Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Anno dopo anno - sono ormai 29 - la Marcia del Silenzio diventa più numerosa. Un fatto che conforta in parte, perché ci permette di vedere - a primo impatto - che la questione dei desaparecidos non passa inosservata agli uruguaiani, ma allo stesso tempo lascia un segno che sa di delusione. Sembra di entrare in un vicolo cieco. Quel vicolo cieco che si culla nell'impunità oggi vigente e molto ben posizionata nei seggi della casta militare e del potere politico. Il potere politico che per anni non ha fatto altro - al di là della dialettica e della retorica e di tiepide iniziative moltiplicatesi in ogni periodo di governo - che essere funzionale alla cultura dell'impunità che in apparenza si è installata alla fine della dittatura nel patto del Club Naval, ma che in realtà sicuramente dovremmo collocarla negli anni precedenti al 27 giugno 1973, in tempi in cui la guerriglia Tupamara ed i militari stavano già abbozzando accordi. Accordi che si sarebbero concretizzati in seguito, fino ai giorni nostri. 

“Loro sanno dove sono! Esigiamo risposte. Mai più terrorismo di Stato” è stato lo slogan centrale di questo 2024. Ed è stata, per l’ennesima volta, la lettera di presentazione di Madri e Familiari indirizzata alla casta militare. Ma solo alla casta militare? Non è detto espressamente (un giorno arriverà il momento di essere più espliciti), ma in quell'affermazione in testa alla Marcia è tacitamente incluso il sistema politico. La casta politica. E non a caso, uno dei nostri striscioni di Antimafia Dos Mil e dell'Associazione Un Punto en el Infinito, delle Marce del Silenzio degli anni precedenti, era molto chiaro al riguardo: “Quali potenti interessi mantengono un paese senza memoria né giustizia?” “I responsabili dell'impunità mettono a tacere la verità”.

Dove sono

Il messaggio è chiaro. Il messaggio è rivendicare la verità. La verità sul luogo di sepoltura dei desaparecidos: 197 persone sotterrate in proprietà militari. 

La pretesa e la richiesta di conoscere la verità si legge perfettamente nei numerosi striscioni esibiti anno dopo anno lungo il viale 18 de Julio e che sono la sostanza di quella massiccia mobilitazione, di una portata indescrivibile che supera ogni aspettativa. 


desaparecidos uruguay 1

Ma quella massiva (e perseverante) dimostrazione di sensibilità militante da parte dei Familiari non ha avuto risposte dal sistema politico, da nessun governo successivo alla dittatura. Tutti i governanti, dai partiti tradizionali alla coalizione di sinistra, hanno voltato le spalle alle Madri e ai Familiari in tutti questi anni. Hanno voltato le spalle senza alcun pudore, giustificandosi, scusandosi a volte, manipolando la verità per non arrivare fino in fondo. Ed ogni governante ha dato la sua impronta. Ogni governante si è giustificato a modo suo. Ed in definitiva tutti i governanti si sono rivelati funzionali all'impunità, semplice e chiaro. Un’impunità che ha prosperato e si è consolidata fino ai nostri giorni. 

Sono giorni in cui, d'altra parte, ormai parlare di desaparecidos in Uruguay sembra essere un fatto naturale, se vogliamo, ma con una naturalezza che mi stupisce e mi lascia perplesso perché io lo vedo come un segno di lotta per la verità. Piuttosto mi sembra un segno di vicinanza ad una pericolosa istituzionalizzazione della richiesta di giustizia; di una mobilitazione che dovrebbe essere decisiva e concludente; di una mobilitazione che dovrebbe essere sistematica, tenace, quotidiana, permanente ma che corre il rischio di perpetuarsi, vestita di formalità più che di lotta. 

