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La tecnologia applicata ed il processo produttivo dietro gli OGM

In questa seconda indagine sugli organismi geneticamente modificati OGM, e più precisamente sulle coltivazioni transgeniche, ne approfondiremo il processo produttivo e la relazione che queste presentano con i disastri ambientali, essendo state ormai accertate le conseguenze sulla salute umana e i rischi nel consumare tali prodotti.
Noi però invitiamo il lettore ad approfondire l’argomento e a trovare nuove notizie a riguardo, cercando sempre di discernere tra la vera informazione e quella che invece viene reiterata senza la dovuta analisi o un’onesta verifica.
Parlando di come si coltivano i transgenici e di ciò che succede in realtà, e non di quello che invece vorremmo che accadesse o delle fantastiche promesse, possiamo dire che questi sono compresi in quello che si chiama “Pacchetto Tecnologico” associato, anche se nel nostro paese questo pacchetto non è considerato dal Gabinetto Nazionale di Bio-sicurezza quando si tratta di approvare la coltivazione e la commercializzazione di una nuova “specie transgenica”.
Questo pacchetto comprende in primo luogo un erbicida, o diserbante, che è il più conosciuto per i suoi effetti nocivi sulla salute, ovvero il Glifosato, ma non è l’unico. Inoltre queste coltivazioni sono effettuate in monocultura, nel senso che si coltiva una sola specie o varietà in grandi quantità, su estensioni di migliaia di ettari, in maniera tale da poter cospargere tutta l’area con l’erbicida, uccidendo di conseguenza tutta la vita esistente in quel luogo, e lasciare che cresca solo il transgenico resistente all’erbicida associato. L’esempio più lampante è quello della soia transgenica ed il glifosato.
Pertanto la diversità di coltivazioni integrate nella stessa area e la necessità di proteggerne solo alcune dagli organismi parassiti, ridurrebbe la necessità di grandi quantità di diserbanti, ma ciò non trova applicazione con questo tipo di produzione. E una prima conseguenza gravissima a livello ambientale è la scomparsa della biodiversità, nella quale si inserisce l’estinzione delle api.
E non si può ignorare l’effetto super contaminante che ha il deflusso di questi diserbanti sulle falde acquifere; determina la contaminazione di tutti i corsi di acqua e, nel caso dell’Uruguay, è uno dei principali contaminanti dell’acqua che utilizziamo, nonostante dal 2004 esista nella nostra costituzione l’accesso all’acqua potabile come diritto umano.
Il pacchetto tecnologico prevede che per spargere l’erbicida si impieghi il cosiddetto “moscerino”, un piccolo aeroplano dal quale viene spruzzato. Ovviamente, a causa dei venti e per l’impossibilità di calcoli esatti, l’erbicida si diffonde ovunque, non solo su queste coltivazioni, bensì su tutti gli altri campi, su tutte le altre coltivazioni limitrofe; e proprio in Uruguay ci sono già numerose denunce per la contaminazione di scuole rurali, con le nefaste conseguenze che questo ed altri erbicidi hanno sulla salute umana.
Non dobbiamo dimenticare quante morti, patologie e malattie sono collegate all’impiego del glifosato. Le meno gravi sono le allergie, il bruciore agli occhi, la difficoltà a respirare, e la più grave il cancro. Anche se la legislazione stabilisce il divieto di spruzzare in aria a meno di 500 metri, la stessa legge non viene rispettata e si spruzza fin dove arriva la coltivazione, in molti casi a pochi metri dalle scuole.
Una seconda conseguenza di questo sistema di produzione, è il terribile effetto sulla popolazione rurale. I piccoli produttori che non condividono questo sistema di produzione sono costretti a vendere le loro terre e migrare verso le città, e così anche i lavoratori rurali che trovano sempre meno lavoro.
Il processo di produzione dei transgenici prevede che per la raccolta si utilizzino grandi macchinari, affinché la raccolta sia uniforme; la raccolta viene quindi realizzata solo da chi guida la mietitrebbia riducendo di molto la manodopera necessaria. Inoltre molti proprietari di queste coltivazioni non vivono nella zona. Questi dati, nel nostro paese, sono certificati dal censimento agro pastorale del 2011, che mostra la perdita di 12.241 produttori tra il 2000 ed il 2011.
