La politica preme su viale Mazzini: l’Ad Rossi vuol mettere sotto tutela i programmi, ma per molti è una manovra “anti-Report”
“I titoli di alcuni giornali che in questi giorni hanno fornito l'immagine di Report senza controlli o che addirittura rifiuterebbe il controllo non corrispondono al vero”. Lo ha scritto il conduttore della nota trasmissione di Rai 3, Sigfrido Ranucci, per rispondere pubblicamente via social ad alcuni titoli di giornale che hanno suggerito il fatto che Report, la trasmissione più apprezzata dal pubblico italiano, non sia soggetta ad alcun controllo editoriale o che addirittura si rifiutasse di sottoporvisi. Un attacco diretto, dunque, l’ultimo di una lunga serie, che Ranucci ha respinto con fermezza. E, a proposito di questi attacchi, Ranucci ha precisato che “ledono l'immagine della Rai, del direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini, del sottoscritto e di tutti coloro che da decenni lavorano nella squadra di Report, con enorme sacrificio, anche rischiando la propria incolumità e quella dei propri cari”. Il giornalista e conduttore televisivo ha precisato, infatti, che l’intero processo di produzione della trasmissione è sottoposto a un rigoroso sistema di verifiche. “I singoli pezzi che compongono la puntata - ha spiegato Ranucci - vengono fatti visionare a partire dal giovedì, tutti insieme il venerdì, e una seconda volta il sabato dopo essere stati inseriti in puntata. Da sempre, quando ci sono particolari criticità, i direttori vengono avvisati prima, come è giusto che sia. Le inchieste - prosegue - vengono realizzate per lo più da freelance, che portano il lavoro semi-concluso nella settimana di messa in onda. Il materiale viene verificato, oltre che dall'autore, dal desk interno di Report, da un caposervizio Rai, da un vicecaporedattore interno Rai, da un caporedattore facente funzione, dal vicedirettore (che sarei io), infine dal direttore. Quindi dire che non c'è un controllo editoriale è un'affermazione falsa”. Come dicevamo, non è la prima volta che Report finisce nel mirino. A onor del vero, sembra che, con il passare del tempo, sia sempre più osteggiata, in particolare dal potere politico. Il noto programma d’inchiesta ha più volte sollevato questioni scomode, senza mai tirarsi indietro, nemmeno quando i reportage hanno chiamato in causa figure di spicco della politica e dell’economia italiana. Da sempre, Report si è occupata di questioni “scomode”. Negli ultimi mesi ha toccato argomenti delicati come il Ponte sullo Stretto, le vicende di alcuni esponenti del governo e le operazioni di lobbying nel sistema politico ed economico. Un'attività che, come sottolinea Ranucci, ha portato alcuni soggetti influenti a chiedere una “tutela” nei confronti della trasmissione, tra cui la proprietà di un’emittente concorrente della Rai e persino la comunità ebraica, a seguito di un’inchiesta sulla situazione a Gaza. “Non sarà sfuggito che, invece, a chiedere una 'tutela a Report' siano stati, nei giorni scorsi, una serie di politici, la proprietaria della concorrente della Rai e la comunità ebraica dopo le inchieste sulla Striscia di Gaza. Tuttavia, Report, fino a quando ci sarà questa squadra, continuerà a svolgere il suo ruolo di cane da guardia della democrazia”. Un ruolo che, oltretutto, svolge benissimo, come dimostrano anche gli ascolti. “Le scalette di Report, decise dal nucleo redazionale - ha sottolineato il noto giornalista - sono tra le migliori della storia della Rai. Portano la rete dal 3% al 10%, con punte del 14%. Report, quest'anno, nonostante la controprogrammazione (anche Rai, sic), ha realizzato l'8% di media con un +0,4% rispetto alla stagione precedente, cioè il doppio della media della rete. Il costo a puntata di Report - ha precisato - è il più basso tra i programmi di informazione della Rai in prima serata, come ha avuto modo di dire lo stesso direttore Paolo Corsini, che, in quanto tale, è e rimarrà il mio unico riferimento giornalistico per la delicatezza dei contenuti trattati e per la capacità di tutelare, nei momenti più complicati, l'indipendenza di Report e la sicurezza della squadra che ci lavora”. E aggiunge: “Alla luce di tutto questo, lamentarsi della gestione di Report, se mi passate la battuta, è come se il Santo Padre si lamentasse del Giubileo”. Del resto, di fronte alla ricostruzione fatta dallo stesso Ranucci per rispondere alle ultime critiche ricevute, la sensazione è quella di trovarsi davanti all’ennesimo tentativo di sabotaggio nei confronti della nota trasmissione di Rai 3. “L’intervista pubblicata da un giornale a un 'sedicente' direttore della Rai, costretto all’anonimato come fosse un pentito, che definiva normale l'intervento di un soggetto esterno alla redazione per gestire scalette, creatività di contenuti, la squadra o il budget - ha proseguito Ranucci - è assolutamente ridicola e offensiva. Report non è un programma di comici e ballerine. C’è un nucleo giornalistico operante nel pieno delle sue funzioni, riconosciute nel tempo dalla Rai, dotato di profonde conoscenze giuridiche, economiche e finanziarie, anche internazionali, che decide nel pieno dell'autonomia della professione giornalistica e nell'ambito più specifico del giornalismo d'inchiesta, tutelato dalla giurisprudenza, e che deve essere valorizzato, come previsto dall'ultimo contratto di servizio firmato tra Rai e Governo. Le scalette di Report, decise dal nucleo redazionale - ha concluso Ranucci - sono tra le migliori della storia della Rai”.
La circolare delle polemiche
Le tensioni sono palpabili e si avvertono anche all’interno del Cda di viale Mazzini. Il motivo dei contrasti interni al Consiglio di amministrazione Rai riguarderebbe proprio la circolare voluta dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che prevede la creazione di strutture editoriali per supervisionare i singoli programmi. Ovviamente, in molti hanno subito pensato a una manovra “anti-Report”. Rossi - ha spiegato il quotidiano online “La Notizia” - sostiene che l’iniziativa non sia rivolta specificamente contro Report, in quanto si tratterebbe di un protocollo da applicare a una trentina di programmi che non seguirebbero il modello organizzativo vigente. Tuttavia, la stessa circolare porta con sé un altro problema: se la circolare di Rossi dovesse essere attuata, Report finirebbe sotto una nuova struttura editoriale, ridimensionando il ruolo di Ranucci e privandolo della sua autonomia decisionale. Lo stesso Ranucci, oltre a essere il conduttore della nota trasmissione televisiva, è anche il suo capostruttura. Dunque, se il modello di Rossi dovesse essere attuato, Report finirebbe sotto una nuova struttura editoriale, ridimensionando il ruolo di Ranucci, con possibili conseguenze legali per demansionamento. Di fatti, lo stesso Ranucci è il titolare della delega alla gestione editoriale del programma dal 2006. Ad ogni modo, stando a quanto riportato da “La Notizia”, uno dei principali difensori di Report è stato il consigliere Roberto Natale, che ha proposto un dialogo tra Rossi e Ranucci per trovare una soluzione che garantisca l’indipendenza della trasmissione. Questo perché, secondo Natale, il giornalismo d’inchiesta, anche se scomodo, deve avere spazio in Rai, così come lo ha un giornalismo più vicino al potere.
Foto © Imagoeconomica
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