E quello che più mi preoccupa è che il sistema politico e la casta militare sanno perfettamente che quella mobilitazione è un avvenimento che si ripete una volta all'anno; una sola volta in 365 giorni. Lo sanno. E lo strumentalizzano per i loro fini. Affinché continui ad essere una volta sola all'anno, e basta. Come se si trattasse di un anniversario, inamovibile. Ma inamovibile dall’interno, ossia dal non aprire la strada alla verità, meglio omaggiare, ricordare, onorare i desaparecidos una volta ogni 365 giorni. Ma il punto non è questo. Questo è chiaro, almeno per i Familiari e per noi.


desaparecidos uruguay 2

Attenzione! C’è qualcosa che non va

Conforta vedere le immagini dai droni sulle strade piene di uruguaiani che marciano in silenzio, reclamando i desaparecidos? Certo che è confortante. Ma sta succedendo qualcosa. C’è qualcosa che non va. Questa massiccia mobilitazione non è tutto. È solo una parte della lotta, dell’obiettivo. Ben venga, certo, ma attenzione a non rimanerci per l’eternità. Attenzione a non imbrogliarci e ad intendere che mobilitarsi così, con tanta solennità, con il silenzio, sia tutto. Attenzione.

È tempo che questa Marcia del Silenzio finisca. È tempo che la richiesta sia più incisiva, più diretta, più militante. Non dobbiamo accontentarci della sensibilità del popolo uruguaiano come unica espressione di solidarietà, non per la solidarietà o la sensibilità fine a sè stessa, ma perché in questo modo si rischia di appoggiare l’impunità. Nel permettere l’espressione della sensibilità di una intera folla senza generare risposte, ossia luoghi precisi dove scavare.

La grande infamia

Questi desaparecidos non furono una circostanza storica; non furono un capriccio storico; non facevano parte dei due demoni; non furono coloro che attentarono alla democrazia. Erano le vittime assolute di un terrorismo di stato. Erano le vittime di un modello economico, di un piano: il Piano Condor. Erano giovani e meno giovani che resistettero ad un regime dittatoriale. Ad un regime autoritario e criminale. Erano donne e uomini che sono stati torturati, poi uccisi e, in ultimo, soffocati dai tentacoli dell’oblio. Quell’oblio detestabile e orrendo.

Quei desaparecidos si confrontarono con il sistema politico attraverso una vera militanza e attraverso le proprie rispettive famiglie e amici. E lo stanno facendo da anni. Quei desaparecidos ci costringono a confrontarci con i nostri demoni in questo momento di democrazia. Demoni che si introducono nell’oblio che si materializzano in ogni periodo di governo, la cui infamia è proprio quella di non dare risposte ai Familiari. La cui infamia si traduce nella ipocrisia dei discorsi politici. La cui infamia si traduce nella insensibilità dei politici che negano il terrorismo di Stato o che lo menzionano solo demagogicamente, strategicamente, da posizioni tradizionali e persino progressiste (di una sinistra che si è lasciata vincere dai potenti interessi che l’hanno portata ad avere un paese senza memoria e senza giustizia) distorcendone i principi e perfino le sue promesse. Demoni che si agitano in un anno elettorale pieno di complessità.


desaparecidos uruguay 4

Quei desaparecidos significavano una lotta onesta per la libertà. Una lotta scatenata contro l’oppressione militare e poliziesca di quegli anni e contro un sistema politico che era a loro funzionale, e oggi contro un insabbiamento, un insabbiamento eccezionale.

Ci sono uomini in uniforme che li calpestano in ogni momento, quando chiedono il silenzio sul luogo dove sono sepolti i 197 scomparsi. Uomini in uniforme testimoni dell'accusa, del terrorismo di Stato che non è cessato, perché questa omertà lo rende attuale, lo rende presente.

“Sanno dove sono. Esigiamo risposte” continua a essere l'eterno slogan. L'eterno grido di giustizia. L'eterno grido di giustizia rivolto verso coloro che hanno indossato le uniformi - militari e di polizia - degli anni del terrore e verso la casta politica, la cui riluttanza ad andare a fondo della questione degli scomparsi è ancora la grande infamia.

La grande infamia che si mimetizza - a volte crudelmente - con una mobilitazione legittima, rispettosa della vita umana e soprattutto della giustizia.

Fonte: antimafiadosmil.com

Foto di copertina: Alina Leal/Our Voice

Foto interne: Antimafia Dos Mil
  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos