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Giornata Internazionale della Terra

Crisi, è una parola che definisce, perfettamente, il momento storico che stiamo vivendo, come abitanti di un pianeta deteriorato ed inquinato. Stiamo forse attraversando la più grave crisi sociale ed ambientale di tutti i tempi. I dati attuali forniti dalla comunità scientifica non lasciano adito a dubbi: camminiamo in linea retta verso il collasso della civiltà, e tuttavia continuiamo a vivere come se niente fosse, allarmati unicamente da un virus che ci ha costretti a frenare, che non ci ha più permesso distogliere lo sguardo. Forse l'egoismo umano è peggiore delle pandemie? 22 aprile, il Giorno Internazionale della Terra, non è una data di celebrazione, ma una chiamata di allerta di fronte al deterioramento della vita sul nostro pianeta, un appello al risveglio collettivo delle nostre responsabilità come invitati che siamo in questa casa che è la Madre Terra che ci ospita, e per la quale dovremmo preoccuparci tutti i giorni. Stiamo assistendo ad una catastrofe climatica mondiale, un massacro massivo ogni anno di migliaia di milioni di alberi, maiali, delfini, mari, ecosistemi interi, la vita del pianeta nella sua totalità portata sull'orlo del collasso, manca solo la goccia che faccia rovesciare il bicchiere. Aspetta all'umanità denunciare tutte le entità che finanziano e scommettono su nuove tecnologie, sempre più letali per il mondo e per sé stesse. Poiché siamo responsabili di un tale deterioramento, subiremo anche noi la reazione della Madre Terra, e non c'è vaccino che possa dare l’immunità alla natura. La pandemia del SARS-CoV-2 non è la prima, né l'ultima; la storia ci ha dimostrato che siamo capaci di distruggere tutto attorno a noi, prima di smantellare l’"economia egemonica". Altrimenti non sarebbe successo che, dopo l’influenza suina, l'Argentina fosse interessata a firmare un accordo sull’esportazione di carne suina con la Cina, solo per soddisfare il suo palato e la sua economia. Questo dimostra quali sono realmente gli interessi di tutto un sistema, non solo di un paese che dà priorità all’aspetto economico al di sopra di tutto. Per questo motivo diventa importante formulare una domanda: Possiamo aspettarci "ottime condizioni ambientali" dal settore della lavorazione della carne come ha dichiarato il signore Matías Kulfas, Ministro dello Sviluppo Produttivo? Tenendo conto che l'allevamento occupa l’83% delle terre, destinate al pascolo o alla produzione di grano per nutrire gli animali che vengono poi industrializzati, e che dopo consumiamo; molte volte gli ettari di terra utilizzati si ottengono disboscando o bruciando boschi ed altri habitat. Quindi, non esiste la possibilità che questa industria della carne non pregiudichi l'ecosistema. Come vogliamo evitare le pandemie, se non riusciamo nella ricerca di soluzioni effettive nel tempo? Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUMA), attorno al 60% di tutte le malattie infettive negli esseri umani, e il 75% delle malattie infettive emergenti, sono zoonotiche, cioè, trasmesse da animali. Ad esempio, l'influenza suina è legata all’allevamento intensivo di maiali in fattorie industriali, e i virus relazionati con i pipistrelli sono sorti a causa della perdita del loro habitat conseguente alla deforestazione e all'espansione agricola. L'azione umana, condiziona tutti i giorni il pianeta, favorendo l’insorgere di nuovi virus letali e mettendo a rischio la sua salute e quella di tutte le specie. Un'analisi della Piattaforma Intergovernativa sulla Biodiversità ed Ecosistemi (IPBES) indica che, il primo propulsore diretto e responsabile del degrado ambientale è la rapida ed insostenibile espansione delle terre coltivate e destinate a pascolo, questo vuole dire che il nostro modello alimentare è il fattore diretto globale più importante del degrado del suolo e del mare. La maggior parte di queste coltivazioni sono quelle note come di "biotecnologia", i “semi geneticamente modificati” brevettate e geneticamente modificate per essere resistenti all’uso degli agrotossici. L'uso intensivo di pesticidi chimici nelle monocolture che hanno una tossicità intrinseca derivata dalla composizione delle sue molecole chimiche progettate in laboratori e prodotte industrialmente hanno una relazione con gli agrocombustibili, prodotti a partire dalla materia prima vegetale. L'agrocombustibile e gli agrotossici sono uno stesso elemento, si ottengono grazie alla coltivazione eccessiva di mais, canna da zucchero, jatropha, colza, soia e palma africana, che provocano gravi danni all'ecosistema, come la desertificazione (di fronte alla scarsità di acqua), rovesciando già enormi quantità di agrotossici sul suolo danneggiato, e colpendo direttamente l'agricoltura e le forme di vita rurali. Monsanto è la principale azienda di semi del mondo e promotore delle coltivazioni transgeniche resistenti agli agrotossici che lei stessa vende. Ogni volta diventa più difficile fidarsi delle imprese, multinazionali ed industrie che ci circondano, perché sappiamo che l’unica cosa che valutano è quanto denaro possono ricavare al "minore costo possibile". È evidente che non è nelle loro priorità, produrre alimenti sani per la salute ed il pianeta. I pesticidi chimici, uccidono esseri viventi, non solo gli insetti nocivi, ma anche quelli benefici che controllano naturalmente altre popolazioni, e può nuocere i pesci o altre specie molto importanti per l'integrità degli ecosistemi e la biodiversità. È chiaro che, per loro, questo non ha alcun valore effettivo. Questo modello di produzione estrattivista rende impossibile potere frenare il riscaldamento globale, l'inquinamento, lo scioglimento dei poli, la distruzione della biodiversità nel pianeta. Così lo disse il diplomatico Christiana Figueres: "Quello che è in gioco nel prossimo decennio è niente meno che il futuro del pianeta e dell'umanità del pianeta. Non è esagerazione, non è un'iperbole. È una realtà, un fatto scientifico”. Viviamo in un pianeta pieno di vite che si interrelazionano e dipendono le une dalle altre, se si sterminano i boschi, se si estinguono le specie, ci estinguiamo anche noi. Stiamo raggiungendo un "punto critico, o di "non ritorno", perché la perdita di ecosistemi è ormai un fatto... A cosa serve una crescita economica infinita? Se viviamo in un mondo finito che continua a consumare senza controllo, come se le risorse fossero illimitate, come se non fosse mai sufficiente… per dare priorità all'economia e alla tecnologia al di sopra rispetto alla vita. L'essere umano, infossato nel suo antropocentrismo, si crede padrone di questo pianeta, perché da molto tempo abusa e sfrutta questa casa al di sopra di tutto. Deve risvegliarsi, prendere coscienza e mettersi all’opera. Per preservare la vita e superare lo stato di emergenza attuale.

Foto di copertina: mujerycampo.com

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