Erano migliaia i giovani e gli studenti che questo weekend hanno bloccato le strade di Roma. La mobilitazione, a cui hanno aderito moltissimi attivisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, ha voluto mandare un messaggio di forte critica e di protesta alle riunioni del G20 che si stavano svolgendo contestualmente nella capitale italiana (30 e 31 ottobre). Il summit, in effetti, ha riunito i presidenti dei 20 paesi più potenti a livello economico e geopolitico del mondo, con l’obiettivo di discutere e di trovare soluzioni riguardo alle questioni più urgenti, prima fra tutte quella climatica e ambientale. L’ennesima ipocrisia politica.

Le organizzazioni che hanno dato vita alle iniziative di denuncia sono state numerose: tra di esse Rete Ecosistemica Roma, Extinction Rebellion, Fridays for Future, Animal Save Movement, Ecologia Politica, Non Una Di Meno. Gli attivisti hanno seguito e accompagnato le attività del G20 a partire dal 28 ottobre, strutturando una specie di contro-vertice, in cui sono state affrontate e discusse varie tematiche sociali, ambientali, politiche ed economiche.

Venerdì è stato il giorno dedicato agli studenti, in cui migliaia di giovani hanno occupato grandi spazi della città, guidando il corteo tra le strade di Roma. Sono partiti dal Circo Massimo e sono arrivati al MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), denunciando fortemente le politiche ipocrite dell’attuale governo, da parte del quale si sentono ignorati e traditi: gli scarsissimi investimenti economici per la ricostruzione e la messa in sicurezza di scuole e di licei, la mancanza di piani di progettazione per gli spazi scolastici, l’assenza di programmi di tutela e di dialogo per permettere agli studenti di esprimere i loro bisogni e le loro necessità e così via.


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Le mobilitazioni sono continuate il giorno dopo, sabato 30, in cui si è tenuta la prima riunione del G20. E il popolo si è fatto sentire. Già dalla mattina, decine di attivisti hanno bloccato le strade principali di Roma, tra cui Via Cristoforo Colombo, interrompendo così le linee di viabilità e fermando il normale transito di auto e camion. L’azione diretta e non violenta è stata organizzata dal collettivo Roma Climate Camp: gli attivisti, seduti sul manto stradale, sono stati rimossi di peso dalle forze dell’ordine, che sono intervenute nel giro di poche ore. La scelta di quella strada non era casuale: in effetti, a qualche metro di distanza dai giovani aveva sede il Ministero della Transizione Ecologica che porta alla Nuvola dell’Eur, dove questo weekend si è tenuto il G20.
Lo slogan esibito dal gruppo recitava: “Da Roma a Glasgow, le vostre soluzioni sono il problema”. È chiara e forte l’accusa contro il nostro governo, soprattutto contro il Ministero della cosiddetta “Transizione Ecologica”, contro il G20 e la imminente COP26, ossia la Conferenza sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow nei prossimi giorni. Sono state pochissime in effetti, le soluzioni trovate fino a questo momento e oltretutto, non sono state in grado di risolvere il problema ecologico e sociale, anzi lo hanno aggravato ancora di più. La causa principale sono gli interessi economici e finanziari che guidano le scelte politiche e favoriscono il mercato dei colossi del petrolio e delle multinazionali, i quali non potranno mai essere gli artefici di un vero cambiamento.

La protesta è continuata anche nel pomeriggio, a partire dalle ore 15, dove il corteo si è dispiegato per le vie della capitale, da Piramide fino a Bocca della Verità. Non era possibile contare ed elencare tutte le realtà unitesi in quel grido unico e collettivo di dissenso e frustrazione. Il G20 non rappresenta l’umanità e non può decidere per il destino del mondo. Nonostante le bandiere e i loghi fossero differenti, la rabbia e la delusione nei confronti dell’organo politico erano condivise da migliaia di persone. Quest’anno più che mai il G20 deve dare delle risposte alla crisi climatica ed ambientale che stiamo vivendo. E i cittadini non si accontenteranno più di accordi a lungo termine e poco incisivi, come quello di Parigi del 2015, che ancora non ha portato ad un effettivo miglioramento delle condizioni del nostro pianeta.


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Bisogna agire ora e in modo drastico. Non è un cambiamento climatico quello in atto, ma una vera e propria crisi senza precedenti storici.
Il punto di non ritorno è stato superato e il popolo non può più sopportare l’atteggiamento dei governi, che salvaguardano le élites economiche e gli interessi delle multinazionali, piuttosto che cercare un rimedio al disastro ecologico che proprio quest’ultime hanno provocato.

I temi affrontati durante il corteo, ovviamente, non si sono fermati alla crisi ambientale, perché questa è solo una goccia rispetto alla crisi economica, politica, culturale e sociale che il mondo intero sta vivendo: dalle profonde disuguaglianze sociali alla povertà dilagante, dalla gravissima corsa agli armamenti ai traffici della criminalità organizzata, dalle pessime condizioni sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro alla recentissima tagliola dal Parlamento sul DDL Zan, da parte della comunità LGBTQ+. Tutto è collegato e tutto deriva da un unico sistema economico, in cui il profitto detta le linee di ogni governo del mondo e in cui la politica rappresenta una mera marionetta al servizio del potere.

Foto © Imagoeconomica

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