Oramai le ammissioni sono unanimi e nessuna rassicurazione di facciata è in grado di nascondere la cruda realtà sulla situazione bellica. “La Nato è nel panico. I suoi vertici temono il crollo dell’esercito ucraino che consentirebbe ai russi di dilagare”, scrive Alessandro Orsini sulle pagine di Sicurezza Internazionale, citando la recente inchiesta del quotidiano Politico, secondo cui “l’Ucraina corre il grande rischio che le sue linee al fronte collassino”.

A parlare alla testata sono ufficiali ucraini di alto rango che hanno prestato servizio sotto il generale Valery Zaluzhny. “Non c’è nulla che possa aiutare l’Ucraina adesso perché non esistono tecnologie serie in grado di compensare l’Ucraina per la grande massa di truppe che la Russia probabilmente scaglierà contro di noi. Noi non disponiamo di queste tecnologie e anche l'Occidente non le possiede in numero sufficiente”, ha detto una delle fonti, interpellata in condizioni di anonimato.

Nel merito, il professore associato della LUISS spiega come la possibilità che la Camera americana sblocchi, nei prossimi giorni, i 61 miliardi per Zelensky, e che l’Unione europea si appropri dei rendimenti dei capitali russi che ha congelato nelle sue banche, non avrebbe conseguenze sull’andamento complessivo della guerra.

Ovviamente, la nuova dotazione militare rallenterebbe anche il passo russo diventato più spedito dopo la caduta di Avdiivka. Nel complesso, l’Ucraina è spacciata e gli eventuali ulteriori aiuti della Nato non cambierebbero questo dato della realtà. I 61 miliardi servono a Biden per evitare di arrivare al voto di novembre con gli ucraini sconfitti e Putin festante in piazza. L’Ucraina deve rimanere in piedi fino al voto per la Casa Bianca. Non importa che i soldati ucraini muoiano o che perdano tutte le battaglie. Ciò che conta, ai fini della campagna elettorale contro Trump, è che Biden possa dire che gli ucraini sono coraggiosi e che combattono”, continua Orsini, spiegando che nemmeno gli F-16, che Kiev dovrebbe ricevere entro fine agosto, potrebbero garantire una minima possibilità di svolta. Basti pensare che la Russia dispone di 1000 caccia analoghi di quarta generazione, contro i 12 che saranno forniti al Paese mentre, secondo uno degli alti ufficiali interpellati da Politico, Mosca ha addirittura calcolato dove è meglio schierare i suoi sistemi missilistici e radar S-400 al fine di massimizzare l’area che possono coprire per colpire i velivoli nemici, tenendoli lontani dalle linee del fronte e dagli hub logistici russi.

Il docente di Sociologia del terrorismo alla LUISS spiega che i nuovi aiuti militari aumenterebbero i russi uccisi in battaglia, in quanto sposteranno l’ago della bilancia sulla guerra d’artiglieria, dove in ogni caso i russi hanno un vantaggio produttivo di rilievo, essendo in grado di fornire già quest’anno, secondo una recente inchiesta dell’Economist, 4,5 milioni di proiettili, a fronte dei circa 3 milioni che Stati Uniti e Ue sarebbero in grado di produrre entro il 2025.

Putin sta attendendo che l’Ucraina esaurisca tutti i missili anti-aerei per schiacciarla definitivamente. Putin non può assaltare Kostyantynivka, Kramatorsk e Sloviansk, come ha assaltato Bakhmut. I morti russi sarebbero troppo numerosi. Putin deve eliminare la contraerea ucraina. Questa è la ragione per cui Zelensky ha appena dichiarato, per bocca di Kuleba, che la sua vita dipende dai Patriot”, sostiene il professore, che ha poi menzionato la recente proposta di Stoltenberg volta a creare un fondo di 100 miliardi di dollari da dare all’Ucraina in cinque anni. Uno stanziamento per il quale l’Italia dovrebbe spendere circa 1,4 miliardi all’anno, ma i cui propositi sono giudicati irrealistici dal ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba. “Cinque anni sono un tempo infinito per Zelensky, che, comprensibilmente, vorrebbe tutto e subito”.

Il piano militare russo e gli accordi di pace violati dall’Occidente

In seguito Orsini, sulle pagine del Fatto Quotidiano ha descritto la “strategia incrementale”, portata avanti da Vladimir Putin che si accinge a schierare prossimamente ulteriori 150.000 soldati che si aggiungeranno alle 617.000 unità che sono attualmente dispiegate nei vari teatri del conflitto.

Putin ha sfondato il fronte con 180.000 soldati sperando che fossero sufficienti a ottenere una trattativa immediata per evitare di spendere miliardi nella guerra. Putin non avrebbe invaso l’Ucraina con 180.000 soldati se le sue intenzioni fossero state quelle che il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, il Giornale, Libero e il Foglio, cioè la propaganda della Nato, gli attribuiscono: la conquista dell’Europa. Quando, a marzo 2022, Putin e Zelensky si accordarono per porre fine alla guerra, Biden e Johnson, l’allora premier inglese, fecero saltare gli accordi convinti che la Russia fosse debolissima”, spiega l’esperto in Sociologia del terrorismo, evidenziando un fallimento diplomatico pilotato che è stato confermato dall’ex premier israeliano Naftali Bennet, presente alle trattative, dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che ha svolto un ruolo di mediazione nei colloqui e persino dal capo del partito di Zelensky, Davyd Arakhamia:

“la Russia era pronta a porre fine alla guerra se avessimo accettato, come fece una volta la Finlandia, la neutralità e ci fossimo impegnati a non aderire alla NATO… è stato l’accordo più redditizio che avremmo potuto fare… Quando siamo tornati dai [negoziati a] Istanbul, Boris Johnson è venuto a Kiev e ha detto che non avremmo firmato nulla con loro, e litighiamo e basta”, ha affermato Arakhamia in un’intervista rilasciata 24 novembre 2023 su Ukrainska Pravda.

Tuttavia, come evidenziato da Orsini, i principali media italiani pur di tenere in piedi la narrativa della Nato in contrapposizione ad una Russia egemone, continuano a ripetere che Mosca è contraria ad un cessate il fuoco, ma i documenti storici dicono tutt’altro:

Quando la battaglia di Bakhmut infuriava nel marzo 2023, Biden rifiutò, per bocca di John Kirby, il cessate il fuoco che Xi Jinping, presidente della Cina, stava mediando con Putin. Secondo Biden, il cessate il fuoco avrebbe favorito il debolissimo esercito russo”, afferma il professore, citando in seguito le parole del coordinatore delle comunicazioni strategiche della Casa Bianca John Kirby, secondo cui sarebbe stata libera di utilizzare il cessate il fuoco “per rafforzare ulteriormente le proprie posizioni in Ucraina, per ricostruire le proprie forze, riorganizzarle, mantenerle, trattenerle in modo che possano poi riprendere gli attacchi nel momento che preferiscono”.

La storia è ormai arcinota, Bakhmut sarebbe caduta pochi mesi dopo e l’Ucraina avrebbe fallito miseramente la controffensiva estiva, lasciando ai russi l’iniziativa.

Vedendo affossata ogni via diplomatica Putin ha dunque investito sulla guerra e ora è prossimo a portare il suo esercito ad un milione di soldati, adoperando ordigni sempre più distruttivi, come le temibili bombe Fab-3000, da tre tonnellate.

Foto © Roberto Pisana

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