Osservando la quantità di scuole rurali che chiudono per mancanza di alunni ci rendiamo conto della terza conseguenza delle coltivazioni transgeniche, ovvero lo spopolamento dei campi e lo spostamento delle popolazioni verso le città, persone che, in cerca di lavoro ed “opportunità”, finiscono poi nelle maglie della povertà urbana, con tutta la catena di problemi sociali che ne derivano: emarginazione, povertà, depressione, reati e delinquenza, campo fertile per lo sviluppo di altri affari criminali come quello del narcotraffico, che uccide lentamente famiglie e giovani senza che nessuno ne parli. E sembra che nulla abbia a che vedere con nulla, ma tristemente la morte chiama la morte e, come dice un vecchio detto molto antico, “quando muore l’amore muore tutto”.
E concludo dicendo che i prodotti agricoli transgenici sono utilizzati in grande quantità come base per la produzione di alimenti per allevamento e per altri animali; ciò implica una perdita di sovranità alimentare, perché la maggior parte del prodotto si esporta e si sostituiscono varietà che sono alla base di un’alimentazione salutare con varietà che invece sono dannose.
Quando nel nostro paese si è parlato di un “cambiamento nella matrice produttiva”, questa prevedeva anche questa forma di coltivazione “unica” su larga scala; ma spariscono così i piccoli produttori che coltivano specie diverse, che rispettano la biodiversità e che creano l’occupazione lavorativa maggiore. Perché è un processo diametralmente opposto a quando si coltivano specie differenti utilizzando meno erbicidi e molta manodopera; ciò permette di rifornire un mercato più piccolo ma più ricco, vario e fruttuoso, poiché si ripartiscono i guadagni con più giustizia. Invece con le coltivazioni transgeniche tutto va ai grandi esportatori che spesso e volentieri non vivono nel nostro paese ed esportano il prodotto di queste terre con grande impatto negativo sulla bilancia commerciale e senza interessarsi minimamente di ciò che subisce ogni famiglia uruguaiana, a causa di tutto il loro nefasto sistema di produzione.
Noi non rifiutiamo la tecnologia applicata all’agricoltura, ma non come strumento per accrescere mega capitali il cui prezzo è l’avvelenamento di tutta la vita, bensì come beneficio per tutte le famiglie che popolano e abitano una terra, in una forma ecologica che tuteli la salute di tutti ed in tutti i sensi.
Aggiungiamo che la circolazione di questi prodotti su scala mondiale favorisce il traffico illegale di merci, come provano le recenti notizie di un grande carico di stupefacenti ritrovati nascosti in un carico di soia. La soia, i grandi tronchi o i grandi carichi di carbone sono una via di uscita, il nascondiglio di queste merci illegali. Vi suggeriamo di cercare notizie a riguardo per verificare la gravità di quanto dichiarato.
Quando comprendiamo profondamente ciò che è stato scritto fin qui, se abbiamo una minima coscienza, ci chiediamo chi e perchè si dedica alla produzione di OGM, al di là dei produttori e dei proprietari terrieri che si dedicano alla loro coltivazione.
Non possiamo comprendere in tutta la sua profondità questo aspetto, ma possiamo dire quali sono alcune delle più grandi società multinazionali produttrici di semi transgenici: Monsanto, Syngenta (prima Novartis), Dupont (di cui fa parte Pioneer Hi-bred), Bayer Crop Science e Dow.
La più tristemente nota è la multinazionale Monsanto che ha coltivato immondizia a livello mondiale. Cina, India, Indonesia e l’Unione Europea hanno avviato diverse cause contro la multinazionale, così come anche nel suo stesso paese di origine, gli Stati Uniti. La conseguenza di tale fatto e del rifiuto degli OGM in quasi tutta Europa, è che l’America Latina si è ritrovata ad essere la zona neutra, il “bersaglio perfetto”, per questa impresa, da ormai 20 anni, quando furono introdotte le prime coltivazioni geneticamente modificate.
