto simili ai pagamenti di guerra di una nazione sconfitta, come è stato per la Germania dopo la prima guerra mondiale.
Trump ha addirittura riscritto la retorica occidentale sull’origine del conflitto, assolvendo il Cremlino da tutte le responsabilità. "Ogni volta che dico che non è colpa della Russia, vengo sempre criticato per fake news. Ma vi dico una cosa: Biden ha detto le cose sbagliate. Zelensky ha detto cose sbagliate. Sono stati attaccati da qualcuno molto più grande e più forte, il che di per sé è sbagliato e non dovrebbe essere fatto. Ma la Russia potrebbe facilmente essere dissuasa da questo. Questa guerra non sarebbe dovuta accadere, e tutte queste persone che sono morte non sarebbero dovute morire, e tutte queste città non avrebbero dovuto essere distrutte".
Un discorso sancito dal recente boicottaggio da parte USA al G7 della risoluzione dell’ONU che definiva la Russia come Paese “aggressore”.


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© Imagoeconomica

L’Europa prosegue con il mantra: “pace” attraverso la forza

L’Europa nel frattempo, non smette di perseguire la delirante dottrina della pace a “tutti i costi”, con una vittoria sul campo. Nel giardino fiorito dell’UE aleggia ancora il mito della superiorità dell’Occidente, garantita da una provvidenza messianica che finora gli ha consentito quella supremazia millenaria ormai perduta.
Ed ecco che il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius, annuncia che il vecchio continente manderà un “messaggio molto forte” di sostegno all’Ucraina, probabilmente lunedì prossimo, 24 febbraio, giorno che segnerà tre anni dall’inizio dell’invasione russa.
Possiamo vedere chiaramente – afferma – che gli Stati membri dell’Ue continueranno ad aiutare l’Ucraina. Dobbiamo attuare la pace attraverso la forza: per questo la forza dell’Ucraina deve aumentare. Stiamo discutendo di tutte le possibilità per mandare un segnale molto forte all’Ucraina”, ha detto Kubilius ad una conferenza stampa.
A dar man forte ai sogni di guerra europei ci pensa anche l’Economist, secondo cui il continente deve prepararsi a difendersi da solo. Il piano di pace trumpiano che prevederebbe un cessate il fuoco instabile e deboli garanzie di sicurezza, avrebbe gravi implicazioni per la sicurezza di cui i leader e cittadini europei non “hanno ancora preso piena coscienza".
"Il Vecchio Mondo ha bisogno di un corso intensivo su come esercitare il potere militare in un'epoca senza regole, altrimenti cadrà vittima del nuovo disordine globale", si legge nel quotidiano.
L’Europa viene condotta al mattatoio dall’establishment americano, che la proietta inesorabilmente verso la militarizzazione e lo scontro con la Russia. Una strategia che certamente giova all’economia americana: gli Stati in Europa hanno già quasi raddoppiato le loro importazioni di armi maggiori (+94%) tra il 2014-18 e il 2019-23. Complessivamente circa il 55% delle importazioni di armi da parte degli stati europei nel 2019-23 sono state fornite dagli Stati Uniti, rispetto al 35% del 2014-18.

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