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Una serie di "azioni online per chiedere alla Commissione europea e ai governi dell'area Mercosur - Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay - di rinunciare al trattato di liberalizzazione commerciale Eu-Mercosur", in quanto "improntato all'abbattimento di regole e controlli su prodotti e metodi di produzione devastanti per gli ecosistemi e le comunità”. E’ questa l'iniziativa, prevista per domani e poi per il 26 e 27 febbraio, lanciata da movimenti nativi dell’Amazzonia, il Movimento Sem terra, i Fridays for future e tutte le campagne per la giustizia economica, climatica e sociale, tra cui, in Italia, la Campagna Stop Ttip (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti). L'appuntamento, si legge in una nota della Campagna Stop Ttip, sarà "rilanciato attraverso un 'Twitter storm'", ed è previsto per la due giorni online di dibattiti 'El Grito de la Selva: Voces de la Amazonía' organizzata dall'Asamblea Mundial por la Amazonia con la partecipazione di rappresentanti della Coordinadora de Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica (Coica), la Red Eclesial Panamazonica (Repam) e il Foro Social Panamazonico (Fospa) insieme ad attivisti, scienziati e alleati a Sud e a Nord nel mondo. Nel comunicato si spiega che "il trattato Ue-Mercosur ha l'intento di creare la più grande area di libero commercio del mondo, che riguarderà 800 milioni di persone. Una deregolamentazione degli scambi fra i due blocchi per promuovere un aumento delle importazioni europee di carne bovina, soia e biocarburanti, in cambio di maggiori esportazioni di automobili nei Paesi sudamericani. Uno scambio fra agroindustria e automotive - prosegue la nota - le cui pesanti esternalità ricadranno sulle condizioni della foresta amazzonica, già gravemente colpita da incendi e deforestazione guidata dai grandi allevatori e agricoltori con l'appoggio del governo brasiliano, in prima linea nella cancellazione dei vincoli ambientali".

Le organizzazioni promotrici affermano quindi che "in un momento in cui la crisi climatica e sociale è più grave che mai, è del tutto inaccettabile che si propongano ricette economiche e commerciali improntate all'abbattimento di regole e controlli su prodotti e metodi di produzione devastanti per gli ecosistemi e le comunità”. Nella nota si esorta poi il governo italiano, che "opera nell'area con oltre 500 aziende (la lista nel report 'Colpevoli di ecocidio')", a "scegliere se stare dalla parte della distruzione o della cooperazione e della costruzione di un futuro migliore per tutti. Come Paese ospite del G20 - continua il comunicato - dobbiamo dimostrare con i fatti di essere coerenti con gli impegni confermati anche dal nuovo Governo verso la transizione ecologica, la protezione sociale e evitare che le imprese che lavorano in qualità e nel rispetto degli standard ambientali e sociali in Europa come nel Mercosur vengano ulteriormente danneggiate da una liberalizzazione non accompagnata da adeguate valutazioni e analisi, anche alla luce del nuovo quadro determinato dalla pandemia". Le organizzazioni promotrici dell'iniziativa in Italia chiedono quindi "la riapertura di un tavolo sul trattato con i dicasteri competenti per un dialogo costruttivo con la società civile che ascolti anche le voci e le richieste di indigeni e associazioni dell'area Amazzonica". Joao Pedro Stedile, leader del Movimento Sem Terra brasiliano chiede, in un accorato video-appello, rilanciato dal comunicato, ai cittadini di Italia, Spagna e tutta Europa di "unire le forze contro una mossa delle grandi corporation europee e multinazionali che condanneranno i cittadini d'Europa a mangiare porcherie piene di veleni, e noi popoli dell'America del Sud che perderemo le nostre risorse naturali e il lavoro".

Greta Thumberg, insieme alla leader indigena Sonja Guyara e a giovani attiviste e attivisti delle due sponde dell'oceano, in un altro video citato dal comunicato denuncia come "l'Amazzonia bruci di nuovo. Dobbiamo proteggerla, impedire che vada in cenere il nostro futuro: questa è una battaglia che dobbiamo vincere, e dobbiamo vincere insieme". I sindacati europei (Etuc) e del Cono Sud (Ccscs), si legge nella nota, "hanno scritto una dichiarazione comune contro il trattato, in cui annunciano la creazione di un 'Forum del lavorò congiunto per chiedere a Commissione Ue e Governi del Mercosur di 'rinegoziare da capo l'Accordo perché allo stato non presenta sufficienti garanzie sul rispetto dei lavoratori e del commercio intra-Mercosur, fondamentale volano di sviluppo dell'area'". Nel comunicato si legge ancora: "I gruppi parlamentari europei Verdi e Gue, compresi gli italiani, hanno scritto al Governo Portoghese, presidente di turno dell'Unione, e alla Commissione chiedendo formalmente di riaprire la trattativa: 'Importanti preoccupazioni per l'accordo Ue-Mercosur provengono non solo da organizzazioni ambientaliste, popolazioni indigene ed esperti, ma anche da molti capi di Stato e parlamenti. Così com’è, l'accordo porterà a un aumento significativo della deforestazione nella regione del Mercosur. Esiste un ampio consenso scientifico e politico sulla necessità di integrare pienamente gli obiettivi ambientali e sociali al centro dell'accordo e il Parlamento europeo ha dichiarato che l'accordo non può essere ratificato nella sua forma attuale".

In foto: Milano, 28 agosto 2020 - Fridays for future/Sos salviamo l'Amazzonia; presidio davanti al consolato brasiliano © Imagoeconomica

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