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Davanti alle notizie sulla realizzazione di depositi rifiuti radioattivi di bassa e media attività, di cui ben 4 (il 5,97%) da costruire in Sicilia dobbiamo analizzare alcune questioni. La principale: ancora una volta si presenta la logica nell’usare il Sud e le isole come luoghi dove scaricare ciò che non piace al Centro-Nord. Questo partito unico e trasversale continua ad imperare, comandare fino ai gangli vitali, nelle decisioni dello Stato. Difatti, su 67 luoghi scelti ben 35 sono stati individuati al Sud (oltre il 52%) anche se da noi non è stata mai presente una centrale. Anzi la Sicilia ha contribuito tramite suoi centri petrolchimici e altro ad inviare energia elettrica sul continente. Abbiamo la zona industriale di Siracusa, come altre in Sicilia, che ancora oggi si tengono le scorie inquinanti petrolchimiche attendendo da decenni una vera bonifica. Invece, si continua a pensare al Sud e alla Sicilia solo in questi casi. Abbiamo una situazione diventata oramai normale, che perdura da 10 anni. È quella del non invio di 61,5 miliardi l’anno da parte dello Stato al Sud e in Sicilia per infrastrutture, scuole, sanità, ecc. Questa enorme somma dovuta alla legge sull’autonomia differenziata dirotta al Centro-Nord queste somme per una politica di vero assistenzialismo (aziende decotte, alta velocità - un treno ad alta velocità ogni 20 minuti sulla tratta Torino-Milano, doppioni e inutili strade, ecc.) Mentre per il Sud dove vive il 34% degli italiani non è presente un progetto per una qualsiasi tratta ad alta velocità e basta il crollo di un cavalcavia per interrompere i collegamenti tra la Sicilia occidentale e quella orientale. Si pensa a Matera come uno di questi siti di scorie. Ecco l’assurdità: essa è patrimonio Unesco, eppure la si sceglie anche se non esistendo una linea ferroviaria nessun treno arriva. In quella provincia lo Stato è presente solo per chiedere tasse e pensarla come posto adatto a un sito di scorie nucleari. Il medesimo discorso può essere fatto per le città siciliane situate in centri paesaggistici, ma con mancanza di risorse pubbliche. Sicuramente, qualcuno a Roma avrà pensato, nei riguardi di queste città, che per qualche incentivo ai loro Comuni e una prospettiva anche temporanea d’occupazione (quello del tempo dei lavori, anche se occorrerà personale specializzato proveniente da fuori Comune) accetteranno. È vero, si parla anche di stoccare materiale proveniente da rifiuti sanitari. Eppure, le spese sanitarie del Centro-Nord con l’autonomia differenziata sono pagate dal Sud anche con le migliaia di siciliani che ogni anno salgono al Nord per cure mediche lasciando, specialmente in strutture private, oramai la maggioranza, tanto denaro. Allora ci chiediamo: chi ha usufruito di energia nucleare? Chi riceve grandi aiuti di stato per l’industria e oggi anche per le bonifiche che stanno partendo solo al nord? Certamente il Sud e la Sicilia ne sono esclusi. Invece, ritorna ancora una volta la decisione che deve essere la popolazione meridionale e siciliana a pagare maggiormente in uno Stato che fa più poveri i più poveri e ricchi i più ricchi. Altra questione interessante che si presenta perché poco chiara è quella sull’importo per questi lavori. Saranno fatti dalla Sogin (l’impresa di Stato chiamata da anni a tale scopo), ma è da decine d’anni che anche noi siciliani paghiamo una tassa occulta sulle bollette dell’energia elettrica che fino al 2020 è giunta ad oltre 1.800 miliardi. È una tassa pagata da tutti, indipendentemente dal reddito, penalizzando famiglie in difficoltà. Questa cospicua somma che finisce sul conto di Sogin pesa per circa 3,3€ a bolletta. Ci si domanda: quanto la Sogin sia efficace nel suo lavoro di decommisioning, perché l’Italia è ancora al quarto del suo lavoro di smantellamento delle centrali. Sorge l’ulteriore domanda: per questi lavori verranno richiesti altri sacrifici in denaro? Già il legislativo del 2010 riconosceva al territorio che ospiterà il deposito un contributo economico da contrattare fra gli enti locali e la Sogin. È su tale questione che bisogna essere vigili, perché è possibile l’accettazione da parte dei nostri amministratori locali di tali scelte a fronte di incentivi. Riconosciamo ai nostri sindaci la grande emergenza socioeconomica che si attraversa, ma non è possibile accogliere le lusinghe che verranno proposte sulla massima sicurezza del processo e sua gestione oltre a vantaggi (temporanei) occupazionali. Sanno bene amministrazioni che finora hanno avuto sul loro territorio servitù nucleari a quali svariati problemi sono andati incontro. Ne sono a conoscenza i nostri politici? Le qualità decisive per l’uomo politico sono: la passione, il senso di responsabilità e la lungimiranza, non semplicemente il potere. La recente storia ci racconta i danni superiori alle positività nelle zone industriali dell’isola. Allora i leader politici accolsero supinamente quelle scelte scellerate anti ecologiche, calate dall’esterno, di cui pagheremo per anni le conseguenze. Possono riproporsi tali modi servili invece di chiedere per tutta la Sicilia e il Sud investimenti dello Stato? Non è un caso che l’Ue se ha destinato per il recovery found 209 miliardi all’Italia l’ha fatto solo perché esiste la grande area disagiata del meridione altrimenti la quota sarebbe stata molto più bassa (75 miliardi al Nord). Teniamo ben presente anche un ulteriore pericolo che è quello d’avere un presidente della Sicilia legato a interessi esterni all’isola. È per questo che i siciliani debbono mobilitarsi, rimanere vigili, andare con forza a chiedere investimenti per infrastrutture pubbliche, servizi sociali, sanità, bonifiche e non essere trattati solo da scorie.

* Giornalista e scrittore

Foto © lonelysherpa/Flickr

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