Non possiamo omettere che per arrivare a capo di questo processo produttivo all’interno di un paese bisogna tenere conto della volontà politica, delle leggi che permettono l’introduzione, il mantenimento e la promozione di queste coltivazioni, e tutto ciò malgrado il danno che queste determinano. Nel caso dell’Uruguay, negli ultimi 20 anni si sono succeduti governi di tutte le tendenze politiche sotto le quali questo sistema produttivo si è insediato. In particolar modo sotto i governi di sinistra, anche se in verità, quando si scava in profondità, tutti questi processi produttivi seguono strategie che si compiono oltre i cambi di governo, fatto estremamente preoccupante, poiché gli individui si trovano in una situazione totalmente indifesa nei confronti di queste forme di produzione distruttive.
Un dato estremamente spaventoso, e che ci dà la misura del problema, è quello dei suicidi dei produttori di cotone in India che sono caduti nella trappola della promessa di un aumento dei loro guadagni con la coltivazione di cotone Bt transgenico da parte dell’impresa Monsanto e Cargil. Il risultato è stato che questi produttori hanno finito per indebitarsi per l’acquisto di sementi e si sono ritrovati in uno stato di asservimento. Raccomandiamo a tale proposito la lettura dell’articolo “I semi del suicidio: Gli agricoltori disperati dell’India” di Vandana Shiva, pubblicato in Red il 21 aprile del 2013. In questo articolo si spiega come Monsanto riuscì ad entrare in India nel 1988 attraverso modifiche imposte dalla Banca Mondiale, modifiche che obbligarono il Governo a deregolamentare il settore delle sementi. In base a ciò realizzò anche test illegali di coltivazioni transgeniche su suolo indiano durante gli anni che vanno dal 1997 al 1998.
Qualcosa che menzioneremo soltanto ma che è ugualmente o forse più grave, è la pirateria genetica, argomento per il quale raccomandiamo di leggere un altro importante articolo della stessa autrice, ovvero “Un impero sopra la semenza: controllo sulle banche di semi del mondo”. Nell’articolo spiega come da più di 10.000 anni il libero scambio di semi tra gli agricoltori ha mantenuto e preservato la biodiversità e la sicurezza alimentare, che è proprio ciò di cui si vuole appropriare Monsanto. Fondamentalmente questa pirateria consiste nel mappare il genoma di una pianta, e successivamente brevettarlo, in modo che attraverso questo strumento legale se ne ottiene la proprietà intellettuale, impedendo così al produttore di piantare la semenza che ha sempre coltivato, a meno che non paghi chi l’ha brevettata. Così assurdo, così criminale. Questa pirateria è portata avanti anche da multimilionari come il magnate di Microsoft, Bill Gates, che finanzia dal 2015 il progetto DiversitySeek, finalizzato a mappare i dati genetici dei semi coltivati dai contadini di tutto il mondo per poi brevettarli.
La vita si riduce così a dei codici e ci troviamo a fronteggiare il “colonialismo genetico”. Con questo progetto si ruba al contadino la sua conoscenza e si disconosce la relazione di ogni seme con il terreno nel quale è cresciuto per millenni, e si disprezza ancora una volta l’intelligenza della Terra ponendo l’uomo al di sopra di essa, padrone e signore, ignorando che siamo una parte della Terra stessa, una parte della sua intelligenza.
Questi milionari e queste grandi corporazioni che abbiamo menzionato prima, stanno custodendo i semi del mondo nel Deposito Globale di Semi di Svalbard, nell’Artico, conosciuto anche come il Deposito del Giorno del Giudizio Finale, un nome molto suggestivo ma che da solo ci dimostra che queste persone non sono interessate alla salute di tutti o a porre fine alla fame nel mondo, o al progresso delle società, ecc. ecc. La domanda invece è per chi si preoccupano, per chi lavorano o di quale malattia psichiatrica soffrono.
Nonostante tutto si hanno anche notizie confortanti come quella che il Perù ha esteso la moratoria per i transgenici fino al 2035; in Messico il 1° gennaio del 2021 è entrato in vigore un decreto per eliminare gradualmente “l’uso, l’acquisizione, la distribuzione, la promozione e l’importazione” del glifosato.
Esistono molte organizzazioni che cercano di rendere pubblici tutti questi temi e di intraprendere azioni per cambiare tutta questa realtà, affinché abbia a che fare con la vita e non con la morte.
Sta ad ognuno di noi prenderne coscienza e cercare il nostro posto insieme e vicino agli altri, per fare la nostra parte in questo cambiamento.
(3 Febbraio 2021)

Foto di copertina: www.anred.com

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